Lettere in redazione Ragusa

Ibla Buskers e l’imprevedibile pioggia d’ottobre

I danni alla chiesa

Ragusa - Gent. Redazione,

vi scrivo in merito ad alcuni incidenti verificatisi a Ragusa nel campo dei beni culturali. Ho riflettuto a lungo se farlo o meno perché uno (e sottolineo “uno”) dei protagonisti è l’ass. Edrisi, organizzatrice della manifestazione Ibla Buskers. Ero infatti restio a pubblicizzare quel che è accaduto perché nutro di fatto molta stima per gli organizzatori e per questa manifestazione che nel corso degli anni è stata spesso ostacolata: se da un lato quindi non vorrei offrire ai suoi detrattori nuovi argomenti, d’altro canto la mia coscienza civica non può tacere. In occasione di Ibla Buskers due NOSTRI beni artistici sono infatti stati, sebbene accidentalmente, danneggiati: mi riferisco al pozzo di San Francesco all’Immacolata e all’interno di San Vincenzo Ferreri. Il primo assegnato dal comune per farvi alloggiare gli artisti di strada, il secondo aperto, causa pioggia, per la serata conclusiva di domenica. Lavoro in un campo che purtroppo non c’entra niente con la cultura ma mi sono sempre piaciute l’arte e Ibla con i suoi tesori, comprese queste due chiese: trattasi di due luoghi ricchissimi di storia, beni della collettività non solo perché nella nostra città ma anche perché restaurati con soldi pubblici, cioè, ancora una volta, nostri.

Non so nulla della data dell’antico pozzo dei francescani ma ho letto che le sculture di San Vincenzo sono del XVIII secolo: quest’ultima chiesa, coi suoi 100 posti, ha dovuto accogliere centinaia di persone e per quanto gli organizzatori abbiano “ammonito” i meno rispettosi, è facile immaginare quanto la gente fosse ammassata. Non mi dilungherò sui problemi di sicurezza: vi dico solo che metà dello spettacolo l’ho perso ascoltando le lamentele della ragazza, seduta accanto a me a terra, che non si sentiva molto bene (come facciamo a farla uscire in caso di bisogno? pensavo).

Emergenza invece è stata considerata la pioggia, che nel corso degli anni ha spesso segnato questa manifestazione, a cui bisogna dar atto di non scegliere la più facile via dell’evento estivo ma di avviare quel processo di “destagionalizzazione” di cui tanto si sente parlare, che pochi operano ma che tanti commercianti e operatori culturali apprezzano. Davvero però non c’era altra soluzione a questa terribile e inaspettata sciagura naturale che è la pioggia? Non so, ad esempio, si poteva scegliere una sede comunale ‘vuota’ o lo stesso convento di san Francesco oppure una copertura temporanea a una delle tante piazze di Ibla (un tendone da circo, lo dico senza nessuna ironia, sarebbe anche stato coerente con gli spettacoli): non sarà il caso per la prossima edizione di destinare una fettina o meglio qualche briciola di quei 40.000 euro per la prevedibilissima “emergenza climatica”?

Tuttavia, come accennavo prima, i protagonisti non sono solo gli edrisiani: vero responsabili sono la Sovrintendenza, da cui traspare sempre quel poco coraggioso silenzio/assenso, e il Comune!

Come si fa ad autorizzare la serata di chiusura di un festival che ha registrato migliaia di presenze in una chiesa (sconsacrata non basta) che ne può ospitare un centinaio? Un chiesa che ha avuto il privilegio di vedere una campagna di restauro enorme (era crollato il tetto) per restituirci le decorazioni del ‘700? Una chiesa per di più sempre chiusa al pubblico se non per sporadici eventi? Forse, se dobbiamo rimetterci un pezzo di decorazione, meglio tenerla chiusa come gli altri 365 giorni.

Ho sempre seguito la manifestazione, fin dalla prima edizione quando, appena tornato dall’università nella Ragusa che certo non brillava di iniziative culturali, ne ho apprezzato non solo gli spettacoli, i colori, la gente ma anche la valorizzazione che faceva della mia città.

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 Non può tuttavia esserci valorizzazione senza tutela, che l’Ass. Edrisi questa volta non ha saputo garantire. Chiederei quindi al Comune un rendiconto preciso di ciò che ha fatto nel campo dei beni culturali, di ciò di cui (si spera) si stia occupando e di che intenzioni abbia in merito a tutti quegli immobili comunali (al solito, nostri) ermeticamente e costantemente chiusi. Lavoro fuori ma torno spesso e non ho mai visto aperti Pal. Sortino Trono, la Cancelleria, Pal. Cosentini, San Vincenzo e le altre due chiese della villa. Perché non avviare una di quelle politiche virtuose che altre città, come Noto ad esempio o la stessa Scicli, operano? Ho letto della faida scatenatasi su Palazzo Zacco, non voglio entrare nel merito della questione ma non posso che chiedere all’assessore: davvero con tutti i palazzi –storici, comunali, molti dei quali già ristrutturati con fondi pubblici e tuttavia sempre chiusi- che abbiamo non è il caso di considerare qualche novità in campo di tutela, valorizzazione e gestione? 

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