Cultura Docufilm

L'ultima partita di Pierpaolo Pasolini

Prima di morire, ucciso, il 2 novembre

Il 14 settembre 1975 Pierpaolo Pasolini gioca la sua ultima partita a calcio, filmato da un Super 8 le cui immagini sono contenute oggi nel docufilm "PPP. L'ultima partita di Pasolini", del documentarista Giordano Viozzi.

Siamo a San Benedetto del Tronto, Pasolini è un grande appassionato di calcio e gioca la sua ultima partita in una città che sta radicalmente cambiando il suo aspetto, da paese di pescatori a città di turismo di massa, rappresentando così l’archetipo di “città pasoliniana” svuotata della sua anima e volta solo al consumismo. In quel giorno si intrecciano varie storie, come quella di Davoli che si trova in città per girare uno sgangherato B-movie, o quella del sosia di Yul Brynner, o ancora quella del nascente nucleo armato delle Brigate Rosse capitanato da Patrizio Peci e che vedrà poi la drammatica esecuzione del di lui fratello, Roberto. Il 2 novembre di quell'anno, 49 giorni dopo la partita, Pasolini morirà ucciso. 

"L'ultima partita di Pasolini" parte dal pretesto della partita di calcio per raccontare un periodo storico importante per l'Italia intera, con le sue contraddizioni e le sue tragedie, e per racontare un lato del poeta e regista friulano apparentemente frivolo e giocoso, ma che ci permette a un tempo di conoscere la figura più importante per il Novecento italiano.

All'inizio del documentario vediamo un ficcante Enzo Biagi interrogare il poeta, in un salotto televisivo Rai: "Quale è il suo hobby?" La risposta è spiazzante: "Il pallone". Biagi replica ricordando a Pasolini di aver detto che "il calcio è l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo", e Pasolini incalza: "In questo momento sono un'immagine in uno schermo, mentre la Tv è un mezzo meccanico, il pallone è una rappresentazione, dove i giocatori sono in carne e ossa di fronte agli spettatori anche loro in carne e ossa, un rapporto da singolo a singolo: fisico, reale, materiale".

Durante la sua carriera di calciatore dilettante Pasolini incontrò persino Gianni Morandi, e Philippe Leroy, che riuscì a coinvolgere in partite di beneficienza. Di questa sua ultima partita restano cinque minuti in Super8, a colori. Fabio Capello, calciatore e allenatore di fama, che con Pasolini giocò due volte, lo descrive così: "Giocava a sinistra. Era un giocatore tecnico, cercava il dribbling, era portato a crossare, ma non andava mai verso la porta", per tentare il gol. 


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