Riceviamo e pubblichiamo
di Lettera firmata


Modica – Gentile redazione,
Nell’ambito dei finanziamenti Coesione Italia 2021-2027 per la pianificazione e gestione delle politiche per lo sviluppo urbano e territoriale si inserisce tra gli interventi finanziati quello presentato dal Comune di Modica con il progetto per la: “realizzazione di un percorso dedicato alla mobilità ciclopedonale con collegamento delle frazioni Marina di Modica- Maganuco con realizzazione di spazi verdi”.
Intervento che rientra tra le azioni PR FESR 2021-2027 che mirano a riqualificare e rafforzare i trasporti pubblici locali con un incentivo su quelli sostenibili.
La “trazzera” che collega Marina di Modica (Punta Regilione) con la frazione di Maganuco è stata scelta per questo tipo di intervento e ad oggi probabilmente saranno in corso tutte le autorizzazioni e studi per la fattibilità del progetto che nel suo insieme, con anche la riqualificazione della piazzetta di Maganuco, potrà contare di un finanziamento di 2.379.971,00 € entro il 2027.
Ma dove si inserisce quest’opera pubblica?
Lungo una trazzera cioè un sentiero di campagna – la parola è formata sul siciliano antico trazza “orma”- che costeggia il mare e che rappresenta il collegamento naturale tra il Sito di Interesse Comunitario di Maganuco (SIC ITA 080007) e quello di Punta Regilione (SIC ITA 080008).
La rete ecologica dei Siti Natura 2000 di cui essi fanno parte oltre ad aver individuato le zone che necessitano di tutela che rappresentano dei nodi su cui cercare di mantenere i processi ecologici ed i meccanismi evolutivi dei sistemi naturali, ha anche definito successivamente gli elementi di connettività secondaria – zone cuscinetto e corridoi ecologici – dando rilievo non solo alle zone che necessitano di emergenze ambientali prioritarie, ma anche a quei territori contigui che costituiscono l’anello di collegamento tra ambiente antropico e ambiente naturale.
Questo tratto ne è un perfetto esempio di “corridoio ecologico” poiché essenziale a permettere il movimento di specie animali e la dispersione di semi e piante contribuendo alla biodiversità e alla vitalità degli ecosistemi.
In sostanza si comporta da ponte tra i due siti SIC e assicura che l’area istituita come Rete Natura 2000 sia in grado di svolgere efficacemente il suo ruolo di conservazione della biodiversità.
Pensate che solo quest’anno partecipando personalmente ad un progetto di “citizen scienze” -una forma di scienza partecipata dove i cittadini sono coinvolti direttamente nella raccolta di analisi e dati – ho censito più di 145 piante alcune di queste anche rare o che stanno scomparendo, altre distintive e quindi autoctone, altre aliene, contribuendo alla raccolta di informazioni circa la biodiversità presente su questo tratto di costa.
Questo coinvolgimento diretto offre l’opportunità di conoscere e acquisire dati e competenze scientifiche oltre dati significativi per gli scienziati che li utilizzeranno, ma cosa assai più importante conoscere il proprio territorio.
Oltre a rappresentare un ricchissimo patrimonio naturale in termini di piante spontanee questo tratto di costa seppur urbanizzato, vede per la maggior parte dell’anno – quando si spopola di vacanzieri – una presenza pressoché costante di uccelli acquatici come la “garzetta” e “l’airone cenerino” che in questo ambiente a contatto con il mare vengono a cibarsi di molluschi, granchi e piccoli pesci, offrendo un significativo indicatore ecologico della zona.
Un altro indicatore ecologico è offerto dalla presenza – se pur assai ridotta negli ultimi 20 anni- di posidonia oceanica che per tutto il tratto fa ancora fortunatamente la sua comparsa, nonostante l’insabbiamento dei fondali, l’incuria dei diportisti con ancoraggi sotto costa, l’innalzamento della temperatura del mare e l’inquinamento.
Anche questa è una pianta e per quanto si trovi sott’acqua svolge numerosissime funzioni che partecipano al mantenimento di parte dell’ecosistema che ammiriamo sotto costa e di cui spesso ignoriamo la stretta interdipendenza.
Tanti anni fa, lo ricorderete, questo tratto di costa fu interessato da un’aspra polemica per gli interventi che si fecero nel realizzare il tratto fognario che serviva da collegamento con il depuratore di Maganuco, facendo scempio di una vasta area di interesse naturalistico aggredita dai mezzi meccanici all’opera.
Oggi la sfida, considerate le nuove e recenti normative per il rispetto della natura, patrimonio pubblico, è quanto avremo cura per la “conservazione” del territorio e dei suoi valori storico-naturalistici.
Parlerei infatti più propriamente dell’inserimento in questo tratto di costa di una “greenway” piuttosto che di una “pista”ciclo-pedonale.
La Green da “greenbelt” (cintura verde) e way da “parkway” (strada panoramica) ha una sua identità specifica da non confondere con la pista ciclabile.
