Cultura In morte

Sebastiano Tusa, l'uomo che ha sfidato l'ignoto

Aveva superato due interventi per l'asportazione di un tumore

Ha rischiato la vita pur di sapere

C'è qualcosa di profetico nella morte, improvvisa, tragica e straziante di Sebastiano Tusa. La profezia che si materializza con la sua scomparsa è quella dell'uomo che sfida l'ignoto, che cerca il non conosciuto, e attraverso questa ricerca rischia la vita. 

Sebastiano Tusa aveva superato due interventi chirurgici per tumore, al colon e ai polmoni, e dopo la chemioterapia -che gli aveva fatto perdere i capelli- si immergeva in mare, riprendendo il lavoro di ricerca archeologica subacquea. 

Una sfida alla malattia e alle avversità, alla condanna che il destino sembra assegnare quando la diagnosi è infausta. Come se la consapevolezza di un tempo limitato avesse accelerato in lui un bisogno di conoscere, di cercare, di mettere in mto tutte le leve della curiosità scientifica. 

Tusa è stato un Indiana Jones siciliano, pronto a rischiare pur di sapere, dedito al suo lavoro con amore invidiabile. Ha fatto ciò che gli piaceva, lo ha fatto con passione, trasporto, abnegazione, lasciando l'ospedale e i cicli di chemio, la broncopolmonite e i ricoveri, per tornare a indagare. In mare, dove si immergeva, e lungo i frastagliati sentieri dell'archeologia. 

E' morto - ci sia consentito- nella maniera più feroce e coerente possibile, per un uomo che del sapere aveva fatto una missione. Andando in Africa, a portare in un convegno mondiale Unesco la propria testimonianza. Che oggi brilla, insopprimibile. 


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