Cultura Scicli

Max Gazzè: Io, poeta minore

Un articolo apparso nel Giornale di Scicli del 2000

 

Un giorno apriremo una porta d’entrata

tu bianca e fatata sarai la mia luce

io nuovo marito, compagno d’altare

quel giorno speciale

Daniela velluto di cuore e di mani

finiti gli esami fu preda del luglio

e quando in settembre partimmo da Scicli

https://www.ragusanews.com//immagini_banner/1530871689-3-.gif

col sole e la luna per noi

sognavi di avere quel sorriso in tasca

che ho visto su vele in burrasca

e folle volere e voglia di andare…”

 

                                                                “L’amore pensato”

                                                                      Max Gazzè

                                                   da “La Favola di Adamo ed Eva”

 

 

Scicli - All’una e mezza della notte la pizzeria in cui ci siamo rifugiati è quasi deserta. Poco fuori le mura, a Marina di Modica, “L’oasi dei Re” ci accoglie stanchi di una giornata iniziata di buonora, vissuta sul filo dell’ansia: la prima volta di un concerto di alto livello, organizzato dal Comune, dopo nove anni dall’ultimo concerto organizzato da privati allo Scapellato, in uno scenario impareggiabile quanto inedito, la cava di San Bartolomeo, con tanto di biglietto e di security… Ce n’è abbastanza per “friggere come burro in padelle”, direbbe il buon Massimiliano Gazzè, il più stanco di tutti insieme all’assessore Giovanni Mormina, che all’impresa del concerto ci ha creduto come nessun altro.

Cocktail al kiwi e alla fragola, pizza, fritto misto di mare, Corvo Glicine, “gazzè e ammazzagazzè”, ordina alla fine Max giocando sull’assonanza gazzè-caffè.

Al tavolo anche “il sindaco più giovanile che abbia mai conosciuto”, con una maglietta nera che lo avevano scambiato per uno della security, Gigi Nifosì, Gino Savarino, il “cugino” Giovanni Gazzè, la band e il datore di luci, che ricorda ancora di essere venuto a Scicli, allo Scapellato, diciotto anni fa, con il Banco del Mutuo Soccorso.

Max, molti dei tuoi fans sciclitani hanno rabbrividito quando, ne “L’amore pensato”, forse la tua canzone più bella, hai sostituito Roma con Scicli. Non è stato un espediente un po’ civettuolo per ingraziarsi il pubblico?

Assolutamente no. Vedi, non cambio mai i testi delle mie canzoni, per nessun motivo, credo alla fedeltà a un testo e basta. “Partire da Scicli in settembre” è un partire figurato, e Scicli è un luogo dell’anima per me, la mia famiglia, tanto quanto lo è Roma nella canzone. Voglio dire che, a parte la prosodia che mi ha consentito di scandire il nome Scicli al posto di Roma, entrambi composti da due sillabe, non mi sognerei mai di cantare “partimmo da Casal Pusterlengo” solo perché sto facendo un concerto lì. E’ stato un omaggio, alla città di mio padre Enzo, dei miei nonni, don Memmo Gazzè e Giovanna Di Natale. Del resto, non mi sono mai sentito romano in vita mia, non parlo romanesco, ho fatto gli studi superiori in Belgio, parlo il francese di madrelingua, non sento di appartenere neppure alla “scuola romana” di Niccolò Fabi e Alex Britti. Mi piace pensare piuttosto alle mie origini siculo-spagnole. Da alcune ricerche di araldica che ho fatto ho scoperto che i Gazzè approdano a Scicli dalla Spagna, grazie al trasferimento in Sicilia di una famiglia del notabilato spagnolo vicino a Carlo V. E’ una cosa che mi diverte moltissimo…Genealogie “nobiliari” a parte, credo che la definizione più bella di questo paese me l’ha data in prestito il mio amico Franco Battiato, quando mi ha detto che “Scicli è un’isola in Sicilia…” Per il fermento culturale, per il senso di appartenenza a una comunità, per il rispetto del territorio. Ecco, “partire da Scicli in settembre” vuol dire tutte queste cose insieme…

Sei tra i pochissimi cantautori italiani, della generazione dei trentenni, che riescono a sfuggire ai clichè e a vendere moltissimo. Qual è il tuo segreto?

