Cultura Modica

La Parrocchiale di San Pietro a Modica nei primi anni del Cinquecento

Due documenti testimoniano inconfutabilmente l’esistenza della Parrocchiale di San Pietro a Modica nei primissimi anni del Cinquecento

La Parrocchiale di San Pietro a Modica nei primi anni del Cinquecento

Modica - Le notizie più antiche relative alla Parrocchiale di San Pietro di Modica le troviamo in Carrafa che scrive nel Seicento e più recentemente in Pellegrino.
Nel primo si legge alle pagg. 68 e ss. dell’edizione italiana del “Prospetto corografico di Modica”:
“Di non minor pregio è l’altra (chiesa, ndt) di S. Pietro Apostolo nella parte inferiore del paese (Modica, ndt).
Sotto l’istesso nome di S. Pietro una più antica n’esistette là dove era un Monastero di Benedettini, fuori le mura nella parte superiore, fabbricata al tempo di S. Gregorio Magno, la quale recentemente si è unita a quella consacrata al nome di S. Giovanni Evangelista posta a ponente.

……………………………….
Il secondo tempio, come dissi, in ordine di dignità, è dedicato a S. Pietro Apostolo, magnifico al certo, che prese una recentissima forma dopo l’anno 1504 ed oggi è compiuto. Era pria Beneficio, ossia parrocchia, come dir vi piace.”

E ancora:
“Tre altre sono le Coadiutrici della Chiesa di San Pietro, cioè quella del SS. Salvatore, su di cui però ha giurisdizione la Chiesa maggiore (Chiesa di San Giorgio, ndt), quella di S. Maria del Soccorso, e l’altra di S. Paolo Apostolo.”

E infine:
“Nell’anno 1597 a 27 di novembre il Governatore dello Stato Giovanni Belvis diede ordine, che non si alzasse alcun edificio nel gran piano del Convento sino allo spianato posseduto a quel tempo da Carlo Carrafa presso l’antica chiesa di S. Giovanni…congiuntasi posteriormente alla Chiesa amplissima di S. Pietro, e fattesi d’ambidue un sol corpo… L’unione di sudette due chiese scolpite nella superficie della campana, ov’è segnato l’anno 1550, in cui fu formata…”. (pag. 80)

Nel testo di Pellegrino “La Contea di Modica nei primi anni del Cinquecento” a pag. 331 si legge:
“Et pliu li fazo boni per arrigo di liuni per la ecclesia di Santo Petro salmi undichi (di frumento, ndt), coppi duj.”
La notizia è estratta da una contabilità presentata da Cristoforo Morel, ricevitore del Caricatoio di Pozzallo, relativa agli anni 1509 e seguenti, nell’ambito di un processo intentato dal Conte di Modica Fadrique Enríquez de Cabrera. Arrigo Di Liuni, terraggiere, apparteneva a una famiglia ben radicata nel territorio. Un Petro Di Liuni era stato capitano generale nella Terra di Ragusa e nel 1508 lo era della Terra di Scicli (v. ASM, Not. Melfi, di Scicli).

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Questi due documenti testimoniano inconfutabilmente l’esistenza della Parrocchiale di San Pietro a Modica nei primissimi anni del Cinquecento.

Mentre Carrafa scrive facendo riferimento a documenti da lui visionati le cui coordinate archivistiche tuttavia ci sfuggono, Pellegrino trascrive la notizia da originale, depositato presso la Cancelleria di Valladolid.

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Nel caso in esame i dati dei due autori corrispondono: la vecchia chiesa di San Pietro è già incorporata all’altra di San Giovanni Evangelista nei primi decenni del Cinquecento mentre ad essere officiata è solo la chiesa di San Pietro della città bassa.

E non potrebbe essere diversamente perché altrimenti, trattandosi di un’elemosina importante di frumento, i documenti avrebbero registrato a quale delle due chiese la liberalità era stata concessa.

E’ assolutamente normale che una chiesa in via di ristrutturazione ed espansione com’era il San Pietro “Junior” (così lo chiama Carrafa nell’edizione latina del Prospetto corografico) ricevesse degli aiuti da parte del Conte, anche se per qualche decennio ancora la chiesa di Modica Bassa figurerà spesso nei protocolli notarili come il San Pietro inferiore.

Una chiesa di San Pietro a Modica è registrata come esistente già nel XIV secolo (v. “Rationes Decimarum” p. 90, n. 1168), non è chiaro però quando sarebbe avvenuto trasferimento della sede dalla città alta alla bassa; recentemente è stato riferito a epoca normanna nell’interessante saggio “Ragusa, Modica, Scicli: tre città ad avamposto di difesa della costa sud-orientale”.

Pur trattandosi di un’ipotesi ancora da dimostrare, tuttavia sembra trovare riscontro nel fatto che spesso i Normanni amavano affiancare a chiese di rito greco (nel caso di Modica bassa a San Nicola) chiese di rito latino (San Pietro, appunto). Così era avvenuto a Scicli con il duomo di San Matteo e la chiesa di San Nicola verosimilmente di rito greco, a Ragusa con il duomo di San Giorgio e l’altra chiesa di San Nicola.

