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Mediazione conflitti nella vita e nei tribunali, se ne è parlato a Modica

Un saggio che pone l'attenzione sul senso del giudicare nei tribunali e nella vita

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Modica - “Una giustizia alta e altra. La mediazione dei conflitti nella nostra vita e nei tribunali”, edito da Paoline ed., libro della professoressa Maria Martello, è stato presentato il 2 dicembre alla domus Sancti Petri di Modica. 

I conflitti nascono, si sviluppano, si rafforzano, feriscono: durano. Poi, muoiono. La “perfetta liturgia giudiziaria” stenta a governarli: la sentenza in sé definisce il giudizio ma non compone il conflitto. Chiude il processo ma non risolve il dilemma alla base della lite. Per molti (troppi) casi, la sola giurisdizione non fa altro che “riassestare” la posizione dei litiganti, cercando di offrire un equilibrio tra di loro: l’uno di fronte all’altro. Ma senza composizione del conflitto, l’equilibrio è spesso precario perché, ognuno dei contendenti è pronto, all’occasione, a sferrare la mossa del kuzushi: quella che serve a sbilanciare l’avversario per riportarlo nel vivo della lite: e, dunque, il processo.

Maria Martello sostiene che “il giudizio danneggia le relazioni”. La giustizia “del processo e nel processo” vive di proprie regole che non ci conciliano con le esigenze soggettive dei suoi protagonisti: e ciò che è paradossale sta nella sensazione di sconfitta che residua finanche nel vincitore. 


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