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Meloni e Giambruno: la premier provata e arrabbiata

L'attacco alla sua sfera privata: «Contro di noi cattiveria mai vista»

https://www.ragusanews.com/immagini_articoli/23-10-2023/meloni-provata-e-arrabbiata-per-il-caso-giambruno-500.jpg Meloni provata e arrabbiata per il caso Giambruno


 A chi le ha chiesto come sta Giorgia, Arianna Meloni lasciando in scooter il teatro Brancaccio ha riposto: «Secondo lei, come sta?». È molto provata. In pena come chiunque passi quello che sta passando lei (la fine di una coppia, la nuova condizione di single mother) e profondamente arrabbiata per l'attacco alla sua sfera privata e per i fuorionda di Striscia la notizia che lei, più che ai Berlusconi, fa risalire a un generale malanimo della sinistra incarnata in questo caso da Antonio Ricci ma che va ben oltre la singola persona ed è un atteggiamento collettivo ritenuto, dal capo del governo e dal suo inner circle, un impasto di ideologia e pettegolezzi.

Sta di fatto che, tornata l'altra notte dalla doppia trasferta al Cairo e a Tel Aviv, Meloni non se l'è sentita di andare a festeggiare il primo anno di governo al teatro Brancaccio ed è rimasta a casa con la figlia Ginevra. Ha comunque mandato un video alla kermesse dell'«Italia vincente».

Ed è uno sfogo contro «la cattiveria che viene usata verso di noi», contro «i metodi che si utilizzano per tentare di indebolirci e che hanno raggiunto vette mai viste prima». Sparge fiele il capo del governo contro quelli che hanno «bivaccato grazie alle amicizie giuste, alle lobby di potere. Continuino pure a rotolarsi nel fango». Li chiama «meschini». Rientra nella categoria l'insieme di tutti i nemici di Giorgia e lei i nemici li vede dappertutto, non solo nella sinistra politica ma sui social, nei media, nei salotti e in tanti ambienti che contano e non la lasciano lavorare. Tutti costoro - incalza Meloni - «dovranno fare i conti con la propria coscienza e vi garantisco che li faranno». Ce l'ha con Antonio Ricci (si è sentita offesissima per le sue parole davvero sopra le righe: «Un giorno Meloni capirà che le ho fatto un favore» a liberarla da Giambruno) ma, appunto, non solo con lui.

L'annuncio del forfait l'ha dato dal palco il ministro Crosetto: «Oggi ci accontentiamo che la premier ci saluti da casa, dove deve essere ed è giusto che stia, accanto a sua figlia Ginevra, dopo il duro viaggio in Egitto e Israele, e in questo momento è importante far sentire il nostro calore a Giorgia e ascoltare il video che ha voluto mandarci». Dove, per scusarsi dell'assenza, lei dice: «Anche io sono un essere umano e se c'è qualcuno a cui posso chiedere comprensione siete voi, amici e militanti di Fratelli d'Italia». Naturalmente nella mancata partecipazione all'evento di partito c'è quella che in FdI chiamano «lo stress da agenda» - ovvero il bombardamento di impegni da premier cui Giorgia è sottoposta - e insieme, in questo particolarissimo momento, c'è il dolore per le vicende familiari. Comprensibilissime le difficoltà di una donna che è premier e mamma - anzi adesso single mother, il che è una complicazione e una fatica in più - e a queste si aggiunge forse, secondo voci di via della Scrofa, la non irresistibile voglia da parte di Meloni di festeggiare il compleanno del governo, evento che già era stato rinviato a causa della morte di Napolitano e che non è apparso in queste settimane come una priorità assoluta per il presidente del consiglio. Forse perché a lei non piace gloriarsi troppo - «Dobbiamo lavorare-lavorare-lavorare» - e soprattutto perché la situazione internazionale è così grave che è meglio non distrarsi troppo in celebrazioni.

Nel suo discorso, Meloni ha detto di essere «fiera di quello che abbiamo fatto, orgogliosa di noi, della nostra classe dirigente e di me stessa. Posso guardarmi allo specchio e vedere ancora la stessa persona, ho camminato a testa alta, non sono scesa a compromessi, ho fatto quello che ritenevo giusto fare anche quando dovevo pagarne lo scotto». E ancora: «Noi abbiamo portato al governo l'Italia vera, «che non è quella descritta dai giornaloni, nei salotti, abbiamo portato al governo l'Italia dimenticata e umiliata dai governi di sinistra». E puntualizza: «Noi siamo il nemico da abbattere perché noi siamo uno specchio della loro meschinità». È evidente l'amarezza del momento - al punto che nel giorno in cui si celebra San Giovanni Paolo II e che è lo stesso giorno, il 22 ottobre, in cui nacque il governo Meloni, lei sembra affidarsi a Wojtyla: «La sua lezione sulla libertà che consiste nel fare ciò che si deve orienta la mia azione» - ma è evidente anche la combattività del personaggio. Oggi Meloni incontra a Palazzo Chigi il presidente della repubblica finlandese e poi presiede il consiglio dei ministri. Arciconvinta del suo format: andare avanti imperterrita, schivando i colpi e ben sapendo che dopo la bufera di Striscia non mancheranno altre «cattiverie».


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