Cultura Libro postumo

Riccardino di Andrea Camilleri. TESTO

Esce postumo oggi per i tipi di Sellerio, «Riccardino»: qui pubblichiamo un brano tratto dal libro

Roma - Pubblichiamo un brano del libro postumo di Andrea Camilleri, "Riccardino". Il libro è stato pubblicato in due edizioni. L'edizione classica, nella collana «La memoria» (pp. 292, euro 15), e l’edizione speciale (pp. 590, euro 20) con due stesure: quella del 2004/5 e quella del 2016, con una postfazione di Salvatore Silvano Nigro. Foto per Ragusanews, Luigi Nifosì. 

Mentri che stava sconzanno, squillò il tilefono. Siccome la mangiata l’aviva bono disposto, annò ad arrispunniri.
Era l’Autore che lo chiamava da Roma. Si pentì subito d’aviri isato il ricevitori.

«Salvo, ce l’hai un po’ di tempo?».
«Un poco quanto?».
«Massimo deci minuti».
«Vabbeni. Dimmi».
«Così non posso più andare avanti, dovresti cercare di darmi una mano d’aiuto».
«In che senso?».
«Come me l’hai sempre data. La storia di Riccardino, della quale ti stai occupando...».
«Chi te ne ha parlato?» lo ’ntirrompì Montalbano arrisintuto.

L’Autore tirò un sospiro funnuto.
«Madonna, Salvo, siamo ancora a questo punto? Non l’hai capito o lo fai apposta?».
«Voglio sapere chi ti ha informato».
«Salvo, la facenna sta completamenti arriversa. Sono io che informo te, e non capisco perché ti ostini a credere che sei tu a informare me. Questa storia di Riccardino io la sto scrivendo mentre tu la stai vivendo, tutto qua».
«Quindi io sarei il pupo e tu il puparo?».
«Ma che minchiate dici? Ora mi cadi nei luoghi comuni? Te lo sei scordato quante volte tu hai imposto a una mia storia, di tua iniziativa, autonomamente, un corso completamente diverso da quello che io avevo in testa di scrivere? Per esempio, non sei stato tu a scegliere il finale de La pazienza del ragno? Io avevo pensato di terminarlo in un certo modo, ma tu mi hai costretto a una soluzione diversa. E so anche perché l’hai voluto fare».
«Ah, sì?».

«Sì. In quell’ultima parte mi hai obbligato a inserire nel racconto certi tuoi monologhi interiori impossibili da sceneggiare. E tu lo sapevi benissimo. In altre parole, hai voluto fottere il personaggio televisivo, negandogli la possibilità di arricchirsi di certe sfumature. Non è così?».
«Mi hai chiamato per dirmi che hai fatto questa grande scoperta? Che io voglio differenziarmi dall’altro?».
«Non si tratta solo di questo, Salvo. Io in un certo senso ti capisco, tant’è vero che all’inizio di questa storia ho fedelmente riportato la tua insofferenza, il tuo disagio verso il Montalbano televisivo, mentre potevo benissimo non parlarne. Però t’aio ad avvirtiri che ti stai mittenno supra a ’na mala strata».
«Spiegati meglio».
«Paragonarti a lui o, peggio, sfidarlo non è cosa».
«Perché?».
«Perché tu sei tu e lui è lui».
«È facili per tia che campi supra a tutti e dù! Certo che ti conveni tinirici siparati e diversi!».
«Salvo, sto solo cercando di dirti che questo confronto ti porta a non avere le idee chiare. E di conseguenza danneggi anche il mio racconto. Le tue indagini non sono più quelle di una volta. Sei troppo spesso incerto, vago, contraddittorio e perfino divagante. Tiri di continuo in ballo il problema della vecchiaia imminente, mentre io so benissimo che si tratta di un alibi per coprire le tue troppe indecisioni. Ti rendi conto che in questa storia di Riccardino tu non vuoi incanalare l’indagine su un percorso preciso e delimitato? Io ti offro una pista e tu ti metti a babbiare, di conseguenza mi vengo a trovare nei guai. Come scrittore, dico. Così non si può andare avanti, bisogna che la tua indagine...».
«I deci minuti scadero» dissi Montalbano. E riattaccò.
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