Il racconto di un incontro occasionale nelle parole di Federico Roccasalva
di Federico Roccasalva
Milano – Era arrivato in Italia portandosi dietro carta e matite, voleva essere un viaggio di studio. Quattro compassi d’oro, di cui uno alla carriera, una laurea ad honorem ed un posto nel sancta sanctorum del Politecnico di Milano. È morto Bob Noorda. Ieri, 11 gennaio.
Designer, maestro di perseveranza e sperimentazione. I suoi maestri avevano firmato il Bauhaus. Raccomandava ai suoi a resistere alle tendenze, a pensare e poi prendere in mano il mouse. Eleganza semplice e umiltà. Noorda ha insegnato fino a ieri il mestiere, che molto ha di nordico, di far durare le cose nel tempo. E certamente è tutto merito di Noorda se la parola Agip ha per voi oggi un significato, o se dicendo Pirelli vi viene in mente una gomma.
Non aveva tenuto in conto che quel suo viaggio del ’57 in Italia lo portasse a stabilirsi a Milano, a conoscere Pirelli, diventarne consulente e disegnare per lui la famosa P allungata, stringere amicizia con Franco Albini e con lui nel ’60 disegnare la Metropolitana di Milano, e poi la M di Arnoldo Mondadori, la F di Giangiacomo Feltrinelli, l’Eni di Mattei, la Rinascente, Banca Commerciale Italiana, Richard Ginori, Total, Mitsubishi, Dreher, Max Meyer, e poi Ermenegildo Zegna, Vallecchi, Sansoni, Touring Club, le metropolitane di New York e San Paolo del Brasile, Coop, Enel e ancora tra gli ultimi la rosa camuna della Regione Lombardia e la nuvoletta di Caffè Moak.
Ci siamo incrociati un pomeriggio, in uno di quegli incontri che non lasciano spazio alle parole. Lui scendeva e io salivo sul metrò. Fermata Cadorna della Rossa. Ho ammirato tanto la sua semplicità.
Secondo lei ci sarà anche una trasformazione, forse già c’è, del linguaggio, del segno?
“C’è si, e comincia ad essere sempre di più. Lo trovo abbastanza pericoloso perché il computer dà talmente tanta possibilità ai giovani grafici che potrebbe finire anche molte volte in caos”.. “Considero il mio lavoro sempre un lavoro di Comunicazione. Comunicazione vuol dire che io devo fare un servizio ad un altro per poter far leggere un testo e per far capire abbastanza. Questo non vuole dire che è noioso e non si puo far niente”.
Federico Roccasalva
© Riproduzione riservata