Lettere in redazione
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29/02/2008 22:22

Pasqua, anche quest’anno ci stupiranno con effetti speciali

di Redazione

Siamo in tempo di Quaresima, e in un piccolo paese che riesce a conservare le sue tradizioni già si sente nell’aria un certo profumo e una fervida preparazione.
Vedi persone di tutte le età, che continuano a coltivare il culto dell’Addolorata, recandosi ogni venerdì al Santuario di S. Maria La Nova. È gradevole, suscita una certa emozione, vedere persone che vanno e vengono dall’imponente tempio religioso e con molto ossequio, ma soprattutto con tenace fede in Quella che ancora è considerata un’icona del dolore, del sentimento, della pietà, promettono gli ex voto, ovvero chiedono delle grazie, dei benefici non per loro, ma per i loro prossimi congiunti. È un momento di grande fede ed altruismo. È una tradizione che nella sostanza è rimasta immutata nel tempo, che è riuscita a mantenere una certa integrità morale e religiosa. Si, in passato sicuramente la forma era diversa, nel senso che la festa della domenica delle Palme era preceduta, al pari dell’Immacolata con le Sue canzoncine, dal c.d. “lamientu”. In poche parole si andava in giro con la banda musicale a cantare lo straziante “Stabat Mater”.
Questa è stata una tradizione che ha subito il c.d. “processo di secolarizzazione”, il quale, nel tempo, la fece scomparire. Qualche anno fa abbiamo assistito ad una specie di “riesumazione” di questa serata antecedente la domenica delle Palme, ma fu solamente un semplice fotogramma, nel senso che quella “riesumazione” non fu più continuata.
Sicuramente si capì che quello che apparteneva al passato bisognava lasciarlo al passato.
Allo stesso modo, sempre in quegli anni, colui o coloro che “riesumò (riesumarono)” il lamento, ebbe/ebbero anche l’idea di riprendere la c.d. “Svelata” la notte della Resuscita. Io da buon sciclitano nato e cresciuto con la Resuscita operata con la mitica carrucola posta dietro l’altare maggiore della Chiesa, alla vista di quell’enorme telo rosso porpora rimasi un po’ stupito. Quanto assistetti all’evento pre-annunciato come spettacolare, ci rimasi di stucco. Non riuscì a provare le stesse emozioni che mi dava quell’innalzamento lento e graduale del “Risorto” da dietro l’altare; quello “sbucare” della tre dita pian pianino; quelle urla, grida, che continuavano sino a quando l’Icona dell’orgoglio sciclitano non era lì, irta, che, col giusto il ruolo che Gli spetta, ci guardava dall’alto verso il basso, con uno sguardo diretto verso tutta la platea.
La ripresa di quella che un tempo fu tradizione (la svelata) ma che, dopo, fu soppiantata da altra tradizione (la carrucola) degenerò quando, qualche geniale mente, ebbe l’idea di spostare tutto all’esterno, sul sagrato della Chiesa e, unendo all’aspetto religioso-goliardico quello tipico da sala da ballo, si assistette ad una “Resuscita” del tipo Koala Maxi (tanto per non fare pubblicità!). Occhi di bue, luci multicolori proiettate sulla facciata esterna della Chiesa, fumo al profumo di limone o lavanda, insomma uno spettacolo alla sanremese, (tanto per rimanere ai giorni d’oggi).
Personalmente avevo portato degli amici a Scicli, curiosi di vedere quanto Capossela aveva canzonato, i quali alla visione di questo spettacolare spettacolo la prima domanda che mi fecero fu: “Ma qui funziona realmente così?” E io risposi: “e questo non è niente, ogni anno ne tirano fuori sempre una nuova”.
Ho seguito la bagarre virtuale tra le due bande e, in un commento ho letto, ho constatato che in realtà la colpa di questa conflittualità virtuale è da attribuire a chi organizza la festa, il quale (o i quali), forse, prova(no) piacere a vedere che le due bande locali si “scornino”.
A mio parere chi ha scritto tale pensiero ha colpito nel segno. Infatti, seguendo il disegno dell’innovazione, del voler fare sempre qualcosa di più che lasci il segno, che lasci la gente a bocca aperta (sic!), che porti la stessa gente a parlare nel bene o nel male, sempre qualche mente geniale ha pensato di far suonare contemporaneamente le due bande locali. Per carità, condivido tale scelta, perché in questo modo la musica è garantita, nel senso che l’inno a Busacca è suonato a ripetizione, ma questo risultato non può essere raggiunto mettendo a suonare nello stesso luogo le due bande locali, le quali, per forza di cose, ci faranno assistere agli spettacoli umilianti dello scorso anno. Fischi dell’una verso l’altra, strombazzate, competizione a tutto tondo.
Ma, signori organizzatori non ci voleva mi la sfera di cristallo per capire e prevenire quello che è successo! Sono sì per la doppia banda, però chiamatene almeno una di un altro paese. Condivido lo spettacolo, ma non esageriamo fino allo spettacolo da circo. Già ci accusano che la Pasqua a Scicli è divenuta una festa pagana, se poi la paganità deriva propria dall’Arciconfraternita che dovrebbe attenersi a determinati criteri canonici-religiosi, che non dovrebbe occuparsi di fare spettacolo ma di organizzare logisticamente la festa cercando di introdurre degli elementi religiosi in un contesto oramai paganizzato, alla fine non diciamo che la Pasqua a Scicli è pagana per colpa dei portatori, i quali credono e sperano proprio in Colui che portano faticosamente sulle spalle. A loro non interessa dello spettacolo delle luci, delle due, tre, quattro bande, dei fuochi pirotecnici, tutti particolari ai quali voi dedicate l’organizzazione della festa. A quei ragazzi interessa solo portare in giro il loro Signore, e gridare al cielo Gioia! A differenza di Voi, per i portatori la festa di Pasqua non è una festa di spettacolo, è un giorno goliardico, di spensieratezza, di speranza e di “Gioia”.
Dunque finitela di stupirci ogni anno con effetti speciali, con le solite sorprese anche perché sarebbero dei dejà v’ù, (delle cose già viste). La bellezza delle cose stà nella loro semplicità. Non affannatevi a trovare novità, delle cose mai viste, ad innovare lo spettacolo, anche perché questo è insito nella semplice dizione “Il Gioia di Scicli”.
Mi sobbalza alla mente un pensiero. Considerato che si appena insediato il nuovo Vescovo di Noto, sarei curioso si sapere qual è il pensiero del Monsignore sulla festa di Pasqua di Scicli. Ma forse è una domanda precoce. Aspettiamo che anche questa Pasqua vada in archivio.
                                                                                             Nostalgico