Carrafa, nel Prospetto corografico,  suggerisce poi una data, l’anno 1504, nella quale il San Pietro inferiore, pare che fosse particolarmente “abbellito e aggiustato”, in considerazione del fatto che era già parrocchiale da tempo.

D’altra parte la chiesa antica di San Pietro, ubicata nella città alta, con molta probabilità era già in abbandono per un lento processo iniziato nel secolo XV.

Tale processo sarebbe terminato con l’unificazione alla chiesa di S. Giovanni Evangelista e la costruzione della campana della nuova chiesa di San Giovanni Evangelista nel 1550.

Il ragionamento di Carrafa potrebbe essere corretto, se pensiamo che proprio nel 1549 la confraternita della chiesa di San Giovanni Evangelista commissionava un importante “sepolcro” a due valenti artisti netini, Vincenzo de Ramundo e Francesco de Chanchano, opera citata dallo stesso Carrafa.  Dunque il 1550 segna la definitiva scomparsa del vecchio San Pietro.

La data del 1597, confusamente indicata da Carrafa nel suo testo, è frutto di un refuso tipografico. Già dall’aprile 1596 a governare la Contea era lo spett/ Sig/Bernardino Jnsunza. Perciò non avrebbe senso ciò che Carrafa scrive, anche perché Don Francesco Belvis o don Guglielmo, il padre, (e non don Giovanni che è un’ulteriore svista) furono governatori della Contea di Modica in un’epoca di gran lunga precedente al 1597. 

A questo punto, gli atti ritrovati in not. Pietro di Giacomo di Modica acquistano un’importanza fondamentale non solo per la storia dell’attuale chiesa di San Pietro ma anche per quella più complessa della città di Modica.

Il primo gennaio 1533, sesta indizione, alla presenza del magnifico don Rodrigo de Herrera, del magnifico Giovanni de Jacobo, del venerabile don Antonio Davi e dei magnifici Luca Pullara, Marco Cassibba e Tullio de Avola, gli economi della chiesa parrocchiale di San Pietro di Modica e cioè i magnifici Gaspare di Mazzara e Giacomo Cannizzaro, presente il Rev/do Nicola Perconte, il parroco, s’impegnavano ad acquistare dal mag/co Antonino de Santo Stefano, di Modica, una grande casa composta di cinque ambienti, di un vestibolo, di un pozzo, situata nella terra di Modica.

La casa era adiacente alla chiesa di San Pietro. A settentrione confinava col vestibolo della casa di don Giovanni Cannata ed eredi del fu Antonino Guarrasio e altre case appartenenti a questi eredi; a oriente confinava col cimitero stesso della chiesa; a mezzogiorno con la bottega di mastro Matteo Traversa e con la taverna gestita da Antonio il figlio del defunto Paolo de Jaconinoto, di proprietà della chiesa e da questa a lui data in locazione come un’altra bottega là esistente; a occidente con la pubblica via.

Il palazzo era gravato da più censi. Un censo di tarì sette da pagare in agosto di ogni anno agli eredi del fu Stefano de Ascenzo; un altro, dovuto sempre nel mese di agosto, di tarì nove e grani quindici al mag/co Antonello de Mazara; altro censo di tarì nove e grani quindici, scadente in agosto, da riconoscere a Francesco Morana; un ultimo di grani diciassette da corrispondere all’Illustre Conte di Modica.

L’immobile era stato valutato dai maestri Luca Pullara, Marco Cassibba e Tullio de Avola, periti pubblici autorizzati alle stime.

Il pagamento dei censi avveniva spendendo un altro censo di tarì ventinove. Gli economi impiegavano, dunque, saggiamente quanto lasciato alla chiesa e alla sua manutenzione dal magister Paolo Sortino in un atto stipulato dallo stesso notaio Di Giacomo l’anno precedente.

Per la parte non coperta da questo censo, si utilizzava ancora un altro censo percepito dalla chiesa, con scadenza sempre nel mese di agosto, dovuto da Pietro Antonio figlio del defunto Francesco Cassibba, gravante su una cripta e su una casa del quartiere Salvatore. Tra l’altro il venditore del palazzo doveva a sua volta corrispondere la somma di un’onza d’oro e tarì ventuno agli eredi del mag/co Antonino Schifitto. Somma che gli economi si impegnavano a corrispondere loro stessi defalcandola dall’importo dovuto.

Sul prezzo concordato gli economi trattenevano ancora due onze, riservandosi di versare al venditore le restanti onze quaranta, al netto di tutti gli oneri.

La stima era stata calcolata in tarì sette e grani diciassette, costo da detrarre dal prezzo di vendita.

La presenza di Rodrigo Herrera, prima castellano del castello di Modica poi anche governatore della contea, genero del nob/ Antonino Erizzi di Scicli per avere sposato la figlia Giovanna (cfr: ASM, not. Terranova, vol. n.18), è giustificata dal fatto che uno dei censi, gravanti sul bene, era vantato dal Conte di Modica.

