Cultura Ragusa 01/03/2017 12:29 Notizia letta: 1485 volte

Il barbiere di Marina

Emanuele Aquila
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Ragusa - C’è un posto a Marina di Ragusa dove il tempo si è fermato. Si è seduto su una sedia di ferro segnata dalla salsedine e, col naso all’insù, ha aspettato che gli facessero la barba. Magari prima ha anche comprato un giornale, per ingannare l’attesa, sempre lì, in questa sala da barba che è anche edicola nel cuore pulsante dell’antica Mazzarelli, Piazza Duca degli Abruzzi. A fare ancora barba e capelli ai clienti e a vendere loro i giornali, Emanuele Aquila, una vita passata tra l’inchiostro dei quotidiani e il sapone da barba.

Com’è nato questo posto?
Mio padre lavorava in una sala da barba di Santa Croce, poi partì e rimase 15 anni a Sanremo. Durante una licenza conobbe mia madre, figlia di un pescatore di Marina, e una volta tornato rilevò il salone in piazza. Era il 1948 e, tranne le porte, tutto è rimasto uguale da allora. Negli anni ’50 c’era un tale Luigino Cardaci che vendeva la Domenica del Corriere e il Corrierino dei piccoli: quando decise di trasferirsi, mio padre mise su un tavolino le poche copie e affisse le prime pagine in bacheca. Così cominciò la vendita dei giornali che crebbe tanto che nel 1955 affittammo il locale accanto, fino ad allora deposito di carrube, attuale edicola. Vendevamo Epoca, Telebolero, Abc, Grand Hotel, Amica, Gioia, Grazia, poi la Settimana Enigmistica, i fumetti, le cartoline e infine la cancelleria e i giocattoli.

Quando ha iniziato a lavorare?
La mia prima barba l’ho fatta a 7 anni: mio padre non si era sentito bene ma nel salone c’erano già due clienti. Furono loro a incoraggiarmi a prendere in mano il rasoio e a raderli: mi fecero salire su uno sgabello e mi dissero che se anche li avessi tagliati non sarebbe stato grave e in effetti così andò: un taglietto alla basetta a uno, uno sul mento all’altro! Erano barbe “importanti”, gli uomini trascorrevano tutta la settimana in campagna e venivano a radersi solo il sabato. Nessuno prendeva appuntamento: i clienti aspettavano, chiacchieravano, qualcuno suonava il mandolino o la chitarra. Negli anni ’90 poi, quando molti divennero impiegati, cominciarono a farla più spesso e a casa. Anche i prodotti sono cambiati: all’epoca i dopobarba non esistevano, così i tre barbieri di Marina si riunivano e preparavano un miscuglio a base di alcol, che poi si dividevano. Si usava un rasoio molto più grande e lo si affilava passandolo su una cinghia di cuoio, detta “currìa”, attaccata alle sedie, che sono ancora quelle originali che mio padre comprò a Catania negli anni ’40 e che tanto sono piaciute a Luca Zingaretti: due scene del Commissario Montalbano sono state girate qui.

Com’è cresciuta l’edicola?
Prima erano gli editori stessi a vendere alle edicole, i giornali arrivavano per posta: i nostri intermediari erano gli ispettori, per La Sicilia il giornalista Lino Blundo, per il Tempo di Roma il professore Giuseppe Cimino. Presto si presentò un problema: la maggiore affluenza per noi era la domenica e non potevamo aspettare il lunedì per avere i giornali. Fu grazie al Dott. Blundo che ottenemmo l’autorizzazione, unici fuori Ragusa, a prendere le copie il sabato pomeriggio. Mio padre mandava me, quindicenne, a prenderli all’ufficio postale a Ragusa: salivo sulla Fiat 1400 di Giovanni Tumino, 300 lire andata e ritorno, e facevo avanti e indietro carico di copie. Quando tornai dal militare, nel 1972, il sistema era già cambiato e la distribuzione si faceva coi camion da Milano a Ragusa e poi coi furgoni per la provincia. Negli anni ’70 aprimmo poi l’altra edicola in Piazza Malta, tuttora in funzione da giugno a settembre: prima una baracca di legno, poi un chioschetto, poi ho fatto mettere la luce per poter chiudere oltre il tramonto.

Chi erano i lettori?
Prima erano in pochi a comprare i giornali: una copia al Circolo Mazzarelli, il cui presidente era il Dott. Giardina, il medico di Marina, una andava al Bar Memoria (poi Bar Roma), le altre le compravano i marescialli della Guardia di Finanza. Si leggevano solo la Domenica del Corriere e La Sicilia, chi veniva da fuori invece il Corriere della Sera e l’Unità. Un giornale costava 200 lire, in pochi se lo potevano permettere ma paradossalmente si leggeva di più: chi poteva ne comprava anche tre, uno nazionale, uno locale e uno sportivo e non c’era pubblicità, il giornale si leggeva interamente. Oggi invece, nonostante gadgets e regalini, giornali se ne vendono sempre meno e la gente preferisce quelli online. Il calo riguarda anche fumetti, enigmistiche ma soprattutto libri: d’estate il lettore ne comprava circa cinque, oggi a stento uno.

Com’è cambiata Marina di Ragusa?
È cambiata negli anni ’60 quando i pescatori hanno abbandonato il mare, che rendeva troppo poco d’inverno, e sono andati nelle serre. Prima erano tutti pescatori esperti: quando, pochi anni fa, si realizzò il porto si chiese la loro opinione e la risposta di questi, che avevano passato intere vite a studiare le correnti, fu che si realizzasse più a ovest e con apertura a ponente: se i loro consigli non fossero stati ignorati, il porto non avrebbe bisogno di essere dragato così spesso. Il mare all’epoca era una risorsa: c’erano due mercati del pesce al coperto e un grande deposito di carrube, proprio di fronte alla spiaggia per caricare le barche. Negli anni ’50 si realizzò la piazza principale, il lungomare doveva partire più o meno qui di fronte ma per la presenza di una fabbrica di conserve - acciughe e sarde sotto sale o sott’olio- che andò benissimo fino agli anni ’70, venne progettato più giù. Quando la Banca Agricola cominciò a concedere prestiti, ci fu un boom edilizio incredibile, i Ragusani li utilizzarono per realizzare case di villeggiatura a Marina, che crebbe velocemente. Negli ultimi 40 anni è però stata considerata solo meta delle vacanze estive, si dovrebbe fare qualcosa per far sì che venga apprezzata anche d’inverno, lo merita.

La Sicilia

Anna Terranova
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