Lettere in redazione
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07/02/2008 00:01

Il moderatore: Lettera a ScicliNews

di Redazione

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Una mia amica mi ha telefonato.

“Sai cosa ho letto in un libro di aforismi? Che i giornalisti siete quella categoria di persone che offendete gli altri in pubblico salvo chiedere scusa in privato”.

Scrivo in prima persona, e per la prima volta, su ScicliNews, parlando di un fatto personale con un rilievo pubblico.

Domenica ho pubblicato un comunicato stampa, scritto da una persona che accusava Giovanni Avola e la Cgil Scuola iblea di disinteressarsi dei problemi degli iscritti, dei lavoratori.

La nota mi era stata passata da una persona che conosco, un galantuomo. “Normale dialettica tra iscritti o ex iscritti a un sindacato e i loro rappresentanti”, ho detto fra me e me. “La pubblico”.

I giornalisti non siamo tenuti a dire da che parte sta il vero e il torto. Siamo tenuti a rappresentare gli interessi in campo, spesso, troppo spesso, inconciliabilmente opposti, ineludibilmente antitetici.

Non siamo tenuti a decidere cosa è vero e cosa è giusto. Dobbiamo rappresentare i fatti per come si presentano sul campo. Passano due giorni, e il galantuomo che mi aveva passato il comunicato mi mette in guardia: “Sai questa vicenda non mi convince”.

Faccio una breve indagine e scopro che quelle che a prima vista sembravano legittime, per quanto astruse e contorte, rivendicazioni sindacali, nascevano probabilmente da altro.

Non è un segreto che la pubblica amministrazione riservi privilegi, occasioni di potere, opportunità, gestione di risorse umane ed economiche che fanno gola. E non è un mistero che spesso la lotta sindacale serva a difendere o a tutelare talvolta i privilegi.

Non aggiungo altro, perché credo abbiate capito che la mia opinione sulle presunte mancanze della Cgil si è presto riveduta dopo un attento, e più documentato, esame dei fatti.

La mia buona fede mi aveva indotto a dare credito a un documento di protesta. Ho sbagliato.

Rispondo alla mia amica: io, Giuseppe Savà, moderatore, ideatore, responsabile di ScicliNews, chiedo scusa a Giovanni Avola e alla Cgil.

Perché da un’analisi circostanziata dei fatti ho desunto che le colpe ascritte loro in quel documento non esistono.

Chiedo scusa inoltre ai tanti che in questi giorni chiedono di divertirsi, nell’anonimato che questo sito assicura loro, codardi, su una vicenda in cui non c’è un avviso di garanzia, non c’è una iscrizione nel registro degli indagati, non c’è nulla, se non una denuncia.

Esercito il diritto dell’analisi preventiva dei fatti, nella tutela dei minori e dei disabili, ricordando che quando ero a scuola, i peggiori genitori dei miei compagni di classe erano sempre i genitori-professori, che giustificavano l’essere asini dei loro figli prendendosela con i colleghi professori.

Esercito il diritto all’analisi preventiva dei fatti, rifiutando il principio per cui “se lo dicono tutti lo devo dire anch’io” e che non c’è nulla di male nell’infamare una ragazzina o un professionista, se gli altri già lo fanno.

Mi sottraggo all’effetto “domino”, come ci eravamo sottratti, il 4 ottobre scorso, insieme agli altri miei colleghi della carta stampata, in occasione della violenza alla minorata psichica.

Altro sono gli arresti e i mandati di cattura. Per oltre un mese tacemmo la notizia nella tutela di quella ragazza. Ritenendo più importante la protezione di quella giovane donna che “fare cassetta” vendendo copie di giornale.

Perché la storia di ognuno di noi dice chi è galantuomo e chi no.

Per quanto mi riguarda, mantengo questo sito, spendendo denaro mio, con sacrifici personali enormi, rischiando quotidianamente la querela, pur di dare spazio ai vostri istinti.

Esercito la capacità di discernimento, cercando di valutare persone, fatti, storie di vita.

Forse sbaglio e continuerò a sbagliare. Ma con la mia faccia. E la mia coscienza.

Quando vorrete, e lo chiedo ai 145 mila visitatori in nove mesi, chiudiamo il sito e questa bellissima esperienza.

                                                               Il moderatore

                                                             Giuseppe Savà