Ma non è solo questo il motivo per cui l’illustre personaggio presenziava al rogito notarile.

L’intera operazione rivestiva un’importanza tutta sua per la città in quanto dimostrava che proprio agli inizi degli anni trenta del Cinquecento il San Pietro Junior cominciava a dilatarsi, a ingrandirsi, forse in attuazione di un piano di espansione della città stessa. Prova ne era che, nonostante i numerosi censi di cui l’immobile era gravato, non esitavano gli economi e il parroco a comprarlo, grazie alla sua speciale posizione geografica.

Suggeritore dell’operazione era Gaspare Mazara: la famiglia Mazzara vantava, infatti, un censo importante sulla proprietà, oggetto della vendita. Elena Cannizzaro, la prima moglie di Pietro di Mazzara e sorella di Giacomo Cannizzaro, uno degli economi della Parrocchiale, aveva fondato uno jus patronatus in una delle cappelle della chiesa di San Pietro Inferiore. Margherita Erizzi, la seconda moglie di Pietro di Mazzara, con autorizzazione del fratello Antonino Erizzi (suocero dell’Herrera), il 7 ottobre 1535 nominava l’ “oratore” di questa cappella nella persona del Rev/do Zosimo Consabba, adempiendo le ultime volontà del marito Perio espresse nel testamento, provvedendo contestualmente l’11 novembre a notificare tale nomina al Vescovo della Diocesi di Siracusa, come da prassi.

Nel testamento dettato l’8 maggio 1535, Perio Mazzara disponeva di farsi seppellire a Scicli nella cappella esistente in S. Maria la Piazza, dove già era stato tumulato il figlio Vittorio defunto e dove voleva che la seconda moglie Margherita, dopo il suo decesso, trovasse perpetuo riposo al suo fianco.

Tuttavia Perio lasciava un legato di onze venticinque perché la cappella, già in costruzione presso la Parrocchiale di San Pietro inferiore a Modica, fosse ultimata e accogliesse finalmente le spoglie mortali della prima moglie Elena e, nella sua parte alta, le salme degli eredi di lei,  Giacomo Cannizzaro e la moglie Beatrice, con diritto per questi ultimi di nomina dell’oratore.

Contestualmente al primo rogito, il notaio di Modica Pietro Di Giacomo, davanti agli stessi testimoni, stendeva un altro atto.

Il Rev/do Pietro Li Volti, di Scicli,  intimo amico di Perio di Mazzara, “commorante” a Modica al momento dell’operazione, titolare di un beneficio nella chiesa di San Pietro, per rimediare a un “Hominum pregressus error juris et fatta remota” comprava per la chiesa di San Pietro le case confinanti col palazzo e cioè la casa col vestibulo di don Giovanni Cannata e le altre case degli eredi Guarrasio, a dotazione di un beneficio da lui fondato, per la somma stimata dai periti di onze d’oro sedici e tarì quindici. Anche queste proprietà erano gravate da censi e cioè da un censo di tarì due e grani dieci o di tarì dieci come meglio avrebbero calcolato i periti. Alla fine il censo fu definito in tarì tre.

La presa di possesso degli immobili sarebbe avvenuta appena il parroco e gli economi fossero fisicamente entrati nelle case e poi subito usciti da esse, secondo l’antica pratica.

La famiglia Li Volti fu un’importante famiglia sciclitana (vantava anche incarichi istituzionali nell’amministrazione della Contea), come pure la famiglia Mazzara: entrambe con vasti interessi a Modica. L’operazione di ampliamento della Parrocchiale fu esplicitamente frutto di una grande intesa e di una profonda amicizia tra queste due famiglie.

Studiando i protocolli dei notai sciclitani di primo Cinquecento, la Parrocchiale di San Pietro vanta diversi benefici fondati in essa da benefattori di Scicli (G. de Baxetto in ASM, not. Terranova, vol. n. 26).

Già dal 1530 comunque la Parrocchiale contendeva alla Matrice Chiesa di San Giorgio a Modica autorità e prestigio.

Crediti

Archivio di Stato di Ragusa, sezione di Modica (ASM)

Carrafa P., Motucae illustratae Descriptio ecc., Typis Nicolai Bua, Panormi MDCLIII

Carrafa P., Prospetto corografico istorico di Modica volgarizzato da Filippo Renda, Vol. I, Tipografia di Mario La Porta, Modica 1869

Fiorilla S., Rizzone V. G., Sammito A.M., “Ragusa, Modica, Scicli: tre città ad avamposto di difesa della costa sud-orientale” in  “From polis to Madina/La trasformazione delle città siciliane tra Tardoantico e Alto Medioevo, a cura di Lucia Arcifa e Mariarita Sgarlata, EDIPUGLIA, Bari 2020.

Pellegrino F. La Contea di Modica nei primi anni del Cinquecento/ Storia di un giallo e di una contabilità ritrovata, The Dead Artists Society, Scicli 2019

Un Uomo libero, “Il compianto sul Cristo morto” di San Giovanni Evangelista di Modica, ragusanews, 2021

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