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Superbonus e bonus casa, riparte la cessione del credito

Sgravi fiscali sui lavori in casa: plafond in esaurimento

https://www.ragusanews.com/immagini_articoli/01-11-2022/superbonus-e-bonus-casa-riparte-la-cessione-del-credito-500.jpg Superbonus e bonus casa, riparte la cessione del credito


Roma - I problemi normativi sulle cessioni del credito da parte delle banche sono stati di fatto superati con l’emanazione della circolare 33/E dell’Agenzia delle Entrate, con la quale si esclude che ci sia da parte dei cessionari colpa grave quando siano stati effettuate le verifiche documentali sul diritto al credito da parte del cedente. Siccome le verifiche sono, assieme alle asseverazioni e al visto di conformità, un prerequisito indispensabile per la cessione del credito nel Superbonus, le banche non corrono più il rischio di vedersi sequestrati i crediti nel caso in cui il Fisco contestasse al contribuente la legittimità dei lavori e il diritto di chiedere le detrazioni. 

La circolare è stata salutata come un via libera alle cessioni, ma nella pratica le banche che rendono pubbliche sui loro siti condizioni aggiornate per accedere alla cessione sono solo tre, Bnl, Intesa Sanpaolo e Poste, contro la quindicina che si potevano registrare un anno fa. Cioè da quando con il decreto legge 157 dell’11 novembre 2021 l’esecutivo Draghi ha inaugurato una serie di provvedimenti legislativi nati con l’intento lodevole di stroncare il fenomeno delle truffe sulle cessioni (che per la verità proprio per l’obbligo di verifica documentale riguardavano solo in minima parte il superbonus), ma che hanno avuto come effetto collaterale il blocco del mercato dei crediti. 

Rispetto a un anno fa sono anche cambiate e di molto le condizioni a cui vengono acquistati i crediti, né poteva essere diversamente visto l’andamento del costo del denaro. Come mostra la tabella, su lavori agevolati dal superbonus ogni 100 euro di spesa (equivalenti a un credito fiscale di 110 euro spalmati in quattro anni) oggi si ottengono da 94 a 95 euro; prima del blocco le condizioni variavano da 100 a 105 euro. Sono peggiorate anche le condizioni praticate per le altre agevolazioni; ad esempio, per la cessione di un credito derivante dal bonus ristrutturazioni (50% in dieci anni) lo scorso anno la remunerazione variava da 40 a 42 euro ogni 100 di spesa, oggi le tre banche della nostra tabella ne offrono 35. Le condizioni presentate sono quelle per la cosiddetta clientela retail, il discorso cambia quando l’interlocutore della banca è un’impresa che pratica lo sconto in fattura, sia che si tratti di un general contractor che opera su grandi condomini o di una società che effettua installazioni di caldaie o serramenti. In questi casi i costi della cessione vengono di fatto inglobati nel costo complessivo dei lavori e quindi vengono in parte (ad esempio nell’ecobonus standard o nel bonus ristrutturazione) o del tutto pagati dalla fiscalità generale. Molte delle banche che fino all’anno scorso operavano con la cessione anche oggi, alla clientela che ritengono affidabile, effettuano l’operazione, a condizioni per così dire personalizzate; nella maggior parte dei casi non possono aprire a tutti perché hanno quasi esaurito il margine di capienza fiscale per l’accollo di nuove operazioni.

Le cose potrebbero però cambiare nei prossimi mesi perché le banche hanno ora la possibilità di cedere i crediti alla loro clientela professionale e alle partite Iva, liberando così spazio per nuove acquisizioni. Un’operazione di grande portata, ad esempio, è stata effettuata nelle scorse settimane da Intesa Sanpaolo, che ha ceduto alla rete di concessionarie Autotorino 200 milioni di crediti. Gli effetti L’aumento del costo delle cessioni rende comunque pressoché impossibile effettuare i lavori del Superbonus completamente gratis com’era in origine. Nella tabella ipotizziamo un piccolo condominio che effettua i lavori chiedendo direttamente la cessione su una spesa per unità immobiliare di 100 mila euro. Ne ottiene 94 mila, da cui però deve togliere i costi non detraibili (come il compensa dell’amministratore per seguire le pratica) e il costo del prestito ponte, qui ipotizzato al 6% annuo, con cui la banca finanzia l’impresa costruttrice prima dell’acquisto del credito, che tipicamente avviene in tre tranche, al 30%, al 60% e al termine dei lavori. Rimangono a carico del contribuente 10.100 euro, che si possono rateizzare in tre anni a 307 euro al mese ipotizzando sempre un tasso al 6%. Per spese di entità limitata e per i bonus diversi dal 110% la cessione va valutata molto attentamente perché non solo la remunerazione è limitata ma anche perché si rischia di dover affrontare costi nell’ordine delle centinaia di euro per ottenere il visto di conformità, che ormai viene richiesto anche nei casi in cui (lavori che non necessitano di autorizzazione o di importo inferiore a 10mila euro) non sarebbe obbligatorio per la cessione.


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