Al momento non c'è alcun indagato
di Michelangelo Barbagallo


Ragusa – Continuano le indagini attivate qualche tempo fa dalla Procura della Repubblica. Al momento non c’è alcun indagato. La magistratura ha infatti aperto un’indagine sugli impianti fotovoltaici attivati nella provincia iblea e in particolare nel territorio del Comune capoluogo. Alcuni esposti presentati lo scorso anno da alcune associazioni ambientaliste avrebbero dunque destato l’attenzione della Procura che, come si ricorderà, aveva nei mesi scorsi chiesto alle forze dell’Ordine, e in particolare alla Guardia di Finanza, di effettuare dei sopralluoghi in alcune aree rurali.
Dopo la scorsa estate, infatti, cioè dopo l’approvazione del piano paesistico, assieme alla Soprintendenza, i finanzieri sono intervenuti per verificare le autorizzazioni delle aziende che stavano realizzando il fotovoltaico. In alcuni casi è stato intimato lo stop perché non in linea con le previsioni dello strumento di pianificazione territoriale. La Procura sta valutando le autorizzazioni già rilasciate ma anche le richieste più recenti ancora in itinere.
Del fotovoltaico a Ragusa due anni fa si occupò anche Vittorio Sgarbi che addirittura fece venire gli inviati di Striscia La Notizia per denunciare lo smantellamento dei muretti a secco. Sgarbi aveva parlato di “orrori a causa di impianti fotovoltaici con le strutture portanti come alberi in quantità straordinaria ravvicinati per sostenere, all’altezza di circa due metri e mezzo, pannelli neri. Per queste coltivazioni si sono abbattuti chilometri di muretti a secco come si vede bene in località Mendolilli vicino a Ragusa. Questi impianti – aveva detto Sgarbi – in tutto simili a cimiteri, così come i parchi eolici stravolgono il volto di campi e colline, con l’abbandono delle coltivazioni tradizionali per queste installazioni su terreni desertificati”.
Le telecamere di Striscia andarono a chiedere spiegazioni anche al sindaco di Ragusa, Nello Dipasquale che brevemente spiegò che il Comune non può opporsi a questo tipo di impianti in quanto la normativa lascia pochi spazi di scelta all’ente locale. “In questo settore – disse in quell’occasione il primo cittadino ibleo alla tv nazionale – il parere del Comune conta poco”.
Dal canto loro gli ambientalisti auspicano che si possa fare chiarezza. “Non siamo investigatori e dunque non ci pronunciamo – spiegano dal comitato Tutela Terre d’Oriente – Siamo gente di cultura che si occupa del paesaggio. A nostro avviso il fotovoltaico è una fonte di energia alternativa che va usata allocandolo sui tetti esistenti e per fornire il fabbisogno energetico a livello locale, tutto il resto sono solo speculazioni che non portano nulla».
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