Giudiziaria Covid

Cinzia Pennino morta dopo AstraZeneca, medico indagato per omicidio colposo

La 46enne obesa doveva ricevere il vaccino Pfizer o Moderna, ma la dinamica della somministrazione è molto lacunosa

https://www.ragusanews.com/immagini_articoli/04-07-2022/cinzia-pennino-morta-dopo-astrazeneca-medico-indagato-per-omicidio-colposo-500.jpg Cinzia Pennino morta dopo AstraZeneca, medico indagato per omicidio colposo


 Palermo - La Procura della Repubblica conferma l’ipotesi di omicidio colposo: la professoressa Cinzia Pennino (foto) era un soggetto fragile, per cui non era raccomandabile il vaccino AstraZeneca contro il Covid. Il medico non avrebbe dovuto somministrarglielo. I magistrati hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini al medico vaccinatore, Vincenzo Fazio. La docente dell’istituto don Bosco Ranchibile è deceduta il 28 marzo dell’anno scorso al Policlinico di Palermo, per una trombosi addominale: aveva 46 anni ed aveva ricevuto il siero l’11 marzo. Ad un soggetto obeso, dunque “estremamente vulnerabile”, avrebbero dovuto somministrare un vaccino mRNA.

I familiari, in un esposto presentato dai loro avvocati, ricostruirono che la donna, era andata quattro giorni prima al centro vaccinale della Fiera del Mediterraneo: il personale scolastico, ricorderete, aveva priorità nella campagna vaccinale contro il Coronavirus. Solo che l’avevano rimandata indietro per la sua “severa obesità”. Ed ecco il nodo: le linee guida dell’Istituto superiore di Sanità, che individuavano nell'eccessivo peso corporeo un fattore di rischio, non sarebbero state rispettate. I medici dell'hub Policlinico rilevato una obesità con tasso bmi 39,8 (si tratta del quarto grado su una scala che ne prevede sei). Il rapporto fra peso e altezza di Cinzia Pennino non lascia dubbi: 115 chili per un metro e 70, e dubbi non ebbe neppure il medico che decise di non somministrarle la dose.

L’11 marzo però Pennino tornò in Fiera, dopo avere prenotato telefonicamente, ma stavolta invece fu vaccinata con AstraZeneca: il nuovo medico non ritenne che la sua condizione di obesità fosse un fattore di rischio. C’è la firma di Pennino sul modulo di consenso informato, mentre del primo passaggio all’hub non c’è stranamente traccia. La prenotazione è stata cancellata, così dissero gli impiegati amministrativi, per consentire alla donna di fare una nuova prenotazione “con altro vaccino riservato alle persone vulnerabili”. Non c’è traccia, però, neppure dell’anamnesi che spinse il medico la prima volta a non vaccinare la donna con AstraZeneca (nè con altro siero). La pratica non era stata ultimata. Il medico Fazio era stato sentito dagli investigatori come persona informata sui fatti, e poi in veste di indagato: impossibile, disse, ricordare Cinzia in un contesto di decine e decine di anamnesi per ogni turno di lavoro.

L’anamnesi viene compilata dal paziente e il medico ha il compito, appunto, di verificare e chiarire eventuali dubbi: nella scheda di accettazione, tuttavia, la donna non aveva indicato di soffrire di alcuna patologia. Secondo l’accusa, somministrando AZ il medico avrebbe realizzato un fattore eziologico che determinò il decesso per infarto emorragico diffuso nell’intestino. Il dottore può adesso chiedere di essere interrogato nuovamente o presentare una memoria, quindi i pm provvederanno alla richiesta di rinvio a giudizio. L'indagato era già stato sentito come persona informata sui fatti ma respinse con fermezza le accuse, spiegando che vaccinando mediamente 80 persone al giorno, non aveva alcun ricordo della vittima.


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