Benessere Covid 19 e carenza di vitamina D

Vitamina D e Covid: la carenza può aggravare la malattia: lo studio

Avere una carenza di vitamina D (VitD) sembra predisporre, nelle persone che hanno contratto il Covid, a una malattia più grave

https://immagini.ragusanews.com//immagini_articoli/23-03-2021/la-carenza-di-vitamina-d-puo-aggravare-la-malattia-lo-studio-500.jpg La carenza di vitamina D può aggravare la malattia: lo studio

Covid, carenza di vitamina D può aggravare la malattia: lo studio
Cosa sappiamo su Covid e vitamina D? Avere una carenza di vitamina D (VitD) sembra predisporre, nelle persone che hanno contratto il coronavirus, a una malattia più grave, ovvero a "stadi clinici di Covid-19 più compromessi". E’ quanto emerge da uno studio retrospettivo su 52 pazienti, che ha visto la collaborazione dell’Istituto superiore di sanità (Iss), dell’ospedale Sant’Andrea di Roma e di altre istituzioni, pubblicato sulla rivista 'Respiratory Research'. - La carenza di vitamina D (VitD) sembrerebbe associata a stadi clinici di Covid-19 più compromessi. I ricercatori però evidenziano che "è difficile sostenere se l'integrazione di vitamina D possa svolgere un ruolo nel combattere la gravità della malattia e ridurre la sua mortalità, ma - avvertono - può essere una raccomandazione utile e sicura per quasi tutti i pazienti".

I risultati i dello studio
È quanto emerge da uno studio retrospettivo fatto su 52 pazienti, che ha visto la collaborazione dell'Iss, dell'ospedale Sant'Andrea di Roma e di altre istituzioni, pubblicato sulla rivista Respiratory Research.
"Nella nostra indagine abbiamo correlato, per la prima volta, i livelli plasmatici di VitD a quelli di diversi marcatori (di infiammazione, di danno cellulare e coagulazione) e ai risultati radiologici tramite TAC durante il ricovero per Covid-19 - spiega Francesco Facchiano, ricercatore dell'Iss, coautore dello studio - e abbiamo osservato che i pazienti con bassi livelli plasmatici di VitD, indipendentemente dall'età, mostravano una significativa compromissione di tali valori, vale a dire risposte infiammatorie alterate e un maggiore coinvolgimento polmonare".
Per lo studio sono stati arruolati 52 pazienti affetti da infezione da Covid-19 con coinvolgimento polmonare (27 femmine e 25 maschi, l'età mediana era di 68,4 anni). I livelli di vitamina D erano carenti (con livelli plasmatici di VitD molto bassi, sotto 10 ng/ml) nell'80% dei pazienti, insufficienti nel 6,5% e normali nel 13,5%.

Recenti osservazioni hanno dimostrato che la VitD non è un semplice micronutriente coinvolto nel metabolismo del calcio e nella salute delle ossa, ma svolge anche un ruolo importante come un ormone pluripotente in diversi meccanismi immunologici. E' noto che i suoi recettori sono ampiamente distribuiti in tutto l'organismo e in particolare nell'epitelio alveolare polmonare e nel sistema immunitario.
"Anche se gli effetti in vivo della VitD non sono completamente compresi - si legge nello studio - una serie di osservazioni sottolineano il ruolo della VitD nello sviluppo delle malattie polmonari. La sua insufficienza è stata collegata alle infezioni virali del tratto respiratorio inferiore e all'esacerbazione delle malattie polmonari ostruttive croniche e dell'asma. Inoltre, i soggetti con bassi livelli di VitD al momento del test Covid-19 erano a piu' alto rischio di essere positivi al Covid-19 rispetto ai soggetti con sufficiente stato di VitD".
Tuttavia, gli studiosi sono cauti, viene infatti rilevato che "l'effetto della carenza di VitD nella progressione del Covid-19 o nella gravità della malattia è ancora da valutare. I nostri dati sottolineano una relazione tra i livelli plasmatici di VitD e diversi marcatori di malattia. Al momento è difficile sostenere se l'integrazione di VitD possa svolgere un ruolo nel combattere la gravità della malattia e ridurre la sua mortalità, ma può essere una raccomandazione utile e sicura per quasi tutti i pazienti".


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