Benessere Carmelo Chiaramonte racconta

Andar per campi, in cerca di verdure inconsapevoli

L’insostenibile leggerezza della verdura

"Tu vai camminando e quel che trovi prendi, giustamente; la mattina ti alzi, circa le quattro, le tre, le cinque: dipende dalla stagione e da dove devi andare. Ti alzi e vai in campagna, fai dieci o dodici chilometri e incominci in mezzo in mezzo a cercare la verdura. In mezzo in mezzo che sul stradale si può trovare la verdura?"
(da "Racconti siciliani", Danilo Dolci, Einaudi 1974)
State attenti a quel che calpestate, aguzzate il vostro bel guardare e indovinate, tra tante erbacce selvagge, quanto buon verde da mangiare c'è, nella stagione dell'equinozio di primavera.
Potreste lasciar partire il viaggio con uno sguardo attento tra le righe di due libri molto affascinanti, uno datato l'altro no. Il primo testo è legato all'epitaffio di questo mio racconto di oggi; una raccolta di "interviste" raccolte da Danilo Dolci alla fine degli anni Sessanta, in terra sicula. Il brano riportato è tratto dal racconto «Rosario», un raccoglitore di erbe selvatiche, rane e lumache. Questo libro vi rivelerà una carrellata di uomini e donne di una terra della quale, nonostante siano scorsi trent'anni solamente, ci ricordiamo poco.
L'altra lettura è un testo classico della letteratura gastronomica siciliana, pubblicata da Hoepli nel 1930 da Enrico Alliata, Duca di Salaparuta. Un volumetto verde titolato "Cucina vegetariana e naturismo crudo", riedito da Sellerio nel 1998, alla sua quarta ristampa e perciò un libro piuttosto amato.
Da queste letture ci si accorge che le genti mediterranee hanno prediletto i cibi di natura vegetale, spontanee e coltivate, e solo dopo l'avvenuta invasione barbarica,ci si è concessi una più varia dieta ricca di cacciagione e carni in genere (leggi "La fame e l'abbondanza" di M. Montanari, Laterza 2000).
E del resto cosa ha mangiato il contadino siciliano? come rinvigoriva le sue membra che affrontavano immense fatiche bucoliche? Cereali, legumi, vegetali e poco altro. Poco formaggio, pochissima carne! Anzi la carne per le feste comandate del santo patrono, della Pasqua e del Carnevale. Quindi non è del tutto vero che mangiar vegetariano sia debilitante e che sia un costume alimentare che non ci appartiene, come molti credono. Eppure qualche poeta naif locale sconfessò la radice vegetariana fino a lasciarci in eredità il detto "Fimmina a nura e virdura portanu l'omu à sipultura". Il nostro pittoresco maschilismo carnivoro: ma torniamo al calpestio odierno. Quante erbe selvagge conosciamo? E quante ne mangiamo? Ho chiesto in giro e qui vi annoto le verdure più masticate: borragini, biete, cicorie, senape, asparagi. Basta! Ma non basta, amici della buona tavola, leggete di seguito i nomi delle erbe che calpestiamo senza sapere nulla del loro sapore, dell'uso e di certi effetti galenici che possiedono: vitalba (liara), tamaro (sparaciu mpiriali), strigolo (cannatedda), smilace (raja), rapastrello (razza), pungitopo (spinapulici), porcellana (purciddana), lattugaccio (cutulidda), lattuga alata (scursunara o cardedda di petra), bacchetta di re (scornabeccu o zzubbi o bafalucu), barba di becco (pedi di lupu), bellavedova (cantaiaddu), boccione ('ngrassatroi), caccialebbra (caccialepri), cardogna (rattameli), cascellore (catanzinculi), costolina (cosci 'i vecchia), crespigno (cardedda), lampascione (cipuddazzu), senape canuta (lassini o amareddi).
Avete preso fiato? Vi servirà per ricordare tutti questi nomi e per far visita ad una campagna che pochi sospettano tanto varia e gustosa. Il manuale, per andare nei campi, finalmente è arrivato. E' un bel regalo di Fabio Morreale, naturalista e docente di educazione ambientale, edito nello scorso novembre dall'Associazione Natura Sicula Onlus, che lo stesso Morreale presiede.
Nella costellazione libraria della botanica mangereccia mancava un tassello importante e questo signore siracusano ci ha pensato, per bene. Recensisce 80 varietà di piante commestibili, che ci fanno bene al cuore, alle gambe, allo stomaco e pure al portafoglio. Infatti per avere queste piante non bisogna andare al supermercato, piuttosto alle città mercato delle radure iblee, laddove la primavera sta iniziando a cantare e il circo dei guizzi di colori ci confonde in una sterminata policromia di verdi.

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