Giudiziaria Catania

Catania è senza sindaco. Condannato, e sospeso, Pogliese

Il Comune sarà quindi retto per i prossimi 18 mesi dal vicesindaco Roberto Bonaccorsi

Catania - Catania resterà per almeno 18 mesi senza sindaco e in caso di conferma della sentenza di primo grado che ha condannato Salvo Pogliese andrà al voto anticipato. La sentenza di condanna di Pogliese per le spese pazze all'Ars a 4 anni e sei mesi.

Per la legge Severino Pogliese adesso sarà sospeso, a meno che non si dimette e lui ha sempre detto che non lo avrebbe fatto anche in caso di condanna in primo grado. Il Comune sarà quindi retto per i prossimi 18 mesi dal vicesindaco Roberto Bonaccorsi, un tecnico che in passato è stato vicino a Raffaele Lombardo e adesso ruota attorno all'area dell'eurodeputato di Fdi Raffaele Stancanelli, del quale è stato in passato vicesindaco. Pogliese, da due anni sindaco, aveva sconfitto Enzo Bianco nel 2018: lasciata Forza Italia è entrato in Fratelli d'Italia con i buoni uffici di Stancanelli ed era, ed è, uno dei riferimenti anche di Matteo Salvini in Sicilia.

L'accusa
Il denaro pubblico serviva per la retta del bambino all’asilo, per rifare gli infissi nello studio del padre oppure per comprare la borsa Louis Vuitton o regali vari da Nazareno Gabrielli, ma anche per panettoni, spumanti e ceste natalizie, per la lavanderia, la pasta fresca e la revisione del motorino. Ma anche per comprarsi un paio di Audi A6 personali. E persino per la collezione di Diabolik, allegato ai giornali. Cinque ex deputati regionali siciliani incappano negli strali della giustizia penale, con condanne pesanti, che in un paio di casi potrebbero portare al carcere e in uno – certamente – alla sospensione automatica del sindaco di Catania, Salvo Pogliese. 

Una sentenza durissima, con 5 condannati e un solo assolto, l’ex capogruppo di Forza Italia Titti Bufardeci. Per gli altri una decisione inattesa, quella emessa dalla terza sezione del tribunale di Palermo, nel processo sulle cosiddette spese pazze (periodo 2008-2012) dell’Assemblea regionale, il Parlamento siciliano dagli stipendi d’oro e dalle prebende esagerate. Tanto che gli ex presidenti dei vari gruppi politici rappresentati a Palazzo dei Normanni si sarebbero appropriati del denaro riservato alle formazioni parlamentari, destinandolo a usi personali e privati. Pogliese ha avuto 4 anni e 3 mesi, oltre la soglia che di fatto evita il carcere e consente le misure alternative; Rodolfo Maira, detto Rudy, 4 anni e 6 mesi. Poi Cataldo Fiorenza 3 anni e 8 mesi, Giulia Adamo 3 anni e mezzo e Livio Marrocco 3 anni. Condanne per peculato continuato, che a Pogliese costeranno temporaneamente il posto a Palazzo degli Elefanti.

Giulia Adamo, che fu anche sindaco di Marsala ma all’Ars cambiò tre gruppi diversi, avrebbe speso per sé 11.221,98 euro, destinandoli a generi di lusso; Fiorenza è stato condannato per essersi appropriato di 16.220 euro; Maira, ex dell’Udc e dei Popolari Italia di domani, di 82.023,20, con cui pagò tra l’altro il leasing di due Audi A6 V6 sue personali, stabilirono gli investigatori della Guardia di Finanza; Livio Marrocco, ex finiano di Futuro e Libertà, si è visto condannare per 3.961,53 euro, spesi per soggiorni alberghieri, la revisione della moto, più 179 euro per Diabolik. Salvo Pogliese, che fu a capo del gruppo Pdl di Berlusconi, si prese 75.389,08 euro.

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I giudici hanno ritenuto fondate le richieste della magistratura indagante ritenendo ingiustificabile che l’attuale primo cittadino etneo abbia impiegato 1200 euro per rifare gli infissi dello studio del padre, avvocato, 280 euro per la retta scolastica del figlio in un asilo, 41 mila euro per pizzerie, hotel, american bar e soggiorni per sé e i prossimi congiunti, oltre che per l’autista. E poi ci sono pure 31 mila euro per prelievi in contanti, 1366 per panettoni e spumanti, 40 confezioni da regalare.

Considera ingiusta la sentenza e annuncia che proporrà appello, il sindaco di Catania Salvo Pogliese: «Non posso nascondere enorme amarezza e grande delusione per una sentenza che trovo assolutamente ingiusta – ha detto -. Ma da uomo delle istituzioni la devo accettare e rispettare. Nella mia vita mi sono sempre comportato da persona perbene e onesta interpretando i ruoli che i catanesi e i siciliani mi hanno affidato, con grande generosità, passione e infinito amore per la mia terra e per la mia Catania a cui sono visceralmente legato».
«Ho affrontato il processo con grande dignità - ha aggiunto Pogliese -, con documenti alla mano, e con decine di testimoni che hanno puntualmente confermato la correttezza del mio operato e l'assoluta "unicità" di chi ha anticipato ingenti risorse personali per pagare gli stipendi e il tfr dei dipendenti del proprio gruppo parlamentare e le spese di funzionamento, cosa mai accaduta all'Ars e in qualsiasi altro parlamento. Prendo atto con grande delusione che ciò non è bastato a convincere chi doveva giudicarmi».