Economia Siracusa

Lukoil in Sicilia, boicottaggi e 3.500 lavoratori a rischio

Si fa strada l’ipotesi di esercitare la Golden Power per salvare la raffineria di Priolo

https://www.ragusanews.com/immagini_articoli/26-04-2022/lukoil-in-sicilia-boicottaggi-e-3-500-lavoratori-a-rischio-500.jpg Lukoil in Sicilia, boicottaggi e 3.500 lavoratori a rischio


 Priolo, Sr - Se le sanzioni internazionali contro la Russia dovessero estendersi all’energia il nostro Paese avrebbe un problema non soltanto di rincari dei prezzi dei carburanti, ma anche di perdita di migliaia di posti di lavoro in Sicilia. Quella di Priolo Gargallo, di proprietà della russa Lukoil, è la più grande raffineria italiana di petrolio: 18 milioni di tonnellate di capacità complessiva, di cui le attuali 11 lavorate rappresentano quasi un quarto della capacità totale del Paese, secondo i dati Unem. Della produzione, il 15% rimane a servire le esigenze dell’Isola, dove rappresenta oltre il 40% del mercato locale: un polo energetico integrato, da cui dipendono migliaia di aziende che forniscono beni e servizi.

Occupa mille persone all’interno e 2.500 nell’indotto, tra dipendenti di ditte fornitrici e portuali di Augusta e Siracusa: nei due scali attraccano circa 500 navi l’anno, tra container di greggio in entrata e di prodotti finiti in uscita. Il traffico delle navi russe che traghettano l’oro nero alle raffinerie Isab ancora non s’è interrotto, perché il blocco non riguarda il trasporto di prodotti energetici e beni alimentari. Rispetto al passato, oggi a Priolo si raffina esclusivamente greggio Lukoil, perché “le banche non danno più credito” dice il vicepresidente di Isab Claudio Geraci il quale - anche dopo le dimissioni del numero 1 del colosso russo, l’oligarca Vagit Alekperov - ha sempre ostentato ottimismo sul proseguimento dell’attività del petrolchimico: Lukoil, infatti, non è soggetta a sanzioni per la guerra ucraina.

Più che dalle sanzioni, i problemi per l’operatività sono rappresentati dai boicottaggi, che sono aumentati. Già il mese scorso Geraci denunciava che una decina di aziende - tra cui alcune italiane - avevano deciso d’interrompere per conto proprio gli affari con la società, nonostante non fossero obbligati a farlo né da Roma né da Bruxelles. Adesso «la situazione va lievemente peggiorando - dice -, all’inizio c’è stata un’impennata di rifiuti da parte di imprese che hanno deciso di porre fine al rapporto di lavoro con noi. Qualche altra impresa ha fatto marcia indietro, dopo aver mostrato delle documentazioni attestanti la nostra estraneità alle sanzioni. Nel frattempo, però, ce ne sono state altre che hanno deciso di sospendere la collaborazione con noi». La contromossa economica all'invasione russa si sta sempre piu' rivelando un boomerang.


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