Attualità
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28/12/2018 11:25

Facebook? Si vende le conversazioni private

I clienti? Amazon, altri media e case automobilistiche. Il NY Times ha intervistato 50 ex dipendenti Facebook

di Redazione

Messenger
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Mark Zuckerberg non dorme sonni tranquilli, stando a quanto scrive il New York Times. Facebook avrebbe condiviso molti più dati dei suoi utenti e con molte più aziende, di quanto non abbia precedentemente ammesso, al fine di aumentare il numero dei suoi già 2,2 miliardi di utenti, incrementando le entrate pubblicitarie.

Facebook per anni avrebbe condiviso i dati degli utenti senza che questi ne fossero a conoscenza, con ben 150 società, e l’avrebbe fatto violando le regole sulla privacy della piattaforma stessa.

Ma chi sono i clienti di Facebook? Altri colossi, fra cui Amazon, che ha ottenuto nomi e contatti degli utenti tramite le reti degli amici, Netflix e Spotify che avevano la possibilità di leggere i messaggi privati degli utenti di Facebook, il motore di ricerca di Microsoft, Bing, che era stato autorizzato a vedere i nomi di praticamente tutti gli amici degli utenti di Facebook. Ma fra i clienti segreti di Facebook anche case automobilistiche e altri media. 

Ma come fa il New York Times ad avere queste informazioni? Semplice. A parlare sono una cinquantina di ex dipendenti. 

I suggerimenti di nuove amicizie

La funzione «persone che potresti conoscere», tramite la quale Facebook suggerisce utenti con cui il soggetto potrebbe avere contatti e che esulano da Facebook, sarebbe stata foraggiata dalle liste di contatti dei partner come Amazon, Yahoo o la società cinese Huawei, in modo da ottenere una visione approfondita delle connessioni fra le persone, per suggerire nuovi contatti.

La replica di Facebook al NY Times

Del resto, il direttore della privacy e della politica pubblica di Facebook, Steve Satterfield, ha dichiarato che i suoi partner «non ignorano le impostazioni sulla privacy delle persone» e nessuno di loro ha violato la privacy degli utenti o l’accordo fatto con la Federal Trade Commission. Satterfield ha specificato di essere consapevole che Facebook ha un gran «lavoro a fare per riguadagnare fiducia delle persone. Proteggere le informazioni degli utenti richiede team più forti, una tecnologia migliore e politiche più chiare, ed è qui che ci siamo concentrati per la maggior parte del 2018».

«Nel corso degli anni – ha dichiarato Satterfield nel comunicato stampa – abbiamo stretto una partnership con altre società in modo che le persone possano utilizzare Facebook su dispositivi e piattaforme che non supportiamo noi stessi. A differenza dei giochi, del servizio di streaming musicale o di altre app di terze parti, che offrono esperienze indipendenti da Facebook, questi partner possono offrire solo le funzionalità specifiche di Facebook, e non sono in grado di utilizzare le informazioni per scopi indipendenti».