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I Pm chiedono di archiviare Cappato su 2 casi suicidio assistito

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La Procura di Milano ha chiesto l'archiviazione dell'accusa di aiuto al suicidio per Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni e candidato alle suppletive per il Senato a Monza, sui casi delle due persone che ha accompagnato a morire col suicidio assistito in una clinica svizzera per i quali si era autodenunciato nel capoluogo lombardo.
    A novembre aveva portato in Svizzera Romano, 82 anni, ex giornalista e pubblicitario, relegato in un letto da una forma grave di Parkinson, mentre la scorsa estate aveva offerto il suo aiuto per l'ultimo viaggio di Elena Altamira, 69enne veneta malata terminale di cancro.
    Sull'istanza, formulata e depositata oggi dall'aggiunto Tiziana Siciliano e dal pm Luca Gaglio all'esito di complessi indagini, con accertamenti medico legali e acquisizioni di testimonianze e filmati, dovrà decidere il gip.
    Dopo la nota vicenda di dj Fabo, passata per un processo a Milano (indagini sempre coordinate dall'aggiunto Siciliano) e una decisione della Consulta, il suicidio assistito in Italia è legale, quando il malato che ne fa richiesta è affetto da patologia irreversibile, fonte di intollerabili sofferenze fisiche o psicologiche, pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli. Inoltre, deve essere anche tenuto in vita artificialmente da trattamenti di sostegno vitale.
    Condizione quest'ultima che, però, mancava nei casi di Elena e Romano, aiutati entrambi da Cappato a raggiungere la clinica 'Dignitas' di Zurigo in una delle sue molte azioni di disobbedienza civile sul tema del fine vita e non solo. Secondo i Pm però non solo Marco Cappato non ha commesso un reato di aiuto al suicidio, "ma anzi", hanno scritto nella richiesta di archiviazione, ha consentito "il concreto esercizio del diritto all'autodeterminazione" di due persone che non erano "in grado di esercitarlo autonomamente".
   


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