Cultura Musica

Franco Battiato, perchè con i suoi silenzi ha anticipato la musica house

Una riflessione di Giuseppe Scarpata

https://immagini.ragusanews.com//immagini_articoli/21-08-2022/franco-battiato-perche-con-i-suoi-silenzi-ha-anticipato-la-musica-house-500.jpg Franco Battiato, perchè con i suoi silenzi ha anticipato la musica house

È vero, Battiato con le canzoni ti porta in Mondo tutto suo. Una sorta di puzzle con tasselli sonori da incastrare uno accanto all’altro per avere, poi, il quadro finale di ciò che stai ascoltando. 

Era fatto così. Amava la complessità. E forse questo, ma non vorrei essere riduttivo, è stato il suo successo più grande. Nessuna canzone del Maestro seguiva un costrutto semplice: dalle produzioni post punk dell’inizio carriera fino alla new italiana che pigliava pure in giro assieme al finto rock, al tribale africano e al pop che ne ha decretato la magnificenza artistica. Il suo sound era sinceramente indecifrabile. Parliamo del primo Battiato. Quello che scriveva canzoni, testi e musica, solo per pochi e non per tutti. 

Complessità non fa sempre rima con bello. Più aggiungi, più pasticci. È la regola sacra, la sezione aurea non solo della musica ma anche della cucina. Dell’arte, in genere. E in effetti il pubblico, il grande pubblico, per poter addestrare palato e udito alle sue canzoni, dunque, entrare nel suo Mondo, complesso, ebbe bisogno di un passe-partou, una chiave che potesse decodificare la sua produzione. La canzonetta, insomma. Semplice e articolata in uno, con citazioni colte, sapienti, letterate, ma orecchiabile. Da canticchiare. A portata di mano. Per tutti. 

Chissà quante migliaia di chilometri d’inchiostro spesi per definire la sua opera. E quanti ancora ne consumeremo per scrivere, anzi, descrivere, o meglio comprendere, i suoi dipinti musicali. 

Ma qui vogliamo soffermarci su un aspetto antologico che forse poco è stato curato.

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La canzonetta, arrivò con La voce del Padrone. Anno1981, Battiato, dal buio di una ribalta che pareva non pigliasse mai luce, passò rapidamente sotto i riflettori della notorietà. Milioni di dischi venduti. Concerti sold out. Discografici impazziti per averlo in scuderia. Finalmente la chiave per aprire le porte del suo bunker musicale era disponibile: il pop, come password per accedere alla metrica inquieta e tranquilla, allo stesso tempo, delle sue canzoni. Con la sua musica l’ascoltatore sa benissimo di salire sulle montagne russe. Alti, bassi, salite, discese, ritmi lenti e veloci. Solo che, con la Voce del Padrone, Battiato fornisce a tutti una cintura di protezione per poter godere in sicurezza e a occhi aperti dello spettacolo della sua musica a bordo di una giostra che, da qui in avanti, non smetterà mai più di girare. 

Con “la voce del padrone” non definiamo solo i confini del pop italiano. Oltre alla cura maniacale dei dettagli su utilizzo chitarre d’accompagnamento che pesca dalla disco music degli Chic, batteria elettronica per amplificare il Tom Tom, Battiato regalerà al mondo un sistema metrico sonoro, ma anche culturale, che sarà poi adottato dalla musica moderna, a partire dall’House Music.

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Qual è stato l’elemento di novità introdotto da Battiato e che mai prima la canzonetta aveva sperimentato?
Il silenzio.

Ricordate la canzone di Alice, il vento caldo dell’estate? Ad un tratto la musica s’arresta per lasciare in scena solo un evanescente tappeto di sinth e la voce della cantante che motiva il refrain del brano.
Un genio.

Giusto Pio, l’avrà preso pure per pazzo: come si fa a fermare la musica nel bel mezzo dell’esecuzione di un brano?
Col metodo di Franco.

Espediente che il maestro ci ripropone anche in “Summer on solitary beach” dove a metà canzone la sezione ritmica e il resto del suono si blocca per amplificare  il suono delle corde di un pianoforte, un po’ di sinth, basso e la voce di Battiato che grida al “mare, mare, voglio annegare”.
Uno spettacolo.

Un artificio che la musica, con sezioni di bel canto, non potrà, da qui in avanti, non adottare. Ed ecco che i pionieri della House music, quella classic, soulful, cantata, canonizzeranno il metodo Battiato per farlo divenire una cifra stilistica, un must, per tutte le produzioni di musica elettronica da disco di altissimo livello, quelle che farebbero fatica a scordare anche gli snob del genere musicale.

Indimenticabile la voce di Deborah Cooper in Pride dei  Clivillés and Cole (C&C music factory), quella di Ultra Natè in Free, Louise Clare Marshall per la Right On dei Silicone Soul. Per non parlare di Whitney Houston, Dua Lipa, Mariah Carey, Marta Wash. Versioni extended per Dj, e anche radio. Dischi cantati o solo strumenti. Dappertutto il metodo Battiato. Ci fermiamo qui con le citazioni, perché riportarle tutte significherebbe scrivere la storia della musica contemporanea e non basterebbe né il tempo e nemmeno lo spazio per poi pubblicarla. 

La musica moderna, dal pop di “La voce del padrone” in poi, fino alla raffinatissima Tech House dei giorni nostri, ha standardizzato lo stop alla ritmica durante l’esecuzione del brano per dar spazio a spazi ovattati intrisi di sinth, ovvero, sax, giri di basso, chitarra e voce, eccetera eccetera eccetera.
Il silenzio di Franco Battiato suona ancora per noi. 


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