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Il 9 ottobre ultimo atto di "Echi in grotta" a Ragusa

L'anteprima di "Melos. Kouros di Sicilia" di e con Gaspare Balsamo e con la musica dal vivo di Puccio Castrogiavanni

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 Ragusa - Uno spettacolo sull'esaltazione dell'amore e sui valori della giustizia e dell'amicizia; una performance che mette insieme alcuni elementi di un'antica leggenda siciliota, un racconto giapponese contemporaneo e alcune opere di Platone alle quali si ispira. Sabato 9 ottobre alla Cava Gonfalone di Ragusa conclude “Echi in grotta”, la rassegna organizzata dall'Associazione Luogocomune in quello che è l'ingresso naturale alle Latomie di Ragusa, l'anteprima dello spettacolo “Melos. Kouros di Sicilia” che, avendo vinto il bando “Catania premia Catania” del Teatro Stabile di Catania, debutterà in prima nazionale il prossimo 30 ottobre nella nuova Sala Futura dello Stabile etneo.
Lo spettacolo – una produzione dell’Associazione Luogocomune e del Centro culturale Mobilità delle arti - che attinge ai molteplici linguaggi tipici del teatro siciliano, vede in scena l'attore e cuntista ericino Gaspare Balsamo, che firma anche testo e regia, al fianco del compositore e polistrumentista catanese, Puccio Castrogiovanni. Creative producer dello spettacolo è Corrado Russo, la direzione organizzativa è di Andrea A. Maccarrone, la direzione esecutiva è di Giovanni Di Stefano.

Ambientato a Siracusa nel III secolo a.C., “Melos. Kouros di Sicilia” narra la vicenda del pastore Melos, che dopo aver fallito il tentativo di uccidere il Re Nisus, viene catturato e condannato a morte. Il giovane Melos chiede di posticipare di alcuni giorni l’esecuzione, in modo da poter partecipare al matrimonio della sorella. Il re accoglie la richiesta, ma pone una condizione: se Melos non dovesse fare ritorno entro il tempo stabilito, ucciderà il suo migliore amico Nunzius.
La messa in scena mette insieme la narrazione epica del cunto, le tecniche recitative e declamatorie del teatro di figura siciliano, l’utilizzo doppio della lingua italiana e siciliana, la musica dal vivo – attraverso l'utilizzo di strumenti tradizionali come il marranzano, il tamburo, il friscaletto, il mandolino e la chitarra – e alcune tecniche tipiche della tradizione marziale e di autodifesa siciliana, come la scherma corta e il bastone, reinterpretate e codificate in chiave performativa.

Ne viene fuori uno spettacolo che porta in scena la magia della natura e dell’invisibile: le montagne, le valli, gli alberi e i fiumi che, attraverso il variare continuo delle situazioni e delle azioni, acquistano un’autonomia lirica ed evocatrice che indipendentemente dal suono della parola evocano immagini potenti che si fanno ascoltare, capire e sentire. Ma c'è anche l'eterno conflitto tra bene e male e i tormenti della psiche, il tema della fiducia e della lealtà in un rapporto di vera amicizia, la possibilità di una metamorfosi, il tema del doppio e l’inesorabile scorrere del tempo.

Gaspare Balsamo. Nato a Erice nel 1975, da anni vive a Catania. Autore, attore e cuntista, ha appreso dal maestro Mimmo Cuticchio l'arte del cuntu siciliano di cui è considerato uno dei maggiori rappresentanti della nuova generazione. E’ autore di diversi testi teatrali, dei quali è anche interprete in cui il cunto è strumento di denunce e squarci non editi. Ha collaborato con la “Fondazione RomaEuropa Festival” e con la “Fondazione Fiumara D’arte”; varie le collaborazioni con artisti e gruppi musicali della world music e della musica popolare. Per la radio ha partecipato con la “Deutschlandradio Kultur” in merito al radiodramma “Orca”, dall’Horcynus Orca di Stefano D’Arrigo. E' uno dei protagonisti del film documentario “Cuntami” di Giovanna Taviani (2021) presentato alla Giornata degli Autori della 78° Mostra del Cinema di Venezia e al SalinaDoc Fest dove ha ricevuto il premio Irritec per “Ciclopu”. Studia e pratica scherma corta e bastone siciliano. Tra i suoi spettacoli: Camurria; Muciara. Non è più mare per tonni; Isola Zavorra; Tratte-Harraga dei mari e dei deserti; Tresssicilie. Abbecedario di decolonizzazione; Don Chisciotte in Sicilia; Uno come a Peppino; Trinacria sulla luna. Pitrè senza gravità; U Ciclopu; Epica fera. Cunti da Horcynus Orca.

Puccio Castrogiovanni. Nato a Catania nel 1962 da una famiglia di artisti e musicisti, comincia fin da piccolo a studiare il piano e a suonare il marranzano e la chitarra in vari gruppi folcloristici di Catania e Acireale. Suona indifferentemente svariati strumenti etnici: dalle tastiere ai plettri, dai fiati alle percussioni. Appassionato di liuteria, possiede una variegata collezione di strumenti delle tradizioni popolari.E’ uno dei fondatori del gruppo musicale I Lautari, con cui da oltre vent’anni svolge un’intensa attività concertistica e discografica. Partendo dal forte radicamento alle origini e dallo stretto legame con la tradizione siciliana colta e popolare, i Lautari si sono spinti oltre l’eredità culturale della propria terra, fino alle diverse identità etnomusicali del mondo, misurandosi anche con una prospettiva non esclusivamente autoctona e confrontandosi con impegno e naturalezza con il suono dei più vari strumenti tradizionali, provenienti da diverse parti del mondo (Europa, Sud America, Africa e Medio Oriente). Ha collaborato con diversi artisti tra cui Carmen Consoli, Roberto Zappalà, Pino Micol, Gabriele Lavia, Giorgio Albertazzi, Armando Pugliese, Peppe Barra, e a prestigiose rassegne, come il Club Tenco e ArezzoWave.
Il progetto dell'associazione culturale Luogocomune di cui fa parte “Echi in grotta” è sostenuto dal Mic – Ministero della Cultura e dalla Regione Siciliana – Assessorato Turismo, sport e spettacolo.


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