Economia Lavoro

Sicilia, il reddito di cittadinanza fa bene anche a chi non ce l’ha

Il sostegno aiuta i consumi, e dunque i lavoratori: è il 2% del Pil regionale

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Ragusa – Nonostante la ripresa del mercato del lavoro, i redditi di cittadinanza siciliani, che insieme a quelli campani costituiscono la metà di quelli erogati in tutta Italia, proseguono ad aumentare denunciando viepiù la loro natura di sussidio di sopravvivenza anziché di ponte verso l’occupazione, compensativo del mancato welfare nazionale e regionale. Dai quasi 500mila beneficiari del 2019 si è passati ai 685mila del 2020, ai 708.662 dell’anno in corso: un gettito da 1,7 miliardi di euro, pari al 2% del Pil dell’Isola.

Forse è per questo che il governatore Musumeci ne prevede "in quattro anni un balzo del 17%". Sostenendo le finanze dirette di un siciliano su 7, l’rdc ha contribuito però a sostenere anche i consumi, e dunque le entrate di chi lavora. I ritocchi al ribasso del sussidio, contemplati dal governo Draghi, impatterebbero quindi non solo sulle tasche degli interessati, ma anche del loro “indotto”. Bisogna avere il coraggio di distinguere la misura di contrasto alla povertà dalla politica attiva per la formazione e il lavoro, ma quale misura riuscirebbe mai a creare tanti posti?

Non basta cambiare nome ai vecchi e inefficienti uffici di collocamento, ribattezzandoli centri per l'impiego, quando questi - con 54mila navigator contrattualizzati - hanno impiegato più persone di quelle a cui avrebbero dovuto trovare un posto. La bozza della legge di bilancio non prevede ancora il rinnovo dei 2.500 in scadenza a fine anno e, per non perdere queste utili professionalità, Palazzo d’Orleans s’appresta a varare un nuovo concorso a inizio 2022 per assumerne altri 1.135 coi soldi dei contribuenti. 


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