Giudiziaria
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30/01/2023 11:10

Messina Denaro, perquisita casa ex amante, si chiama Maria Mesi

Ebbero una relazione nel 1997

di Redazione

Messina Denaro, l'amante si chiama Maria Mesi
Messina Denaro, l'amante si chiama Maria Mesi

Bagheria, Palermo – A Bagheria i carabinieri del Ros hanno perquisito l’abitazione di una storica amante di Matteo Messina Denaro, lei si chiama Maria Mesi. Gli investigatori hanno perquisito pure casa del fratello, Francesco. Da quanto risulta un’ispezione sarebbe in corso anche nella sede della Torrefazione Agorà, impresa gestita dagli stessi Mesi.

La storia del capomafia trapanese con Maria Mesi risale al 1997. Il loro covo era Aspra, frazione rivierasca di Bagheria. All’epoca, Maria lavorava in una piccola azienda di commercializzazione di pesce. Il loro nido era in un appartamento al secondo piano di via Milwaukee 40, ad Aspra appunto, sul mare. 

Intanto, si continiua a indagare anche su altre donne, una si è presentata nei giorni scorsi alla caserma dei carabinieri di Campobello dicendo di avere avuto una relazione clandestina con quell’uomo “che ho scoperto dalla Tv essere il boss di Cosa nostra”, ma la sua versione non convince. 

Bagheria è da sempre una zona franca per Messina Denaro, come Campobello di Mazara. Qualche tempo fa, da un’intercettazione emerse che fra il 2003 e il 2004 il superlatitante “andava a rapporto da lui” da Leonardo Greco, che, dopo una lunga detenzione, era tornato a Bagheria fra il 2003 e il 2004, grazie ad alcuni permessi premio.
Bagheria centrale nei rapporti “di lavoro” e d’amore. Tra il 1996 e il 1997, Matteo andava ad Aspra, a trovare la giovane Maria Mesi. E lì, un giorno di maggio del 1997, il boss scomparve all’improvviso, poco prima che i poliziotti della Criminalpol di Palermo facessero irruzione. 

Maria Mesi, arrestata nel 2000
Maria Mesi venne arrestata a giugno del 2000. Gli inquirenti erano certi che la donna incontrasse il boss in un appartamento di Aspra, nel palermitano. Nel nascondiglio vennero trovate tracce del capomafia: una consolle Nintendo, un foulard di Hermes. La casa venne tenuta sotto controllo per un mese, ma qualcuno avvertì il capomafia ricercato che smise di andarci. La Mesi venne condannata in primo e secondo grado per favoreggiamento aggravato alla mafia. La Cassazione annullò parzialmente il verdetto, sostenendo che il rapporto sentimentale che la legava a Messina Denaro fosse incompatibile con l’agevolazione dell’associazione mafiosa.

Gli inquirenti trovarono diverse lettere che i due amanti si erano scambiati. «Ho voglia di darti tantissimi baci, mi manchi un mondo…», scriveva la donna, allora poco più che ragazza, al fidanzato. «Avrei voluto conoscerti fin da piccola e crescere con te, sicuramente te ne avrei combinate di tutti i colori perche’ da bambina ero un maschiaccio», diceva. E ancora: «Vorrei stare sempre con te, ho pensato molto al motivo per cui non vuoi che viva con te e credo di averlo finalmente capito. Quindi se e’ come penso io ti capisco, ma non sono d’ accordo con te. Ma siccome ti rispetto tantissimo di conseguenza rispetto le tue scelte. Ti amo e ti amero’ per tutta la vita. Tua per sempre Mari. Ps: Scrivimi presto». La Mesi e il fratello Francesco, che ha patteggiato la pena, lavoravano alla Sud Pesca, impresa di proprietà di Carlo Guttadauro, fratello di Filippo, cognato di Messina Denaro.