di Redazione
Prendendo spunto da una proposta sorta in Francia, vorrei offrire e, soprattutto chiedere ai lettori, un contributo su alcune tematiche: in generale una riflessione sui valori della Sinistra e, poi, su cosa intendiamo, oggi, per solidarietà sociale, o servizi sociali, o per moderno welfare o, meglio, per uno stato che tuteli il benessere psico-fisico dei suoi cittadini. E anche lanciare l’allarme su una problematica, secondo la mia opinione, troppo sotto traccia nel nostro Comune.
Les Gracches, un gruppo francese che si batte per modernizzare
1. Democrazia;
2. Liberalismo;
3. Integrazione;
4. Lavoro;
5. Regole;
6. Tasse;
7. Ricerca;
8. Scuola;
9. Sicurezza;
10. Ecologia;
11. Europa;
12. Mondo;
13. Moralità;
14. Realismo: la sinistra moderna è realista,crede nella pedagogia del cambiamento, nella necessità di spiegare.
15. Trasformazione:la sinistra moderna vuole la trasformazione. Rifiuta i falsi fatalismi, e vuole portare la speranza senza seminare illusioni.
Ci si potrebbe sbizzarrire a definirne i contenuti.
Questo valga come premessa ad un ragionamento che vuole toccare la tematica dei Servizi Sociali in un momento in cui nella nostra Città si vivono le conseguenze delle ristrettezze di Bilancio e dove sono stati tagliati notevolmente proprio i servizi sociali (anche se, successivamente, il capitolo relativo è stato rimpinguato). Settore, fra l’altro, in cui non si intravedono novità progettuali e adeguamento dei servizi esistenti alle realtà sociali in continua evoluzione.
Intanto c’è da affrontare una questione di fondo. Possono dei servizi alla persona essere gestiti con regole burocratiche rigide o bisogna prevedere, per regolamento, per statuto amministrativo direi, delle forme di elasticità in ambito economico, amministrativo, gestionale, ed operativo, sottoposte sempre, certamente, ad una verifica autentica e non oppressiva. Mi chiedo sempre come facciano i disonesti a fare le cose storte senza che nessuno controlli e quando cittadini o lavoratori intraprendenti vogliono fare qualcosa di nuovo, c’è sempre un regolamento che dice di no.
In uno stato moderno, in una città moderna, in una Scicli che,forse, vuole essere moderna va superato il concetto che ha visto i servizi sociali troppo legati all’idea di carità e di assistenza o legati al mondo del volontariato. Quest’ultimo, volente o nolente è uscito dalla sua ambiguità, perché o si è trasformato in attività del terzo settore o si è ridotto ad esperienze minime di totale gratuità che non ci interessa analizzare in questo momento.
Pertanto la solidarietà sociale non va più a toccare gli ultimi, certamente li comprende ma i numeri delle categorie che hanno bisogno di essere sostenute, anzi che devono uscire da quest’idea di sostegno, nelle nostre società sono troppo alti per essere gestiti come emergenze.
Pensiamo agli anziani: fra i 60 e gli 80 anni noi abbiamo ancora persone vigorose e capacissime di dare il loro contributo, allora non si tratta solo di assistere ma di promuovere la partecipazione di queste persone, di utilizzare le loro capacità e i loro contributi non solo con l’attività lavorativa ma con progetti di integrazione che escano dalla logica dei servizi e della loro rigidità ed entrino in quelli della creazione di centri capaci di iniziative, cambiamento, gestiti, non dal volontariato ma da personale professionalmente adeguato.
Cosa sono e dove collochiamo le politiche giovanili? Rendere protagonisti i giovani si è rivelata troppe volte una realtà effimera. Non possiamo chiedere loro una stabilità che per stato di vita non possono avere e se l’avessero,d’altronde, non sarebbero più giovani. Non possiamo chiedere loro di gestire le politiche giovanili ma, promuovere costantemente il loro coinvolgimento. Occorre camminare costantemente con loro offrendo, dato che la nostra vita sociale mette già a loro disposizione i vari divertimenti possibili, nuove possibilità di confronto, di conoscenza, di esperienza.
E la tanto strombazzata parità dei sessi? Come la mettiamo in atto a Scicli? Mi si perdoni l’esempio, ma vale per l’Italia intera,in Svezia un congedo parentale di due mesi è obbligatorio per i padri in modo che l’organizzazione dei carichi familiari sia distribuita equamente e, soprattutto, la mentalità, la cultura maschile sia spinta al cambiamento. A Scicli cosa potremmo inventare?
In Olanda è facilissimo incontrare moltissimi disabili sulle carrozzine a motore. Da noi vivono nascosti. In un parco acquatico di una città olandese sono parcheggiate all’ingresso decine di sedie a rotelle per disabili,segno che è normale che lì tutti escano e che nessuno rubi o sfasci le sedie lasciate incustodite. Ma perché dobbiamo precipitare sempre più in fondo, perché i nordici sono più speciali di noi?
Tutti vediamo il sabato pomeriggio, o in altri momenti e luoghi ben definiti, gruppi di immigrati, spesso distinti secondo la loro provenienza. Ma quale politica di prevenzione stiamo pensando? Siamo in grado di monitorare il processo di integrazione?
Rivolgendomi alle nostre comunità cristiane. Quali vie di dialogo, di conoscenza scevre da ogni proselitismo, potremmo intraprendere?
Dobbiamo aspettare che accada qualche guaio serio che porterà con sé gli inevitabili strascichi di xenofobia?
Esistono nel nostro paese le politiche per l’infanzia? Il Centro Diurno del Rosario non è un centro troppo chiuso? Come viene visto dai bambini e dai ragazzi che non ne fanno parte?
Nelle società avanzate una grossa fetta del Pil viene prodotta proprio dai servizi alla persona. Come conciliare la sacrosanta tutela dei diritti dei lavoratori con i problemi di spesa e con i diritti di chi chiede il servizi moderni e flessibili? Realtà che spesso invece di incontrarsi cozzano vanificando buona parte della bontà dei servizi attivati. Tanto che la recente presentazione a Scicli del piano di zona distrettuale sui servizi sociali si è trasformata in una contestazione o contrattazione sindacale fra gli operatori e gli amministratori. Si è parlato di qualità dei servizi, e di servizi alla persona. Ma come la si può seriamente ricercare se gli operatori sono calpestati,come se fosse la cosa più normale del mondo, nel diritto fondamentale alla retribuzione e costretti a fare i volontari per non perdere questa minima speranza di lavoro.
Per concludere, sembra necessario ripensare tutto il sistema dei servizi sociali per adeguarlo ai cambiamenti sociali degli ultimi anni.
Donata Militello
© Riproduzione riservata