Il coperchio del serbaoio esploso, volando come un proiettile, avrebbe potuto uccidere cinque persone
di Redazione
Ragusa – È servito un editoriale di Ragusanews perchè le istituzioni si svegliassero. L’esplosione del serbatoio del pozzo petrolifero Irminio, al confine tra Ragusa e Scicli, poteva essere una strage. Il coperchio del serbatoio esploso come un proiettile è volato a venti metri di distanza. Avrebbe potuto uccidere quattro, cinque persone se solo si fossero sfortunatamente trovate sulla sua traiettoria.
A prendere finalmente coscienza della questione il sindaco di Ragusa Peppe Cassì, che tardivamente spiega: “Ritengo opportuno rendere edotta la cittadinanza in merito all’incendio avvenuto nel nostro territorio, in c.da San Paolino, a un serbatoio di 250 m3 utilizzato per lo stoccaggio di idrocarburi.
Secondo la notifica d’intervento dei Vigili del Fuoco che abbiamo ricevuto oggi, a causare l’incendio di sabato 10 gennaio sarebbe stato uno scoppio dello stesso serbatoio il cui coperchio, originariamente saldato, è stato rinvenuto a circa venti metri di distanza.
Nessun ferito tra gli operai né tra gli occupanti di una vicina masseria evacuata per precauzione, con lo spegnimento delle fiamme avvenuto mediante schiuma e la successiva messa in sicurezza dell’area.
Sempre oggi i Vigili del Fuoco hanno disposto la sospensione del Certificato di Prevenzione Incendi per la società responsabile dell’impianto fino a quando non saranno completate una serie di analisi sulle cause dello scoppio e sui sistemi di sicurezza, con lo svuotamento del greggio contenuto in tutti i serbatoi presenti nel sito.
L’Ufficio Regionale per gli Idrocarburi e la Geotermia ci ha comunicato che in settimana effettuerà un sopraluogo ispettivo per le indagini del caso”.
Quindi anche la Regione si è svegliata. C’è un tema sicurezza sui luoghi di lavoro ancora troppo sottovalutato.
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