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Il Conte di Modica e il terremoto del 1693

Le notizie del disastro causato dal sisma erano scarse a causa delle rovine ingenti che avevano messo fuori uso il sistema dei collegamenti

Il Conte di Modica e il terremoto del 1693

 Modica - Il terremoto dell’11 gennaio 1693 distrusse quasi interamente la Contea di Modica, grande feudo siciliano della famiglia castigliana degli Enríquez de Cabrera.
Giovanni Tommaso Enríquez de Cabrera, undicesimo almirante di Castiglia e conte di Modica, fu tempestivamente informato dal maestro razionale Don Francesco Grimaldi e Rosso con una lettera spedita da Modica.
Purtroppo le notizie del disastro causato dal sisma erano scarse a causa delle rovine ingenti che avevano messo fuori uso il sistema dei collegamenti.
Tuttavia a Madrid già la notizia era arrivata in tempi record suscitando un’infinita commozione.
A diffonderla, per primi, gli inquisitori che evidentemente erano riusciti a procurarsi dai loro corrispondenti locali cronache di prima mano.
Il conte Giovanni Tommaso, sempre molto diplomatico e misurato nella sua corrispondenza, nella lettera di risposta, scritta da Madrid il 2 aprile del 1693, questa volta si abbandona alla commozione, anche perché il terremoto gli aveva azzerato la fonte più redditizia delle sue rendite.
Prima e dopo il terremoto il conte era stato sempre considerato e descritto da una cricca di lestofanti borghesi, abituati a rubare alle sue spalle, come un satrapo dall’insaziabile fame di soldi.

In effetti, da sempre la famiglia degli Enríquez de Cabrera aveva considerato i territori siciliani come una vera e propria mucca da mungere, ipotecandoli. Il padre di Giovanni Tommaso, il conte Giovanni Gaspare, aveva dilapidato immensi capitali nell’acquisto di opere d’arte e in una vita di lussi e di mollezze che da sempre aveva caratterizzato la famiglia in quella corsa sfrenata de l’ “apariencia” tipica di una città, Madrid, “Villa y corte”.
È un uomo irriconoscibile, il Giovanni Tommaso che scrive al Grimaldi lodandolo per essersi tanto prodigato per mettere in salvo i documenti della Cancelleria. La sua mente e il suo cuore tuttavia si stringono subito in un abbraccio virtuale ai “vassalli” cioè agli scampati che, sotto le macerie, feriti o semplicemente impauriti, non avrebbero più potuto produrre neppure per loro stessi. Dà tutta la solidarietà e la disponibilità di cui è capace.

Davanti alle resistenze del commissario nominato alla ricostruzione, Giuseppe Lanza, duca di Camastra, a violare i confini dello “stato” dell’Almirante per quantificare i danni e prestare i primi soccorsi alle popolazioni, il Conte si attiva immediatamente con il Re perché, abbandonato ogni scrupolo e timore riverenziale, il viceré di Sicilia ordini al commissario di occuparsi della gente della Contea allo stesso modo di come aveva fatto con le altre zone colpite dal sisma.
E per essere sicuro che il Commissario obbedisse mandava in copia al Grimaldi la lettera inviata dal Re al Duca di Uzeda, il viceré di Sicilia.
Il povero Giovanni Tommaso prometteva anche di non dimenticare, come avrebbe fatto un buon padre di famiglia colpito da un’immane sciagura, quanto il Grimaldi avesse fatto per la gente e per lui.
Che dire?
Di fronte a questo documento così umano, scritto in antico castigliano e per questo ignorato dagli storici antichi e moderni, possiamo solo inchinarci e magari chiedere scusa alla memoria di Giovanni Tommaso Enríquez de Cabrera per le cose, tante, imprecise scritte sulla sua persona, frutto più di un sospetto e di un’ignoranza che di un’onesta valutazione della sua vita e della sua figura.
Poi magari il conte ritornerà a popolare i libri di Storia e l’immaginario comune con le sue luci e le sue ombre, ma lo racconterò in altre occasioni.
Qui di seguito il documento trascritto.
ASM, Lettere Patenti della Contea di Modica, vol. 1156
f. n. 1
Lettera dell’Almirante scritta al S/r Maestro Razionale don Francesco Grimaldi e Rosso il cui originale resta in potere del sudetto S/r Maestro Razionale.
Rezivo V/ra carta de 8 de febrero, en que me dais quenta de las ruynas ocasionadas de los terremotos asi en la ziudad de Modica, como en otros paraxes del Estado, cuyas lacrimosas zircustancias dexan sumamente condolido mi animo, haviendo sido muy correspondiente a V/ro zelo y obligaciones lo obrado por V/ra parte en medio de la confusion de caso tan ynopinado que os agradezco (agraderio), como el recobro de los papeles de la chanzilleria, y os encargo mucho procureis con la mayor vigilancia y cuydado todo quanto conduzia al reparo de esas ruynas reunion de los vasallos que yo no omitire zircustancia de quantas puedan conduzir a este fin, y en este correo ba orden del Rey al S/or Duque de Uzeda en que con todo aprieto le manda que en esta ocasion atienda a las dependencias de mi Estado con la misma precision y cuydado que lo que toca a los de S.M.; Y podeis estar seguro que para que esto fuere de v/ra combenienza
f. n. 2
experimentareis en mi la mas favorable disposicion.
Dios os guarde y muchos años.
Madrid ij Abril 1693
El Almirante

CREDITI
Archivio di Stato di Ragusa, sezione di Modica
Archivo Histórico Nacional (Spagna)
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