Economia Turismo

Un disegno di legge contro la dittatura dei B&B

Si stanno perdendo anche le botteghe di quartiere

Roma - Nasce per ovviare allo spopolamento e alla mancanza di tutela dei centri storici, il disegno di legge presentato al Senato dal Movimento Cinque Stelle e da Sinistra italiana. Frutto di un’annosa battaglia combattuta da urbanisti come Vezio De Lucia, e l’associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli. Da sempre contrari alla fruizione usa-e-getta dei centri storici invasi da bed & breakfast e palazzi aulici sventrati per ricavarne mini-hotel.

Due i punti chiave del documento: primo, tutelare il centro storico nella sua unità, considerandolo opera d’arte in toto. Secondo: avviare un programma straordinario di ripopolamento del centro storico. Tra i firmatari la senatrice Michela Montevecchio (M5S): «Per regolamentare questa materia ci vuole una legge - racconta - che ha l’obiettivo di tutelare i centri storici come beni culturali d’insieme con divieto dunque di edificare ex novo senza sottostare a un principio d’insieme e stravolgere l’interno degli edifici per realizzare alberghi di charme».

Se questo disegno di legge verrà approvato si metterà un freno a una metamorfosi che sembra ormai irreversibile grazie alla diffusione di piattaforme come Booking.com, Trivago o Expedia che rendono prenotabile anche l’alberghetto che un tempo si occupava solo con il passaparola. La seconda questione, quella del ripopolamento (secondo le statistiche del Comune a Venezia 7 case su 10 sono state acquistate da stranieri e di queste il 75 per cento è affittato a turisti), sarà affrontato offrendo, come racconta l’archeologa Rita Paris, presidente dell’associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli il patrimonio immobiliare pubblico dismesso all’edilizia residenziale pubblica». L’obiettivo e? duplice: ripopolare il centro agevolando le fasce deboli offrendo affitti agevolati.
Ma le città si stanno spopolando anche di negozi che componevano il tessuto commerciale delle città: in dieci anni, secondo uno studio di Confcommercio, dal 2008 al 2018, in Italia si sono persi quasi 64 mila negozi a favore dell’e-commerce. Un’altra componente identitaria forte che va perdendosi a favore di grandi brand che rendono le città tutte uguali.