Dimagrimento Autocontrollo alimentare

Dieta? La cura del digiuno, una pratica salutare

Dieta del digiuno, mangiamo troppo e male, occorre passare allora dalla “gastromania” alla “cibosofia”. E' il modo migliore è cambiare le cattive abitudini, che non significa l’astensione totale dal piacere della tavola

Dieta del digiuno. Una forma di purificazione, un antidoto all’intossicazione generata dall’ingordigia che inghiotte sempre di più la nostra epoca. In realtà,  esistono tanti tipi di digiuno: il digiuno verbale, il digiuno informatico, quello visivo, uditivo, anticonsumista, ludico e quello dalla fretta. Viviamo in un’epoca segnata da un paradosso. Non si è mai verificata nella storia umana una produzione così vasta di alimenti, eppure la morte per fame e denutrizione convive con i danni dell’obesità e uno spreco impressionante di vivande. L’ipertensione, ad esempio, dal 1990 al 2010 ha registrato un’allarmante crescita del 27 per cento. Si stima che oggi nel mondo un adulto su tre ne soffra, mentre sono 1,4 miliardi le persone in sovrappeso a fronte di 870 milioni di denutriti.

Il digiuno è una pratica salutare. Non a caso Giovanni Paolo II scriveva: «Astenersi dal mangiare o comunque sottoporsi a una disciplina restrittiva risponde a diversi bisogni dell’esistenza umana. È in gioco innanzitutto la tutela della salute». Più che privarsi di alcune forme di nutrimento per un periodo lungo, è utile controllare i propri stimoli per periodi igienici, che purificano l’organismo. Niente lunghe astensioni dal cibo, che hanno più del fanatico che dell’ascetico, quindi: il digiuno ideale è quello in cui si assume un pasto al giorno, intorno alle tre del pomeriggio. In alternativa, si può scegliere di nutrirsi solo di pane e acqua o di frutta. Non dimentichiamo che il cibo è la prima medicina. Il digiuno rappresenta quindi una pausa, che serve a ricostruire l’equilibrio perduto.

Ma che cosa succede al nostro corpo quando smettiamo di assumere cibo? Il nostro corpo è stato concepito come un organismo in grado di adattarsi e superare i periodi di crisi, che possono essere sia quelli in cui gli viene impedito di alimentarsi, sia quelli in cui si mangia troppo. Paradossalmente, quindi, smettere di mangiare non fa affatto dimagrire. Il digiuno totale sottopone l’organismo a uno stress, ma poi si verifica un adattamento verso il basso della spesa calorica. Insomma quando non si mangia l’organismo consuma di meno.

Catabolizziamo quello che abbiamo, sia le proteine sia il tessuto adiposo. Di fatto, più si va avanti più si riduce il bisogno di mangiare, e questo comporta gravi rischi: Il digiuno prolungato e ripetuto può essere dannoso, perché la carenza di zuccheri riduce il senso di fame portando all’anoressia.

Di fatto, un essere umano può resistere senza mangiare anche due mesi, mentre senza bere non si può andare oltre un paio di settimane. Tuttavia, non bisognerebbe a atto digiunare, almeno nell’accezione tradizionale: Ogni volta che salto un pasto perdo la sincronizzazione e aumento la sensazione di fame, mentre mangiare poco e spesso impegna di meno l’organismo. La migliore forma di digiuno è consumare un pasto a metà giornata. La cosa più dannosa, invece, è digiunare solo di giorno: Chi mangia di notte dorme peggio, ha il sonno disturbato e un aumento di glicemia con conseguente rischio di obesità e diabete.

Ma il sano digiuno resta la moderazione e la capacità di dominare i propri stimoli: Non bisogna smettere di mangiare, ma riuscire ad alzarsi da tavola con ancora un po’ di fame. Ma come si fa a capire quando è venuto il momento di fermarsi? Abbiamo un ottimo strumento di misura: le nostre mani. Non dovremmo mangiare nulla che sia più grande del nostro pugno. Che corrisponde, più o meno, a 1.400-1.600 calorie al giorno.

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