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E' morto Lawrence Ferlinghetti: aveva 101 anni

Poeta, pittore, imprenditore della controcultura, scoprì Jack Kerouac e pubblicò «L’Urlo» di Allen Ginsberg sfidando la censura

E' morto Lawrence Ferlinghetti: aveva 101 anni

San Francosco - E' morto, a 101 anni, Lawrence Ferlinghetti, esponente della Beat Generation — poeta, pittore, imprenditore della controcultura che scoprì Jack Kerouac e pubblicò L’Urlo di Allen Ginsberg sfidando la censura. Avrebbe compiuti 102 anni il prossimo 24 marzo.

Protagonista della cultura beat ma con una sua poetica diversa da quella degli autori che ha lanciato da editore e fondatore della City Lights, la libreria di San Francisco che è stata per decenni di cuore libertario della West Coast americana - Ferlinghetti si è sempre considerato un anarchico ateo pur continuando a coltivare una sua personale religiosità. Come quando, nei suoi versi, immagina un Paradiso senza la sorveglianza asfissiante degli angeli custodi. 

La California fu l’approdo finale di una gioventù travagliata: orfano fin dall’infanzia a New York (il padre bresciano, Carlo, morì per un infarto prima della sua nascita; la madre, Clemence Albertine, di origine portoghese, finì in un manicomio), Lawrence fu allevato dagli zii e poi da genitori adottivi fino all’arruolamento in Marina alla vigilia della Seconda guerra mondiale.

Testimone dello sbarco in Normandia (che visse da comandante di una nave di scorta) e, l’anno dopo, degli orrori della bomba atomica di Nagasaki, dove arrivò sette settimane dopo l’esplosione, Ferlinghetti nel dopoguerra studiò alla Columbia University e poi alla Sorbona di Parigi, dove assorbì una robusta dose di cultura europea. Tornato in America alla fine degli anni Quaranta. 

Lawrence arriva nel 1950 a San Francisco. Nel 1953 apre la City Lights, due anni dopo fonda l’omonima casa editrice, nel 1958 pubblica Coney Island della mente, il suo capolavoro (un milione di copie vendute, tante per una raccolta di poesie) col bimbo che Ferlinghetti non ha mai spesso di essere impegnato a ricostruire, nella sua fantasia, il primo incontro tra i genitori che non ha mai conosciuto, su un autoscontro del luna park di Coney Island.

Intanto diventa amico degli scrittori della Beat Generation, da William Burroughs ad Allen Ginsberg, a Jack Kerouac che descrive come «tornato disilluso da un viaggio in Messico on the road... che per i sociologi diventa la storia-simbolo della fine dell’innocenza americana». Ferlinghetti è il loro agente e il combattente che lotta per la loro libertà. Pubblicare negli anni Cinquanta L’Urlo, la ballata psichedelica di Ginsberg, piena di frasi e situazioni oscene, significa sfidare la censura: Lawrence la spunta e quell’opera diventerà il manifesto della Beat Generation.

Ma Ferlinghetti è stato anche attivista politico, pittore, animatore di movimenti d’avanguardia come quello post-futurista del Fluxus che lo lega ancora di più all’Italia e alla Verona di Francesco Conz.

Negli ultimi anni Lawrence, che ci disse di considerare Pier Paolo Pasolini il più grande intellettuale del Ventesimo secolo, si è legato a un altro italiano, Mauro Aprile Zanetti, sciclitano trapiantato in California: Mauro si è dedicato a Ferlinghetti diventando anche i suoi occhi man mano che il poeta andava perdendo la vista. Insieme al figlio di Ferlinghetti, Lorenzo, Mauro è rimasto vicino a lui fino all’ultimo: «È il mio folletto», diceva il poeta di lui. «Un folletto con le ali ai piedi, tutto cuore e primavera: per questo si chiama Aprile».


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