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Giorgio Panariello: "Non ho mai conosciuto i miei genitori"

Giorgio Panariello: «Non ho mai conosciuto i miei genitori. Io sono finito con i nonni, mio fratello in collegio»

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Firenze - Giorgio Panariello (Firenze, 1960) è uno dei protagonisti di "Lol 4 - Chi ride è fuori", al via su Prime Video il primo aprile. A La Repubblica racconta di aver studiato in silenzio i suoi compagni di viaggio per due giorni. Poi conferma «Nino Frassica, la scorsa edizione, ha detto: “Sembra un manicomio senza infermieri”. In effetti è così». Ore e ore chiusi dentro una stanza senza poter ridere. Un'esperienza bellissima dice in compagnia di Aurora Leone, Lunanzio, Edoardo Ferrario, Lucia Ocone, Rocco Tanica, Maurizio Lastrico, Angela Finocchiaro, Claudio Santamaria, Diego Abatantuono.

Una vita a far ridere, una vita che si è cercato e costruito. 

Per il giudice di Tale e Quale Show «è stata una salvezza. Avere un po’ di arte e di talento mi ha aiutato a superare le difficoltà, mi ha indicato una strada da seguire. Ho conosciuto la fatica: studiavo e lavoravo, ho strigliato i cavalli al maneggio, ho fatto il cameriere, l’operaio nei cantieri navali. Però facevo ridere». E quando parla di difficoltà parla di sua madre che l’ha abbandonato, di un padre assente. Parla dei suoi nonni che l'hanno cresciuto come un figlio. A La Repubblica racconta la sua rivincita: «Quando ti capitano queste cose, cresci più in fretta degli altri, è l’istinto della sopravvivenza, ho bypassato una parte della gioventù. Non c’erano la paghetta o i genitori che parlavano con gli insegnanti. Ho avuto l’amore dei nonni». Ma non è per questo è stata un'infanzia infelice. Anzi, il contrario: «Ovvio che mi è rimasto dentro il desiderio di famiglia. Ora con Claudia, la mia compagna, e i cani, me la sono costruita».

Il dolore per il fratello morto
Tra i dolori della sua vita racconta anche quello di un fratello cresciuto in collegio, ex tossicodipendente, morto nel 2011 a 50 anni. «Avevo un senso di colpa represso nei suoi confronti. Girava la voce che fosse morto di overdose, è morto di ipotermia. Si è sentito male e nessuno l’ha aiutato. C’era un vuoto nella mia vita, era l’ultima casella da riempire. Non abbiamo conosciuto i nostri genitori, avevamo un anno di differenza: io sono finito con i nonni, lui in collegio». 

Giorgio Panariello smentisce che i comici siano tristi, racconta che aspetta la sua grande occasione al cinema, che esiste una sorta di «razzismo artistico difficile da sradicare in alcuni registi». Conferma che a fare il giudice con il suo amico Carlo Conti si diverte. Non si è "divertito" invece a condurre il Festival di Sanremo nel 2006. Ma con molta onestà dice che «Sanremo non è il mio posto. Ci vuole pelo sullo stomaco e sangue freddo. Io mi agito. Pensiamo che Amadeus sia quello di Affari tuoi, ma ha fatto i Festivalbar, anni di dirette, la radio. Come Carlo Conti ha sempre la situazione sotto controllo. Lui, Ama, e tutti i conduttori bravi hanno il controllo di loro stessi, io non dormivo la notte. Ti svegli, la mattina dopo vai in conferenza stampa e ti dicono le peggio cose. Non vedevo l’ora che arrivasse domenica. Mi hanno massacrato ma ci sono stati festival peggiori». E ora? «Dopo un grande successo si deve cambiare tutto...»


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