Dopo Franco Battiato altri sette voti per il maestro di Scicli
di Vittoria Terranova


Scicli – “In questo momento, l’unico posto in cui sto veramente bene è qui a casa, nel mio studio”- confessa il maestro di Scicli, in tuta e pantofole, comodamente seduto sul divano del suo salone dove, tra quadri, libri e foto, sembra essersi fermato un pezzo di storia. E come dargli torto?! Arrivati davanti alla villa di Piero Guccione, in mezzo alla campagna modicana, è spontanea la sensazione di contatto, quasi fusione, con il paesaggio, naturale, incontaminato, lontano dal tram-tram della città e dai salotti intellettuali in cui si parla spesso, e volentieri, di lui. E’ in questo lembo di terra che Piero Guccione dà vita alle sue opere, apprezzate e ricercate da critici e intellettuali di tutto il mondo che, ancora una volta, lo vogliono all’Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale a Venezia.
Ma lui sta così bene all’opera, nel suo laboratorio, che difficilmente si sposterà in laguna dove, dal 4 giugno al 27 novembre, saranno in mostra tre suoi quadri. Certo, non è la prima volta che Guccione espone a Venezia. Lo ha già fatto, con successo, la prima volta nel ’66 e poi nel ’78, ’82, e nell’88. “Due volte ho pure rifiutato”- ammette, a bassa voce, il maestro. Ma stavolta Guccione torna nella città della laguna acclamato da una lista di intellettuali internazionali. Un nuovo modo per scegliere i più bravi artisti voluto, per la prima volta, dal curatore del Padiglione Italia alla Biennale, Vittorio Sgarbi. Con otto nomination, Piero Guccione è stato il più votato, in assoluto, da una sorta di giuria popolare composta da scrittori, scienziati, poeti, cantautori; tutti intellettuali di alto livello ma non “specialisti dell’arte”. Tra questi Franco Battiato che ha immediatamente reso pubblica la sua preferenza per l’amico sciclitano, come al filosofo Giovanni Reale e a Lorenzo Zichichi, figlio del fisico Antonio.
“Mi fa molto piacere aver ricevuto la preferenza e la stima di questi intellettuali; alcuni, stranieri, devo ammettere che non li conoscevo neanche. Con piacere ho ricevuto le loro lettere”.
Per quanto riguarda, invece, il nuovo metodo di selezione attuato da Sgarbi, Guccione si mostra dubbioso. “Senza dubbio è innovativo, qualcuno mi ha detto che è geniale ma, forse, a mio avviso, non adatto a una selezione. In questo modo saremo 270 pittori e ci saranno poche opere di ognuno. Come si fa a rappresentare un pittore con tre quadri?”
A proposito, ha già scelto quali quadri portare a Venezia?
“Sono tre tele relativamente grandi, ma tutte della stessa misura, che si trovano già a Milano per una precedente mostra. Sono “La luna mattutina” “La notte stellata” e “Paesaggio”
Per essere più precisi, quest’ultimo, è un “paesaggio con l’immondizia” che il maestro ci aiuta anche ad individuare tra la campagna modicana e quella sciclitana. “Un paesaggio che vedevo quotidianamente e dove oggi non ci sono più i rifiuti”. Forse, l’unico caso per cui gli amministratori non dovranno vergognarsi! Se dalla rosa nasce la spina, dalla spazzatura Guccione può creare un’opera d’arte. E allora, ma solo per questo caso, bel venga la spazzatura!
E’ sicuro che non andrà a Venezia?
“Molto probabilmente non mi sposterò da qui. Voglio evitare gli ambienti intellettuali; ho l’impressione che attualmente sia un po’ roboante e abborracciato il sistema che gira attorno all’arte”.
E’ come sempre Piero Guccione, riservato ma disponibile, ed estremamente sensibile. Ha accettato di chiacchierare con noi nonostante è reduce da lunghe interviste e riprese per realizzare per documentario sulla sua vita e le sue opere. Due intesi giorni che lo hanno visto sotto i riflettori accesi, come non vuole sentirsi, ma come Piero Guccione è destinato a essere.
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