Attualità Milano

Luca Zingaretti: Io? NonsoloMontalbano

“Vanity Fair Stories”

Milano - “Lo conosciamo tutti come l’attore che da il volto al “commissario Montalbano”, una fiction della Rai che ancora oggi, nel 2019, riesce a fare più di dieci milioni di telespettatori a puntata e che, nel corso degli anni, ha superato un miliardo di telespettatori, praticamente più della popolazione della Cina. Ma come dice lui Montalbano lo ha solo “accompagnato” senza impedirgli di fare altro; lui ha fatto il cinema d’autore con Lucchetti, Giordana, Avati…ha interpretato grandi eroi della storia italiana come Olivetti e Borsellino. Ha fatto tantissimo teatro, infatti è proprio dal teatro che lui ha cominciato, ed è proprio in questa veste che lo rivediamo oggi. Con il monologo “stronzate” Luca Zingaretti…”.
A questa lunga presentazione ha seguito un boato del pubblico, con applausi e urla, e l’entrata in scena del nostro Montalbano.

Domenica 26 novembre 2019 ho avuto la fortuna di partecipare al secondo anno del “Vanity Fair Stories”, un evento per i lettori del giornale in cui alcuni dei volti più noti del momento venivano intervistati di fronte ad un piccolo pubblico, parlando appunto della loro “storia”.

In quei due giorni dal The Space Odeon sono passati davvero i più grandi: da Luciano Ligabue a Antonello Venditti, da Gabriele Muccino a Paolo Genovese, da Vittoria Puccini a Stefano Accorsi…e dal palco della sala 1 è passato anche il nostro “amico” Luca Zingaretti. Devo ammettere che non ero molto felice di ascoltare l’intervista di Zingaretti, con lui ho sempre avuto un rapporto di “odi et amo” come molti dei miei compatrioti. Premettendo il fatto che la sala era colma di gente (solo ai livelli di Pierfrancesco Favino) e quando lui ha fatto il suo ingresso lo hanno accolto in sala con un grande applauso e tanto entusiasmo, lui ha spiegato che negli ultimi mesi si sta dedicando alla stesura di un’opera teatrale e ci ha regalo un estratto di questa opera ancora in produzione: un monologo dal titolo “stronzate”. Forse un modo per rilanciare la sua figura? Forse Zingaretti sta cercando di farci capire “hey, io non sono solo il commissario Montalbano”?.

Sicuramente è così dato che durante l’intervista sulla sua storia che, ammettiamolo, vede come evento principale il ruolo di Montalbano, non si è parlato quasi mai della fiction. Dopo questo monologo della durata circa di 15 minuti (a parere mio poco coinvolgente) comincia il “gioco intervista”: la giornalista legge delle frasi e Zingaretti risponde “vero” o “stronzate”. Si parte da un’aneddoto su Montalbano: “la notte prima del tuo primissimo giorno di riprese del Commissario Montalbano eri terrorizzato”.

“VERO!” risponde e aggiunge: “avevo una paura tremenda di interpretare questo commissario, non è un personaggio facile. Per fortuna quella notte mi è arrivata la chiamata di Andrea Camilleri che mi ha rassicurato dicendomi che ero un cretino”.

Questa è l’unica frase riguardante quell’esperienza, il resto dell’intervista si basava sulla sua ideologia politica (l’attore da giovane era militante dell’estrema sinistra), sul fatto che avesse sposato la donna più bella d’Italia (Luisa Ranieri) e su quel poco di cinema d’autore che ha fatto; racconta infatti la traumatica esperienza cinematografica alla mostra del cinema di Venezia nel lontano 94’, quando lui era protagonista del film “Il branco” di Marco Risi. Il film fu fischiato in sala e offese la grande Uma Thurman, per questo motivo Zingaretti racconta di aver passato due giorni a piangere e più di una settimana “tra i fumi dell’alcool” a Roma.

A conclusione di questa breve intervista posso dire che lo scopo principale era quello di allontanarsi il più possibile dalla figura di Montalbano, come del resto l’attore ha quasi sempre fatto. Forse per questo motivo prima parlavo di “odi et amo”: amo perchè lui ha dato vita ad uno dei personaggi più belli non solo della televisione, ma di tutta la letteratura italiana e si deve ammettere che quel ruolo gli riesce proprio bene; odi perchè in tutti questi anni per via della sua fame di notorietà e della sua voglia di mettersi in mostra, non ha mai accettato che il suo talento fosse oscurato dalla figura del commissario, ha sempre cercato di staccarsi, ma non c’è mai riuscito. Insomma, come una maledizione che recita “hai accettato di interpretare il commissario Montalbano per avere ricchezze e gloria, adesso la sua ombra aleggerà su di te per sempre”, Zingaretti deve mettersi l’anima in pace ed accettare che qualsiasi ruolo faccia, che sia cinema d’autore o teatro, quando vedremo il suo volto penseremo sempre “il commissario Montalbano sono”.