Cronaca Scicli

Il granchio blu nel mare di Donnalucata. La soluzione? E' mangiarlo

E' allarme per la specie invasiva di crostaceo arrivata dall'Atlantico. Per ridurne la popolazione l'idea è la pesca selettiva. Alcuni ristoranti lo hanno già nel menu da tempo

https://www.ragusanews.com/immagini_articoli/26-08-2023/il-granchio-blu-nel-mare-di-donnalucata-la-soluzione-e-mangiarlo-500.jpg Il granchio blu nel mare di Donnalucata. La soluzione? E' mangiarlo


Scicli - La sua prima apparizione, nel mare di Donnalucata, risale a un anno e mezzo fa. Oggi la sua presenza viene censita in maniera costante da chi della pesca ha fatto un mestiere. Parliamo del granchio blu, che si mostra nella sua vivace tavolozza di tonalità, talvolta persino accattivante per l’occhio, con il suo guscio di un vibrante blu cobalto che riflette la delicata luce filtrata tra le onde del mare. 

Tuttavia, quando ci si sofferma sul suo sguardo miope, si possono notare le chele appuntite che si estendono verso l’alto, pronte ad afferrare e a pizzicare con le sue pericolose chele, così potenti che recentemente hanno costretto persino una bambina a fare una visita in ospedale, dove sono stati necessari otto punti per suturare la ferita. 

Il granchio reale blu, scientificamente noto come Callinectes sapidus, però, non rappresenta la principale minaccia per le persone. Il problema legato alla sua rapida proliferazione nelle acque italiane e siciliane, che in alcune regioni sta assumendo le dimensioni di un’effettiva invasione, emerge soprattutto quando si esaminano gli impatti sull’ecosistema. 

Specie come queste si nutrono di una vasta gamma di organismi microscopici presenti nell’acqua, oltre a bivalvi, vermi anellidi e avannotti di pesci che cercano rifugio tra le acque marine. La loro capacità di riproduzione è così elevata che una singola femmina può generare centinaia di migliaia, se non milioni, di uova all’anno. La situazione spiega la loro rapida diffusione nelle acque.

Assorbono una considerevole quantità di risorse alimentari che dovrebbero teoricamente sostenere le specie locali. Inoltre, iniziano a causare danni strutturali, danneggiando le reti da pesca e le strutture utilizzate negli allevamenti ittici della zona. I granchi blu catturati finora nelle acque siciliane raggiungono una lunghezza massima di 15 cm e una larghezza di 23 cm. Anche se esistono predatori naturali dei granchi blu nelle nostre acque – tra cui anguille, trote, alcune specie di squali, la razza Rhinoptera bonasus e le pastinache – l’impiego di questi predatori in contesti complessi, come lo Stagnone di Marsala, comporta sfide e possibili conseguenze altrettanto gravi.

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Mangiare la polpa prelibata può essere una soluzione
“Grazie al governo nazionale si è riusciti a mettere in piedi un piano di intervento per la gestione del problema, con l’intento di creare nuove opportunità per il comparto ittico, attraverso la cattura sistematica e la commercializzazione della specie killer, la cui carne è considerata pregiata e prelibata - dice il presidente nazionale di Unci AgroAlimentare, Gennaro Scognamiglio-. È tempo di entrare nel vivo delle operazioni con la pubblicazione del decreto, che consente l’utilizzo di attrezzi appositi. L’autorizzazione sarà rilasciata a tutte le imprese di pesca e acquacoltura che ne faranno richiesta. Si potrà così tenere sotto controllo la specie, eradicandola dalle nostre acque, e fornire informazioni utili per predisporre ulteriori azioni di contenimento di questo predatore. Gli attrezzi da pesca indicati devono essere utilizzati esclusivamente per la cattura del granchio blu. L’autorizzazione – conclude Scognamiglio – ha carattere di eccezionalità e temporaneità, per una durata di tre mesi“.


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