Attualità Città del Vaticano

Papa Francesco silura Enzo Bianchi, il priore di Bose

Un progressista scomodo

Città del Vaticano - "C'è uno che più, sa più tace, c'è uno che più tace, più sa". C'è scritto così all'ingresso nella comunità di Bose, nel biellese. Un terremoto. Papa Francesco ha deciso di allontanare dalla Comunità di Bose il suo fondatore, padre Enzo Bianchi, teologo progressista, aperturista sui temi dell'etica, idolo dei cattolici più disinibiti, editorialista del quotidiano La Repubblica, amico di Eugenio Scalfari. 

La Comunità di Bose è una realtà religiosa fondata alla metà degli anni Sessanta e ispirata alle dinamiche delle prime comunità cristiane. Papa Francesco rimprovera a Enzo Bianchi il carattere accentratore e forse un po' dispotico, almeno secondo quanto hanno ricostruito i tre visitatori apostolici che hanno lavorato per quasi un anno a Bose, in Piemonte, al fine di fare luce sulle dinamiche conflittuali interne che hanno trasformato questa realtà in un groviglio di cordate, correnti.

Ad accrescere le tensioni era stato l'avvicendamento naturale, dovuto all'età del fondatore, avvenuto nel 2017. Al posto di padre Enzo Bianchi era stato designato un monaco, fratel Luciano Manicardi. Il ricambio generazionale deve avere acuito le tensioni che riguardano anche una visione gestionale della Comunità, nel frattempo cresciuta e divenuta solida anche dal punto di vista economico per i lasciti che in questi anni avrebbe raccolto.

Il Papa ha ascoltato i tre visitatori apostolici (padre Amedeo Cencini, la badessa Anne Decheve e padre Guillermo Arboleda Tamayo) e ha fatto comunicare, per il tramite del cardinale Pietro Parolin, l'allontanamento di padre Bianchi dalla sua comunità per fare in modo che il clima interno riprenda una dinamica meno conflittuale.

Allo stesso modo i 'fedelissimi' di padre Enzo Bianchi decadono dalle cariche e saranno scelte altre persone per continuare a guidare la struttura monastiche che riproduce il modo di vivere il cristianesimo delle origini. Padre Bianchi che solitamente è sempre disponibile con la stampa e molto attivo sul fronte della comunicazione stavolta ha scelto la via del silenzio, affidando ad un tweet sibillino sul suo profilo, la sua amarezza «Quando giunge il fallimento, la sconfitta, non rinunciare amai alla verità, perché anche nella umiliazione la verità va glorificata, solo se ferisce la carità la verità può essere celata e maledetto sia colui per il quale la verità va detta senza pensare alla carità fraterna».

Con chi ce l'avesse non è dato sapere. In ogni caso colpisce la parabola di una figura religiosa di riferimento per l'area cattolica progressista visto che il nome di Enzo Bianchi era persino circolato con grande insistenza come un candidato al cardinalato nel primo concistoro fatto da Papa Francesco nel febbraio del 2014. 


© Riproduzione riservata