 

La musica italiana oggi è come una grande piazza in cui c’è tanta gente che fa rumore. Alcuni piallano, altri usano il trapano, qualcuno suona, pochissimi inventano…In mezzo a tutto questo rumore di sottofondo è difficile riuscire a scorgere la musica di qualità. E’ il sistema delle radio, dello strapotere di chi ti dice che “dopo un mese la canzone è già vecchia”, ad incentivare il rumore di sottofondo. Il segreto sta nel non fare ciò che le radio ti chiedono. Ho sempre usato questo metro nelle mie canzoni, pensarle come se non dovessero mai andare in radio. Francesco Guccini sei mesi fa ha pubblicato un album di cui nessuna canzone viene trasmessa in radio; ha venduto mezzo milione di dischi.

Per farti capire, oggi pomeriggio a Ragusa ho comprato una chitarra di seconda mano, l’ho pagata un milione, non è una buona chitarra, ma ha dei suoni che una buona chitarra non avrebbe. A volte capita che ti serve un suono sporco, non ortodosso, strano. Un qualunque mio collega forse non avrebbe mai comprato una chitarra del genere, io sì, perché so che chi fa musica acquista suoni e non strumenti musicali. Vedi, questo modo di vedere le cose di musica in Italia non è molto comune, tutti rincorrono l’alta tecnologia, la perfezione della musicalità, senza accorgersi di appiattirsi su un livello elevatissimo…di banalità. A volte un suono sporco dice molte più cose di una sonorità pulita ma uguale a tante altre.

Come ti è sembrato il concerto di stasera a Scicli?

 

Avrei voluto riprenderlo con le telecamere e portarmelo a casa. La cava di San Bartolomeo meriterebbe manifestazioni ben più prestigiose. Poco prima di iniziare ho telefonato a papà. Un signore (il signor Conti, padre del commercialista Angelo, ndr) mi ha dato una foto di mio padre quando era ragazzo, ho provato un sussulto, l’ho chiamato…

Chi è il “poeta minore” a cui hai dedicato la prima canzone dell’ultimo album?

 

Poeti minori siamo tutti coloro che facciamo la cosiddetta musica d’autore, una forma d’arte sospesa a metà tra la poesia e la prosa. Poeta minore è mio fratello Francesco, che scrive poesie senza avere lo spazio di pubblicare, di essere letto… I cantautori siamo tutti figli di una musa meno importante delle altre; quella canzone parla di questo nostro limite.

Pensi che il formato Mp3 ed internet possano favorire la diffusione della musica d’autore?

 

Sono contrario alla musica su internet e alla musica gratuita in genere. Non ho mai regalato un disco in vita mia perché penso che per essere apprezzata la musica vada comprata, con sacrificio. Condivido la scelta di fare concerti a pagamento, soprattutto alla luce del fatto che nel meridione d’Italia la musica dal vivo è commissionata dagli enti pubblici che lasciano spesso l’ingresso libero. Questo è diseducativo, come è diseducativa la musica propinata in televisione in play-back, in quei programmi in cui l’evento musicale passa in secondo piano per diventare evento televisivo. Ecco, al ventre molle di chi sta in pantofole ad ascoltare la musica che danno in televisione, preferisco lo zoccolo duro di chi paga, anche un prezzo politico, per venire a vedere i concerti.

Quando tornerai in Sicilia?

 

Nei prossimi mesi correrò a Pergusa, vicino Enna, con il kart. Ho preso il brevetto di pilota grazie al mio amico Trulli, che corre in Formula Uno. A settembre, finita la tournè, vorrei fare un paio di settimane di vacanze a Scicli, del resto lo dice anche la canzone…

Nella foto, scattata in San Bartolomeo, Max Gazzè parla col sindaco Bartolomeo Falla, abbracciando i due sacrestani

https://www.ragusanews.com//immagini_banner/1531731979-3-despar.gif