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Vinicio Capossela: Non mi sostituisco a Mattarella, ma ecco i miei auguri

"L’anno della scoperta della nostra mortalità a mezzo del virus dell’infelicità, va verso il camposanto anche lui"

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Milano - "Cari tutti, senza volermi sostituire a Mattarella, un commiato all’anno vecchio". Così oggi pomeriggio Vinicio Capossela (Hannover, 1965). 
"L’anno della scoperta della nostra mortalità a mezzo del virus dell’infelicità, va verso il camposanto anche lui.
Un anno duro, in cui personalmente ho perso, per i motivi più disparati, diversi cari amici. Giorgio Cavalli, il grande mister Blue, chitarrista del blues esistenziale, quello che non cambia mai accordo. E poi Gianni Mura, il vicino di quartiere che sapeva dare una unità di misura alle cose, e Renato Striglia romantico tuffatore del rock n roll, la cui arte più grande era l’umanità, l’interesse per ogni uomo, e proprio alla fine anche Manco Inca, il peruviano dondolante che tanti anni fa al leggendario Florida di Modena, mi insignì del titolo di “Rey de la Cantina” e di tanta musica fece dono nelle piazze d’Emilia.

E’ un anno che si è fatto parlare così tanto addosso che non vorrei aggiungere altro, se non che ci siamo mancati. Ma anche la mancanza è un sentimento importante. Come importanti sono stati tutti questi giorni, il cui prezzo è stato così elevato da non potersi permettere di farli passare come un tempo “nel frattempo”. Eden pare significhi recinto, quindi il paradiso era una specie di giardino con un limite attorno. Darci un limite non sempre ci porta in paradiso, ma consente a volte di andare in profondità. Il doppio venti delle cifre di 20-20 ci fa correre il rischio dello specchio, di specchiarci dentro, ma ogni specchio, lo ricorda bene il mito di Narciso, è pericoloso. Bisognerebbe avere ogni volta la forza di rompere lo specchio e tuffarsi nell’acqua sottostante. Coltivare l’interiorità è prezioso, ma anche pericoloso. Anche la rete, questa straordinaria invenzione che ci ha consentito di rompere l’isolamento, può diventare un gigantesco specchio in cui non si riflette altro che te …che te… che te. Cerchiamo di non abituarci troppo. E’ stato un esperimento anche interessante, ma per dare un valore alle cose, non per sostituirle.

Abbiamo cercato di dare vita a questi giorni, pur nei limiti imposti dalla situazione, in diversi modi, dal Pandemonium in rubrica delle piccole “dirette” della scorsa primavera, a quello dal vivo, Sponz Acquà, all’Edipo a Colorno, con Gigi dall’Aglio e il suo Teatro Due di Parma, un altro pesante lutto. Il Trionfo della Morte di Palazzo Abatellis e poi il concerto di Natale al Fuori Orario.
Grazie a tutti per la vicinanza nella distanza. E’ stata doppiamente preziosa, come tutto in questo 20-20, anno doppio, che ha raddoppiato tutto, il male, ma anche il bene.


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