L’idea di greenway, infatti, non si qualifica solo come percorso protetto di mobilità lenta e dolce, ma investe aspetti più generali, come la valorizzazione e riqualificazione delle risorse naturali, il recupero dei paesaggi degradati e lo sviluppo sostenibile delle città.
D’altronde anche il Nuovo Regolamento Delegato(UE) 2023/2486 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 27/06/2023 ha integrato i criteri di vaglio tecnico che qualsiasi attività pubblica o privata deve rispettare attraverso il principio del DNSM (Do Not Significant Harm) e cioè che nessuna opera deve arrecare danno a qualsiasi altro obiettivo ambientale.
Applicato dal 1 gennaio 2024 ha anche sottolineato al punto 25 come: “il valore della biodiversità e dei servizi associati forniti dagli ecosistemi sani è importante per il turismo, in quanto contribuisce in modo significativo all’attrattiva e alla qualità delle destinazioni turistiche e, di conseguenza, alla loro competività”.
Progettare allora un tratto in sicurezza dedicandolo ad utenti non motorizzati; accessibile a tutte le categorie di utenza, con diverse caratteristiche come bambini, anziani, ecc; con una circolazione dolce con pendenze moderate per una fruizione lenta del percorso; prevedendo una multi utenza come a pedoni, ciclisti, escursionisti a cavallo, ecc; con il recupero di infrastrutture e strutture esistenti come sentieri, strade storiche, strade rurali minori per la realizzazione dei percorsi e delle strutture di servizio; e integrazione con l’ambiente naturale offrendo un accesso rispettoso alle aree di particolare pregio naturale, svolgendo un’importante funzione educativa consentendo una conoscenza e una fruizione sostenibile di tutto il territorio è l’idea che mi piacerebbe vedere realizzata.
Un esempio su territorio Italiano lo sono: la ciclovia dell’acqua in Puglia, o la greenway Lago di Como, la greenway del Nera o la via verde Costa dei Trabocchi dove poco si è trasformato rispettando l’ambiente e integrando perfettamente un’opera pubblica nei contesti paesaggistici.
Si potrebbe realizzare un progetto che parli il linguaggio del luogo con un intervento che trasformi la terra locale in bellezza urbana: colori naturali, percorsi drenanti e rispetto per l’ambiente integrandosi senza mai prevalere.
Si potrebbe ad esempio pensare ad un terreno naturale stabilizzato, migliorandone le caratteristiche geotecniche aumentandone portanza e durabilità.
Sono infatti diverse oramai le aziende specializzate in questi interventi offrendo soluzioni studiate su misura ed ecocompatibili.
Dove si coltiva bellezza anche il suolo conta! Un percorso che può attraversare la natura senza segnarla, stabilità, drenaggio e discrezione per accompagnare il paesaggio e non alterarlo.
Il vecchio concetto di infrastruttura legata alla mobilità e all’uso della bicicletta della “pista ciclabile” è ormai stato superato anche dalla legge quadro ciclabilità, Legge 2/2028 che ha rappresentato il primo tentativo di creare un quadro di riferimento omogeneo alle politiche relative alla promozione della ciclabilità specie in aree di interesse naturalistico.
La legge infatti prevede prioritariamente la necessità di riutilizzare l’esistente anche attraverso il mantenimento – come per questo tratto – dei caratteri di strada bianca.
Al contempo è tuttavia possibile inserire piccole opere di ingegneria naturalistica come ad esempio i “rain garden” (giardini della pioggia) per l’assorbimento delle acque piovane che permetterebbero la creazione di microhabitat con l’utilizzo di vegetazione autoctona al posto delle canaline in cemento.
Anche senza ricorrere a particolari accorgimenti costruttivi, abbandonando l’idea cioè di un’autostrada colorata in cemento, si può definire un vero “sentiero ciclabile o percorso natura”così come previsti in aree protette – questo tratto lo ricordiamo è caratterizzato dal livello 2 di protezione ambientale – dove la realizzazione del percorso fruitivo attenzioni l’habitat attraversato, garantendo continuità ecologica alla micro fauna e riducendone quanto più possibile l’impatto su di essa.
Inoltre se si legasse lo sviluppo turistico ad una crescita che abbia rispetto dei territori e di chi li abita, qui, in accordo con il protocollo sulla Gestione Integrata delle Zone Costiere (Protocollo GIZC) si dovrebbero coinvolgere attivamente tutte le parti interessate al processo di gestione come i cittadini residenti della zona costiera o più in generale i cittadini fruitori della stessa.
I vantaggi che la partecipazione dei cittadini (debitamente informati) assicurerebbero alla governance della zona costiera sono molteplici come l’armonizzazione dei principi e dei riferimenti normativi con le esigenze specifiche del territorio e in caso di interessi in conflitto, la partecipazione attiva rafforzerebbe il riferimento al bene pubblico garantendo che le soluzioni adottate siano in linea con i principi di condivisione, sviluppo e sostenibilità.
Che dire, ci sarà un motivo se l’Eroica è uno dei sentieri più affascinanti e conosciuti dai cicloturisti di tutto il mondo!
Grazie.
Emanuela Napolitano
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