Cultura Milano

In memoria di Roberto Masotti, fotografo di Keith Jarrett e Franco Battiato

Ravennate, classe 1947, lavorò a lungo per la Scala e fu il padre di foto immortali da Keith Jarrett a Franco Battiato

Milano - E' scomparso il 25 aprile Roberto Masotti, fotografo ravennate, classe 1947, entrato nelle case di milioni di italiani grazie alla copertina dell'album-icona "La voce del padrone" di Franco Battiato, una delle immagini eterne consegnate al nostro immaginario, assieme a quelle di John Cage, Keith Jarrett, Jan Garbarek, Leonard Bernstein, e tutti gli artisti passati alla Scala dal 1979 al 1996, teatro di cui è stato fotografo ufficiale.

Masotti è scomparso all'età di 75 anni, al termine di un periodo di malattia. Con la moglie Silvia Lelli aveva formato un sodalizio artistico immediatamente riconoscibile al primo sguardo. Le foto "Lelli&Masotti" hanno segnato un'epoca e permesso ai protagonisti della musica classica e jazz di poter parlare e raccontarsi anche per vie non musicali.

"Se n'è andato un nostro vecchio amico", lo piange la Ecm, l'etichetta di culto della musica di ricerca, per la quale Masotti ha curato oltre 200 tra copertine e libretti, a cominciare dal cofanetto Bremen/Lausanne di Keith Jarrett nel 1973. Negli anni '70, da Milano, il fotografo ravennate faceva regolarmente il pendolare con gli studi di registrazione di Oslo e Ludwigsburg, fotografando instancabilmente centinaia di sessioni. Poi arrivò la chiamata della Scala, dove fino al 1996 ha documentato concerti, opere e balletti. Masotti centrava il segno perché oltre che grande fotografo e artista era appassionato di musica. Di ogni genere: tra i suoi primi ascolti, quasi un battesimo del fuoco, c'era stata la Turandot, non di Puccini, ma di Busoni.

E poi tanti concerti dal vivo, nella vivacissima Romagna dei piccoli gruppi jazz, la breccia che ha aperto la sua vorace curiosità sperimentale, che trovò anche in Bologna un fertile terreno di coltura: sotto le Due Torri nel 1972, grazie a Franco Fayenz, fu coinvolto nella manifestazione "Tra rivolta e rivoluzione", in cui la parte musicale era curata da Mario Baroni, un'apertura verso un mondo eterogeneo, con Giovanna Marini, il jazz d'avanguardia, la musica contemporanea.

A chi gli chiedeva come potessero dialogare pentagramma e obiettivo, Masotti rispondeva che la "fotografia si rivela sensibile nell'afferrare il gesto, l'espressione, il movimento; quello che può fare nei confronti della musica è un buon lavoro di interpretazione, a patto di essere molto pazienti nel seguire ciò che accade. La fotografia esprime non tanto e non solo il sin troppo enfatizzato 'attimo' ma anche e soprattutto i tuoi momenti di attenzione e di tensione nell'ascolto".

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Molti i libri delle sue foto. Tra questi, immancabile per ogni seguace del grande jazz, "Keith Jarrett: A Portrait", quattro decadi di cronache e sessioni dal 1969 al 2009. Tanti i messaggi di cordoglio in rete. Anche la Cineteca di Bologna ha ricordato Masotti come "artista testimone di momenti significativi della città e dei suoi abitanti, sempre osservati con sguardo di rispettosa intimità".


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