Attualità Ragusa

A Ragusa la tassa di soggiorno fa 800 mila euro l'anno. Spesi come?

Alcune domande del movimento politico Territorio

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 Ragusa - “Siamo arrivati alla fine del quinquennio della sindacatura Cassì, è tempo di bilanci, invero quasi tutti in negativo, fra i pochi settori a salvarsi il turismo, per le peculiarità intangibili del nostro patrimonio artistico architettonico e naturalistico ambientale, tradotto in parole più semplici mare e attrattive come pochi altri posti in Sicilia. Opportune politiche di promozione del territorio hanno attirato l’attenzione in ambito nazionale, televisioni e stampa specializzata hanno portato l’immagine della città e del territorio in giro per il mondo, merito anche di un assessore che ha fatto bene il suo lavoro ma che, attualmente, ha avuto ritirata la delega ed è fuori dalla giunta”.

Queste le riflessioni dei vertici di Territorio Ragusa.

“Gli esiti della riunione dell’Osservatorio per la Tassa di Soggiorno confermano alcune nostre preoccupazioni del passato e acclarano politiche discutibili che invece di lavorare per un ulteriore rilancio del turismo, da questo traggono fonte di sostentamento per sopperire ai bisogni di altri assessorati meno fortunati – affermano da Territorio, aggiungendo: i notevoli introiti della biglietteria del Castello di Donnafugata assicuravano, già prima dell’apertura del Museo del Costume, una gestione indipendente della struttura, ma è sotto gli occhi di tutti che poco è stato fatto, per le stanze, per il Parco, per valorizzare il sito. Dove vanno a finire somme annuali superiori al mezzo milione?”

“Oggi ci accorgiamo che anche i proventi della tassa di soggiorno sono stati utilizzati malamente, altri assessorati hanno pescato a piene mani nel tesoretto della tassa, anomalie che, forse, ci svelano perché l’assessore, come si sussurra, fosse scomodo in seno alla giunta, non condividendo del tutto questo assalto alla diligenza. I rendiconti dell’utilizzo della Tassa di Soggiorno per gli anni 2020 e 2021 rivelano un uso disinvolto dei proventi, con destinazioni in molti casi discutibili. Nel tesoretto della Tassa, oltre 800.000 euro nel 2021, somme altrettanto ingenti nel 2018 e nel 2019, hanno pescato il sindaco per il suo fondo di riserva, l’assessorato alla cultura, quello ai lavori pubblici, quello al verde pubblico, quello alla mobilità sostenibile. Tutto in nome di iniziative che, in ogni modo, venivano fatte afferire a esigenze di tipo turistico. Serve una netta inversione di tendenza e occorre investire le somme della Tassa secondo i dettami dell’articolo 2 del Regolamento apposito. Servono destinazioni che devono incentivare il turismo e siano finalizzate ad offrire servizi migliori per il turista: quindi trasporto pubblico, servizio taxi e collegamenti efficaci sul territorio, sostegno a eventi e manifestazioni di indiscusso livello artistico culturale che attirino realmente flussi nuovi di turisti e visitatori, iniziative per destagionalizzare i flussi e rilancio dell’offerta enogastronomica come attrattore turistico in tutti i periodi dell’anno.

“Dal piano di utilizzo della Tassa per il 2023, si rileva una discutibile eccessiva percentuale dei fondi dedicata a imprecisati “servizi ed eventi in campo turistico per la promozione del territorio” e a “contributi e compartecipazioni per eventi o manifestazioni”, ben il 44 %, una previsione di spesa di 365.000 euro, ai quali va aggiunto un altro 12%, esattamente 100.000 euro per un Piano Strategico del Turismo ancora tutto da scoprire nelle sue prerogative.”

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Conclude il segretario cittadino di Territorio: “Apprendiamo da notizie di stampa che questi nostri rilievi sono stati oggetto di forti riserve anche da parte di molti componenti dell’Osservatorio, la nostra posizione non può essere quindi considerata di sterile polemica o di strumentale opposizione, mentre si è in tempo serve un forte ripensamento delle politiche turistiche, come elemento portante del rilancio della città”


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