Lettere in redazione
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17/02/2008 01:39

La Destra: Foibe, la memoria storica non deve essere conosciuta

di Redazione

“LAVORATORI DI TRIESTE, IL NOSTRO DOVERE E’ ACCOGLIERE LE TRUPPE DI TITO COME  LIBERATRICI  E  DI  COLLABORARE  CON  LORO  NEL  MODO  PIU’  ASSOLUTO”.

E’ con questa dichiarazione che il leader del PCI Palmiro Togliatti, il 30 Aprile 1945, dà il benvenuto alle truppe di Tito che stanno entrando a Trieste.

Iniziano così i quaranta giorni di occupazione slava di Trieste e Gorizia che causarono migliaia di morti tra gli italiani la cui sola colpa era quella di non volere il regime comunista di Tito e  l’annessione alla Jugoslavia di Trieste e Gorizia (1).

E veniamo agli interventi di alcuni anonimi blogger, i quali non potendo smentire  la verità storica sulle foibe, lanciano anatemi o insulti, tentando altresì di rappresentare le foibe come risposta ai crimini di guerra compiuti dal fascismo ai danni di sloveni e croati, senza citare peraltro alcuna fonte storica.

Evidentemente, per questi soggetti, la storia è un verità assoluta che  non necessita di alcun riscontro.                                                    

Ma veniamo alla  storia delle foibe e della pulizia etnica.                                   

“La sola maniera ed il solo sistema di allontanarli (gli etnodiversi) è la forza brutale di un potere statale organizzato. Non rimane che una sola via , la loro deportazione in massa. Quando il potere dello Stato interviene nella lotta per la terra non può avere successo che agendo brutalmente” (2).

Questo brano è tratto da un testo intitolato “Iscljavanje Arnauta”  (Piano di allontanamento degli albanesi) che rappresenta l’opera teorico-pratica per sradicare una cultura ed un popolo.                                                                                                                         

Fu presentata il 7 Marzo 1937, come “Enchiridion”, al Circolo culturale serbo di Belgrado ed elaborata da bosniaco  “Vasa Cubrilovic”  ed  aveva  come  scopo  l’eliminazione  pianificata dell’etnia albanese, stanziata nel Kosovo.                                                                     

Si tratta di un vero e proprio manuale che riporta cinicamente le tecniche per attuare una “pulizia etnica”, una “bonifica” dei territori da conquistare.                                    

Il cosiddetto “Manuale Cubrilovic” (2), nato originariamente per essere utilizzato dai serbi contro gli albanesi, venne applicato alla popolazione italiana in Istria ed in seguito rispolverato,negli anni Novanta ,da Slobodan Milosevic, ancora una volta nel Kosovo.                                                                                                                                      

La cosiddetta “pulizia etnica” rappresenta una costante sempre presente nei rapporti conflittuali fra le varie stirpi del mosaico jugoslavo (3).

Le radici ideologiche delle “pulizie etniche” che si sono avute  nell’area  balcanica  arrivano dalla Turchia la quale ha trasmesso il costume ,derivato dalla “Sharia”,  legge islamica, secondo la quale la vittoria militare e la conquista territoriale conferiscono il diritto di disporre della vita e dei beni dei vinti.                                                                                        Dai turchi, i cristiani dei Balcani hanno imparato che con la spada si conquista o si perde , non soltanto il potere e la sovranità, ma anche una casa o i beni… (4)

E’  evidente quindi, da queste citazioni parziali del “Manuale Cubrilovic” , che le foibe ,la pulizia etnica e l’esodo furono minuziosamente  e  razzisticamente  pianificate ed estese agli italiani dell’Istria e della Dalmazia .

L’enchiridion Cubrilovic”  divenne la ramazza che ripulì dell’etnia italiana, con rigore scientifico, tutto il versante orientale Adriatico.

Ma la Sinistra comunista, in larga parte, ha  sempre  parteggiato  in  favore  dei   paesi comunisti e a danno dell’Italia e degli Italiani.                                                    

E quindi cerca anche per le foibe e l’esodo attenuanti per giustificare il comportamento dei  comunisti slavi.

Ed anche nella vicenda dei prigionieri italiani in Russia il comportamento non è dissimile. Infatti il leader del PCI Palmiro Togliatti , rispondendo alla lettera di Vincenzo Bianco, funzionario del Komintern, che gli chiedeva di intercedere presso Stalin a favore dei prigionieri italiani in Russia.   Così scrive:  “Se un buon numero di prigionieri morirà in conseguenza delle dure condizioni di fatto, non ci trovo nulla da dire.  Anzi il fatto che per migliaia e migliaia di famiglie la guerra di Mussolini  e soprattutto la spedizione in Russia si concludano con una tragedia, con un lutto personale,  è il migliore, il più efficace degli  antidoti. Io non sostengo che i prigionieri si debbano sopprimere ma nelle durezze oggettive che possono provocare la fine di molti di loro non riesco a veder altro  che la concreta espressione di quella giustizia che il vecchio HEGEL diceva essere immanente in tutta la storia” (5).

Dunque per Togliatti più italiani morivano a causa delle “durezze oggettive della detenzione”  maggiori vantaggi ne avrebbe ricavato la causa antifascista.

Ecco perché la Sinistra non vuole che si conosca la verità storica.  Ed attraverso i libri di storia opportunamente depurati e falsificati che si realizza la manipolazione della memoria storica in modo tale da poter orientare e condizionare il giudizio delle nuove generazioni. 

E la motivazione di fondo è racchiusa nella massima di George Orwell:

Chi controlla il presente controlla il passato.                                                           Chi controlla il passato controlla il futuro.

(1) Giampaolo Pansa, Prigionieri del Silenzio, Milano, Sperling & Kupfer Editore, 2004, p. 136 e seg.                                                                                                (2) V. Cubrilovic   citato da A. Vascon, Il libro bianco                                                                                                                                                                                                                                                      (3) A. Petacco, L’esodo, Milano ,A. Mondatori Editore, 1999, p. 35.                                                                             (4) M. Roux,  Europa e nuovi nazionalismi. I Balcani. Rivista  Limes, 1-2/93,p. 2                                             (5) Panorama, 9 febbraio 1992 –  La Stampa, 15 febbraio 1992.

Scicli, 16/2/2008

 

                                                                                        Distinti saluti.

                                                                                Dott. Giuseppe  Implatini

                                                                             Portavoce  La Destra   Scicli