di Ansa
PALERMO, 21 MAR Il sequestro sì, l’omicidio no.
Matteo Messina Denaro tenta di ridimensionare il suo ruolo
nell’uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo scaricando su
Giovanni Brusca la responsabilità di avere ordinato la
soppressione del bambino. Il boss, come riporta il sito
Livesicilia.it, ha risposto così alle domande del gip Alfredo
Montalto.
Giuseppe Di Matteo venne rapito, nel maneggio di Villabate
dove andava a cavallo, il 23 novembre 1993. Aveva appena 12
anni. Con il sequestro la mafia voleva indurre il padre Santino
Di Matteo, diventato collaboratore di giustizia, a ritrattare le
sue rivelazioni. Nell’attesa di un ripensamento che non ci fu,
Giuseppe venne trasferito da una prigione all’altra nelle
province di Palermo, Trapani, Agrigento. La prima masseria nella
quale fu portato, incappucciato e chiuso nel bagagliaio di
un’auto, si trovava a Campobello di Mazara, proprio il paese
dell’ultimo covo di Messina Denaro. Qui il ragazzino trascorse
un periodo della sua orribile prigionia nella casa di campagna
di Giuseppe Costa, fedelissimo del boss allora latitante. Dopo
un calvario di oltre due anni, l’11 gennaio 1996 Giovanni Brusca
diede l’ordine di uccidere il bambino che venne strangolato e
sciolto nell’acido.
Proprio da questo orrore Messina Denaro ha preso ora le
distanze. Quell’ordine, ha ripetuto, non partì da lui. (ANSA).
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