Attualità Roma

Bonus mamma 2024, chi viene escluso

Bonus mamma, chi viene escluso: dal tipo di contratto all’età dei figli, chi ne ha diritto e quanto vale

https://www.ragusanews.com/immagini_articoli/15-02-2024/bonus-mamma-2024-chi-viene-escluso-500.jpg Bonus mamma 2024, chi viene escluso


Roma -  Arriva, con un mese di ritardo rispetto all’entrata in vigore della legge di Bilancio che lo istituisce, il bonus mamma. Si tratta dell’esenzione totale delle tasse sui contributi previdenziali in busta paga, a certe condizioni abbastanza restrittive. In via sperimentale per il solo 2024 hanno diritto all’esenzione le lavoratrici con almeno due figli (di cui il più piccolo under 10 anni). In generale la norma prevede che abbiano diritto all’esenzione le lavoratrici con almeno tre figli ( dei quali il minore deve avere meno di 18 anni) e questa è la regola che si applicherà dal prossimo anno. Per godere dell’esenzione è necessario essere lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato nel pubblico e nel privato, compreso il settore agricolo. Hanno diritto all’esenzione dei contributi anche le lavoratrici con contratti part-time o con contratti di somministrazione o di apprendistato. In sostanza, l’agevolazione consiste in un esonero fino a un massimo di 3.000 euro annui sui contributi trattenuti in busta paga per tre anni, dal 2024 al 2026.

Dell’obolo del governo si è fatto un gran parlare, soprattutto in termini critici: perché lascia fuori larghissime fette di lavoratrici (di fatto includendo solo quelle a tempo indeterminato e privilegiando i redditi medio-alti). Ma in realtà è una legge che va «elogiata nello spirito – dice al Corriere della Sera Luca Garramone, giuslavorista partner di Orsingher Ortu – inserendosi nel novero delle misure per il rilancio delle politiche demografiche e che mira ad un’inclusività sempre maggiore e ad espandere le tutele riservate alle mamme, alle donne più in generale ed alla natalità». Dal punto di vista giuridico, spiega Garramone, «non è inusuale che le norme, che prevedono agevolazioni e benefici e che sono introdotte peraltro in via anche sperimentale, vengano declinate per platee limitate ed in maniera dissimile in virtù di categorie di destinatari differenti che spesso hanno tutele anch’esse diversificate: in questo caso le esclusioni non riguardano solo le lavoratrici autonome ed i tempi determinati, ma anche le lavoratrici domestiche e le collaborazioni occasionali. Insomma popolazioni di lavoratrici molto ben rappresentate».

Il beneficio in busta paga
La spiegazione di tali limitazioni può risiedere in ragioni di ordine diverso: da un lato, «c’è sicuramente da considerare il tema delle coperture finanziarie e delle risorse disponibili; dall’altro, parlando ad esempio dell’esclusione delle lavoratrici autonome, bisognerebbe precisare che molte di queste ultime sono iscritte a casse privatizzate e, pertanto, è incorretto considerarle escluse dalla portata di una norma che riguarda i contributi da versare all'Inps», prosegue Garramone. «Forse il beneficio in busta paga può inizialmente apparire modesto ma bisogna considerare l’impatto complessivo del provvedimento. E mi sembra evidente che si sia cercato di coprire la maggior parte dei lavoratori che in questa fase era possibile includere», aggiunge. 

Non ci sono limiti Isee
L’agevolazione non è legata all’Isee, però questo fa sì che premi indifferentemente chi ha redditi bassi e chi li ha molto alti (anzi, secondo i calcoli di Fiom-Cgil, sarebbe maggiormente vantaggioso per chi guadagna di più). Le madri che a gennaio 2024 erano già in possesso dei requisiti hanno diritto agli arretrati relativi al primo mese dell’anno sull’esenzione. Nel caso in cui la nascita di un figlio avvenga nel corso dell’anno, il bonus mamme lavoratrici è riconosciuto dal mese di nascita in poi.

Le lavoratrici escluse dal bonus mamme
L’elenco delle lavoratrici escluse dal bonus mamme è lungo e comprende disoccupate, madri di un solo figlio, anche se disabile, lavoratrici a tempo determinato, pensionate, libere professioniste con partita Iva, collaboratrici occasionali, lavoratrici domestiche come colf e badanti, anche in presenza di contratti a tempo indeterminato.

Bonus mamme: le simulazioni dell’Inps
Vediamo più in dettaglio cosa significa questa detrazione in termini di maggiori guadagni per le lavoratrici che ne godranno, riferendoci alle stesse simulazioni dell’Inps contenute nella circolare dello scorso 31 gennaio che definisce i dettagli operativi della norma. Un’apprendista con un imponibile mensile di 1.900 euro risparmia 110,96 euro; ne risparmia 247,39 una lavoratrice con imponibile di 2.692 euro. Tutte le retribuzioni superiori si fermano alla soglia dei 250 euro che sono il massimo detraibile ogni mese.

Fino a 250 euro in più al mese
Una lavoratrice con retribuzione imponibile pari a 3.600 euro, per esempio, ha un’aliquota contributiva Ivs (acronimo che sta per Invalidità, Vecchiaia e Superstiti) a suo carico pari al 9,19%: ovvero 330 euro circa di cui viene esonerata per 250 euro. L’aliquota contributiva a carico dell’apprendista che guadagna 1.900 euro è del 5,84%: 110,96 euro da cui viene esonerata. Contribuisce all’Ivs con il 9,19% anche la lavoratrice con imponibile di 2.692 euro: esattamente 247,39 euro.

Il bonus mamme è alternativo al taglio del cuneo

Il bonus mamme, fa notare Fiom-Cgil, è «alternativo al taglio del cuneo fiscale, applicabile a tutti i lavoratori con RAL fino a 35.000 euro e, pertanto, ne annulla i benefici fino alla decadenza dei requisiti per la sua erogazione… Paradossalmente del bonus mamme beneficeranno nella sua totalità (3.000€ annuo) le lavoratrici con stipendi medio alti». Anche l’imponibile, per effetto della minor trattenuta, diventa più elevato (perché non viene più detratta la contribuzione da cui si viene esonerate), e questo in qualche modo funziona da camera di compensazione.


© Riproduzione riservata