Economia Taormina

Il signor Louis Vuitton compra alberghi a Taormina

L'uomo più potente di Francia

Taormina - Come anticipato ieri da Ragusanews, Moët Hennessy – Louis Vuitton, Lvmh, compra gli hotel Belmond e, con il cambio di proprietà in vista per il Timeo e per Villa Sant’Andrea, la Città di Taormina si prepara a  un “ciclone” economico. Alta moda, pelletteria, vini, alcolici, profumi e cosmetici, orologici e gioiellerie, editoria e distribuzione selettiva, e adesso anche l’hotellerie: questo è il regno di Bernard Arnault, presidente di LVMH, gruppo leader internazionale nel settore del lusso. Il suo è il portafoglio senza confini e senza limiti di un magnate a capo di un impressionante impero finanziario. Semplicemente è l’uomo più potente di Francia, uno dei più ricchi al mondo.

Nato in una famiglia di industriali il 5 marzo 1949 a Roubaix, in Francia, Bernard Arnault inizia la sua carriera professionale in qualità di ingegnere per la società di costruzioni Ferret-Savinel, dove è successivamente promosso a diverse posizioni direttive, prima di divenire presidente nel 1978. Rimasto a capo dell’azienda fino al 1984, si occupa in seguito della riorganizzazione della holding Financière Agache, riportando il gruppo alla redditività puntando sullo sviluppo della produzione di articoli di lusso e facendo di Christian Dior il fondamento della nuova organizzazione. Nel 1989, Arnault assume il controllo di LVMH Moët Hennessy – Louis Vuitton, creando il gruppo leader internazionale nel settore dei beni di lusso e assicurando ai marchi del lusso francese il primato nel settore. Da allora, Bernard Arnault è Presidente della società.

L’impero del lusso. Arnault è anche Presidente del consiglio di amministrazione del Groupe Arnault S.E., la holding detenuta dalla sua famiglia. È stato nominato Grand Officier della Legion d’Onore per i servizi resi alla nazione francese e Comandante dell’Ordine delle Arti e delle Lettere. Sono 70 le maison oggi in mano ad Arnault. Non è solo una questione di patrimonio (valutato in circa 55 miliardi di euro): ha creato e gestisce il più grande gruppo del lusso che si conosca, con un colosso multisettoriale che dà lavoro a 145mila persone nel mondo. Oltre a Louis Vuitton dispone di Christian Dior, Bulgari, Fendi, Céline, Guerlain, Givenchy, Kenzo, Loro Piana, ed orologi come Tag Heuer, vini e liquori come Moët & Chandon, Veuve Clicquot, Hennessy, e nella distribuzione Sephora e Le Bon Marché.

Il magnate “invisibile”. Nel 2017 i ricavi sono arrivati a 42,6 miliardi, quasi tre volte quelli del numero due del lusso, il rivale di sempre, il gruppo Kering, fondato e guidato dalla famiglia Pinault. Arnault fa una vita tutto sommato riservata, ma a Parigi tutti sanno che frequenta i ristoranti più esclusivi ed è ospite d’onore a vernissage, visite private di gallerie e di eventi, anche sportivi, ai quali quasi nessuno può accedere. O meglio: Arnault ha sempre l’accesso e il punto di osservazione più privilegiato che esista, se così si può dire. È tutto molto logico, in fondo: ci si interroga da secoli su cosa significhi lusso e l’imprenditore francese impersona la definizione migliore. Lusso è potersi concedere il meglio, sempre. A chi rispondesse che in realtà il lusso è il tempo, potremmo ribattere che, come detto all’inizio, Arnault non è un presenzialista né un mondano di professione.

La famiglia. Eccellente suonatore di pianoforte (la seconda moglie è una pianista canadese), divide il suo tempo tra impegni di lavoro e di famiglia. In questa osmosi aiuta il fatto che molte posizioni importanti all’interno di Lvmh siano occupate dai maggiori dei suoi cinque figli: Delphine e Antoine, avuti dal primo matrimonio (con Anne Dewavrin, finito nel 1990), hanno ruoli importanti in tre delle maison di punta di Lvmh. La prima, nata nel 1975, è vicepresidente esecutivo di Louis Vuitton; il secondo, due anni più giovane della sorella, è ceo di Berluti e presidente di Loro Piana. Alexandre, il maggiore dei tre figli avuti da Hélène Mercier, la pianista, è ceo di Rimowa, marchio di valigeria di lusso, una delle più recenti acquisizioni di Lvmh.

Il “sacro fuoco” della scalata. L’ingresso di Arnault in Lvmh avvenne nel 1988 ed è quello l’anno della svolta: ha il merito di aver creduto nella fusione tra aziende del lusso di categorie solo apparentemente lontane: Racamier guidava Louis Vuitton, Chevalier era a capo di Moet & Chandon e di Hennessy e produceva i profumi Dior e Givenchy. Tra le qualità di Arnault, c’è quella di essere un ambiziosissimo visionario: da quel nucleo iniziale di borse e valigie (all’epoca Vuitton era famoso soprattutto per la pelletteria) e alcolici di alta gamma pensò subito di costruire un gruppo mai visto prima, che abbracciasse tutti i settori del lusso e potesse diventare leader mondiale. Da qui, probabilmente, l’uscita, nel 1989, da Lvmh di Chevalier, che poi acquistò la storica maison di abbigliamento francese Balmain. Un’avventura durata poco (la rivendette nel 1991): a differenza di Arnault, Chevalier, morto di recente a Parigi a 87 anni, forse non possedeva il “sacro fuoco” del lusso e forse non credeva nella possibilità, partendo dalla Francia e dalle sue tradizioni, di conquistare il mondo. Negli anni 90 e 2000 e fino ai giorni nostri, Bernard Arnault ha fatto decine di acquisizioni, aiutato da collaboratori che, a differenza di Chevalier, hanno mostrato una visione simile e allo stesso tempo non tolgono luce all’attuale ceo e presidente del gruppo. Adesso un pezzo di storia dell’imprenditoria francese sta per sbarcare a Taormina e lo scenario promette di riscrivere, forse, a sua volta un pezzo della storia di questa città.

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