Economia Scicli

Floricoltura a Scicli, i pionieri

La prima coltivazione di rose in serra nel 1967 a Cava d’Aliga

Scicli - Per parlare di floricoltura a Scicli, dobbiamo senz’altro partire dagli anni ‘70 ’80 e ’90 quando in quel periodo il paese rappresentava la culla del settore floricolo in forte espansione e la nostra produzione primeggiava non solo in Sicilia ma anche a livello nazionale. Certamente per fare questo non possiamo non ricordare e con grande riconoscenza i meriti di due grandi floricoltori sciclitani come il maestro Giuseppe Portelli e il geometra Giovanni Calabrese.

Potremmo definirli pionieri soprattutto per ciò che riguarda la coltivazione delle rose in serra. Sono stati loro molto creativi e lungimiranti ad aprire la cittadina barocca verso una nuova produzione definita di pregio e di alti redditi. Iniziano con una prima coltivazione di rose in serra nel 1967 a Cava d’Aliga. Non esisteva allora un’esperienza pratica dove poter attingere conoscenze utili per una coltivazione diversa e ad alto rischio. Portelli e Calabrese con molta tenacia e passione costruiscono anno dopo anno quell’esperienza necessaria, seguita circa un decennio dopo da altri floricoltori (Enzo Vindigni, Motta, Guglielmo Ventura) che porterà la nostra floricoltura ad alti livelli perfino riconosciuti al Miflor di Milano nei primi anni ’90.

Ci piace ancora ricordare come in quel ventennio la floricoltura a Scicli rappresentasse uno dei principali settori trainanti dell’economia locale dove molti imprenditori diventano floricoltori (Andrea Falla, Peppe Fiorilla, Carmelo Ventura…), ma anche diversi giovani diplomati provenienti dal Tecnico Agrario di Scicli si orientano sull’impresa floricola, spinti dal desiderio di innovare e sperimentare nuove coltivazioni.. Si raggiunge presto,incentivata dalla amministrazione comunale e seguita dall’assistenza tecnica della SOPAT di Scicli (dott. Bartolomeo Ferro e coll.), una cospicua produzione di fiori e piante (rose, garofani, gerbere, lilium, gladioli, stelle di natale, altre) supportata nella commercializzazione dal mercato del fiore della famiglia Guarino e Scicli diventa il paese floricolo più importante (valore/superficie) dopo Sanremo per la produzione di fiori recisi.

Di floricoltura ne parliamo ancora oggi con il dott. agronomo Antonio Calabrese, il quale forte dell’esperienza maturata continua la tradizione di famiglia, la coltivazione delle rose. Sono pochi oggi i rosicoltori rimasti, è cambiata la floricoltura, soprattutto nell’ultimo decennio è diminuita la superficie ma anche le specie floricole coltivate, il mercato non riuscendo a remunerare i fattori della produzione impiegati ha costretto molti imprenditori a riversarsi nuovamente sul settore orticolo. Bisogna certamente ripartire, rilanciare la floricoltura a Scicli,mettere in campo nuovi saperi e nuove tecnologie per conquistare i Mercati Europei dove il nostro prodotto è stato sempre considerato di grande eccellenza.

La floricoltura non dà certamente prodotti di prima necessità, ma dobbiamo prepararci ad un consumo che in un prossimo futuro, superata l’attuale crisi economica, sarà destinato ad aumentare. Vista l’impennata dei costi di produzione (materie prime e soprattutto energia) e considerato che il nostro territorio gode di particolari privilegi ambientali quindi vocato verso una produzione di qualità, dice il dott. Calabrese, noi saremmo in grado, politiche permettendo, di competere con altri Paesi floricoli dove i costi sono notevolmente maggiori, causa fabbisogni energetici. In base a ultimi dati ministeriali tra le regioni che hanno il maggior valore produttivo nel settore vivaistico spiccano Toscana, Lombardia e Sicilia (80 milioni di Euro), mentre per il mercato di piante e fiori medaglia d’oro spetta alla Liguria seguita da Sicilia (oltre 170 milioni di Euro) e Campania (Fiera Milano, Myplant & Garden).

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Come si vede la Sicilia detiene oggi il secondo posto a livello nazionale e Scicli deve riacquistare la sua posizione di principale paese produttore. Per un rilancio della nuova floricoltura bisogna ridisegnare la futura programmazione ortofloricola locale e regionale atta a soddisfare le esigenze dei nuovi consumatori. La commercializzazione diretta fuori confini oggi assume un’importanza particolare soprattutto per il mercato del fiore reciso, ma risulta legata all’organizzazione dei trasporti rapidi e quindi alla possibilità di un riordino strutturale ed utilizzo dello scalo di Comiso. Dal punto di vista tecnico colturale sarebbe opportuno, per migliorare le competenze dei nostri giovani floricoltori, che anche l’Istituto Tecnico Agrario di Scicli potesse sostenere l’auspicato rilancio del settore floricolo aprendo una sezione specifica, in partenariato con le aziende di settore, sulle coltivazioni di specie floricole.

Nella foto di copertina, Giovanni Calabrese, nella prima serra di rose, nel 1967. 


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