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Open Arms: ex ministro Trenta, decisioni prese da Salvini

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PALERMO, 02 DIC "Le decisioni sull'assegnazione del porto sicuro erano del ministro dell'Interno perché erano una sua competenza. Da ministro della Difesa e in relazione ai divieti di ingresso in acque italiane a me spettava solo verificare che non si trattasse di nave militare": così l'ex ministro della Difesa Elisabetta Trenta, sentita come teste al processo Open Arms, ha specificato il suo ruolo nella decisione di vietare l'ingresso in acque italiane alla nave della ong spagnola con a bordo i profughi soccorsi l'1 agosto 2019. Il divieto fu disposto con decreto firmato dai ministri dell'Interno, delle Infrastrutture e della Difesa. Al processo è imputato di sequestro di persona l'allora ministro dell'Interno Matteo Salvini, accusato di aver illegittimamente rifiutato per giorni l'approdo alla nave spagnola. Il ministro è nell'aula bunker. "Doveva essere un atto per scoraggiare le ong dal decidere di arrivare in Italia" ha spiegato l'ex ministro.
    Al processo dopo Trenta ha deposto l'ex ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli: "Non ero a conoscenza personalmente di rischi relativi alla sicurezza pubblica o sanitari legati all'eventuale sbarco dei migranti soccorsi dalla nave Open Arms, il rischio mi era stato prospettato dal ministro dell'interno". "Dopo che il Tar sospese il decreto che vietava l'ingresso della Open Arms in acque italiane, dal Viminale arrivò un secondo decreto che io non firmai, visto che il contesto non era mutato rispetto alla firma del primo decreto.
    Le cose anzi si stavano complicando perché nel frattempo erano passate due settimane. E inoltre era chiaro che un nuovo decreto, a condizioni immutate, sarebbe stato impugnato e di nuovo annullato. Che senso aveva replicare?", ha continuato il teste. (ANSA).
   


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