Attualità Il virus sconosciuto

Contagiati due volte, chi prende il Covid non sviluppa immunità?

Crescono le re-infezioni e la 2° volta è più grave: dubbi sulle reali possibilità di un vaccino

Crescono le re-infezioni e la 2° volta è più grave: dubbi sulle reali possibilità di un vaccino

Aumentano solo i casi di persone che, guarite una prima volta dal Covid, lo hanno nuovamente contratto a distanza di settimane o mesi. Ad oggi sono 23 i casi di reinfezione confermati nel mondo, e spesso la seconda volta è più grave. Un’anziana di 89 anni è morta in Belgio martedì dopo essersi reinfettata a due mesi di distanza. E’ vero che aveva patologie pregresse ma, il giorno prima, un 25enne del Nevada, senza alcun problema di salute, ha ripreso il Coronavirus nel giro di pochi mesi, e la seconda volta con sintomi molto più seri tanto da dover essere intubato.

Se i casi di re-infeione sono ancora pochi, cominciano invece a essere parecchi quelli che - superato il Cronavirus - non l’hanno contratto nuovamente ma, al test sierologico effettuto a distanza di tempo, sono risultati sorprendentemente privi degli anticorpi sviluppati, come se non l'avessero mai avuto. E' succeso anche in Italia, ad esempio all'attrice Debi Mazar. Lo scenario apre inquietanti dubbi sulla possibilità di realizzare un vaccino, quanto meno che immunizzi a lungo termine e non abbia bisogno di continui richiami. Proprio ieri Johnson&Johnson si è unita alle società che hanno abbandonato la sperimentazione per le difficoltà incontrate. Sono tanti gli scienziati che sollevano dubbi su questo punto. Tutti diventano immuni? Quanto dura la protezione? 

L’ultimo studio diffuso su 'Lancet Infectious Diseases', ripreso dalla Bbc, pone diversi interrogativi sull'effettiva immunità dei contagiati. Nel caso del 25enne americano lo conferma il confronto dei codici genetici del virus da prelievi effettuati mentre il paziente era sintomatico: le sequenze erano troppo diverse per essere causate dalla stessa infezione. Non era cioè l'infezione originale, diventata dormiente e manifestatasi nuovamente, ma un nuovo contagio. "I nostri risultati segnalano che una prima infezione potrebbe non proteggere necessariamente da futuri contagi - ha detto il dottor Mark Pandori, dell'Università del Nevada -. La possibilità di reinfezioni potrebbe avere implicazioni significative per la nostra comprensione dell'immunità Covid-19”. 


© Riproduzione riservata