Cultura
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27/12/2008 22:30

Il caturro, il piatto poveri dei nostri nonni

di Redazione

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Scicli – Mettere a tavola un piatto di caturro vuol dire recuperare i sapori di una volta  nella loro genuinità e completezza. Non è solo un fatto gastronomico, è anche una valenza dietetica della nostra terra sia a livello nutrizionale che a livello curativo in quando i suoi elementi costitutivi servono a prevenire diverse patologie del nostro tempo,fra cui i tumori del colon.

I colori ed i sapori sono ricchi di simbolismi: secondo la medicina tradizionale cinese il sapore amaro corrisponde al rosso del pomodoro inteso sia come il colore della libertà dai bisogni primari e diventa poi stimolatore del metabolismo, della digestione aumentando il livello di ferro nel sangue ma è anche il colore della gioia; il giallo dell’olio d’oliva  corrisponde al sapore dolce che protegge dalla solitudine e dall’isolamento, è la luce dell’anima, il bianco della ricotta corrisponde al sapore piccante ma è anche il colore della tristezza che si riflette nei polmoni e nel grosso intestino; il colore nero della seppia corrisponde al sapore salato che si riflette nel rene e nella vescica, è il colore della volontà espressa dal rene e della paura espressa dalla vescica; il verde dei piselli corrisponde al sapore agre che si riflette sul fegato e sulla colecisti, è il colore della rabbia. Il caturro è colore giallo e rappresenta la terra.

L’equilibrio di questi colori e sapori nella dieta diventano sulla tavola i colori della salute, il piacere di stare insieme, per scambiare e scambiarsi calore umano ed esperienza di vita.

Nonostante il nostro Occidente e l’Oriente sembrano terre lontane geograficamente ma anche culturalmente avviene che nel tripudio dei colori si opera una forma di sintesi della diversità a livello umano e personale.

Questo piatto ricco di tradizioni culturali,ma portatore di  tanta  fatica di vivere, è diventato il simbolo della città di Scicli, in occasione del riconoscimento di città patrimonio dell’UNESCO.

Il giallo del caturro, realizzato con frumento macinato in casa con la tradizionale macina familiare, ed il nero della seppia utilizzato per condirlo, che rappresenta il mare, sono diventati i colori della nostra città ed il simbolo della nostra terra, la dove la fatica del vivere quotidiano ha realizzato e creato una civiltà fatta di cose e di sentimenti, di pietra all’apparenza fredda e dura, ma nei fatti piegata nelle varie forme dalle mani dell’uomo e di passioni forti e coinvolgenti, calde ed appassionate come il sole di Sicilia.

Gaetano Mormina