Cultura All'alba

Il mio caffè al chiosco mentre la radio manda E ti vengo a cercare

Cala un silenzio irreale. Nessuno parla, nessuno dice più nulla. Ciascuno dissimula una distrazione

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Gli occhiali, gli occhiali da vista, fanno questo effetto all’inizio. Sembra di sprofondare nel burro quando cammini. La dottoressa è stata comprensiva e ha detto di pazientare.
E così, lungo la Zeta che da corso Vittorio per via De Gasperi porta alla strada delle Collegiate, la sensazione è di affondare a ogni passo, come se ti mancasse la terra sotto.
Incontro lei, non ci siamo mai parlati, ha un paio di Adidas bianche, un pantalone anonimo, una maglietta a righe orizzontali, bianche e rosse. E’ bellissima. Chissà se lo sa.
Rido e penso che forse è colpa degli occhiali nuovi.
Al chioschetto dove molti fanno colazione la proposta del giorno è un cornetto crema d’arancia e noci. Una giovane donna accanto a me racconta all’amica di aver tagliato con quello che da oggi è già il suo ex. Ordina un cappuccino e sembra voler brindare in modo irrituale alla ritrovata libertà.
La signora Giovanna, dietro il bancone, col suo fare che sembra severo ma è poi materno, attende anche oggi i malati veri e quelli immaginari. La luce di aprile, di un grigio che annuncia il giallo, rende sospesa l’atmosfera della mattina quando le casse della filodiffusione irradiano una canzone con un incedere lento. Le parole, per quanto io ricordi, fanno più o meno così:
E ti vengo
a cercare
Con la scusa
di doverti
parlare.
Cala un silenzio irreale. Nessuno parla, nessuno dice più nulla. Ciascuno dissimula una distrazione.
Brucio le labbra col mio caffè dimenticando lo zucchero e anche il resto.


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