Cultura Scicli

Il dialetto siciliano che scompare, un nuovo libro di Pino Nifosì

erza silloge-antologia di una ricerca sul dialetto che il Prof. Pino Nifosì ha condotto e pubblicato a puntate, per trent’anni

https://immagini.ragusanews.com//immagini_articoli/30-10-2022/il-dialetto-siciliano-che-scompare-un-nuovo-libro-di-pino-nifosi-500.jpg Il dialetto siciliano che scompare, un nuovo libro di Pino Nifosì

Scicli - E’ stato presentato venerdì sera, a Palazzo Spadaro, alla presenza di un numeroso pubblico, il libro sul “dialetto”, che è scomparso, di Pino Nifosì dal titolo “ Ntall’r-o-càuru “, terza silloge-antologia di una ricerca sul dialetto che il Prof. Pino Nifosì ha condotto e pubblicato a puntate, per trent’anni, sul Giornale di Scicli. In rappresentanza del Sindaco, Mario Marino, ha dato il saluto ai presenti l’Avv.ssa Concetta Drago, la quale si è detta orgogliosa di ospitare nella sede culturale del Comune un libro e una ricerca che riguarda la città tutta di Scicli, nella sua storia del linguaggio, paremiologica, antropologica, etnologica e della civiltà in genere.

Quindi, hanno presentato il libro il Prof. Giuseppe Pitrolo e Don Antonio Sparacino, parroco della chiesa del Carmine e di Santa Maria La Nova. Il primo, il Prof. Pitrolo, ha svolto la sua relazione, un vero e proprio saggio critico sull’opera, ad ampio raggio su tutti i temi trattati nel volume (e nei tre volumi) mettendone in evidenza “l’approccio positivistico e sistematico, etnologico e paremiologico”, una ricerca, tutta, di prima mano, diretta, sul campo con un centinaio di collaboratori anziani del paese, sul sistema valoriale della civiltà contadina e cristiana e sulla “bellezza” di quel linguaggio poetico, espresso per similitudini, metafore, antifrasi ironiche, racconti di favole e fiabe, mentre don Antonio Sparacino si è soffermato ad approfondire la parte riguardante le “Radici bibliche ed ecclesiastiche”, in particolare, la ricchezza di “detti”, in tutto, uguali a quelli biblici dei Libri sapienziali, raccolti e presenti nel libro.

Moderatore Bartolo Lorefice, condirettore del Giornale di Scicli, il quale si è detto lieto di poter essere lui a presentare questa terza Silloge, in quattro anni, pubblicata dall’autore. Silloge che vuole essere, e tutte e tre insieme, le sillogi vogliono essere una raccolta organica, per temi, del lavoro di ricerca svolto per “più” di trenta anni, avendo il Prof. Nifosì inserito nei suoi tre volumi anche alcuni sui servizi di studio etnologici sul nostro territorio, pubblicati a partire degli anni ’80, quali ad esempio, un articolo-intervista sulla “Vita dei carrettieri di Scicli tra Ottocento e Novecento” e un’indagine conoscitiva-interviste, svolta sui “Mulini ad acqua”, in numero di 25!, che vi erano in attività lungo la Fiumara, dal Salto a Lodderi- Llurdieri, fino agli anni ’50 e ’60 del secolo scorso.

Un incontro, avuto a Scicli, dal professor Nifosì, nel mese di novembre del 1992, con il sociologo triestino Danilo Dolci, conosciuto come il “Gandhi d’Italia”, che si era trasferito negli anni ’50 a Trappeto, in provincia di Palermo per combattere in modo pacifico la mafia, ha dato il via a questo studio di scavo delle radici del nostro dialetto, nella fattispecie, l’invito rivolto dal sociologo a Pino di fare una raccolta di “detti e modi di dire” di Scicli. Il risultato, in 30 anni, è stato quello di aver pubblicato, sul Giornale di Scicli, all’incirca, 150 puntate sul dialetto, con almeno 10.000 espressioni dialettali riguardanti tutto un parlare per similitudini, metafore e antifrasi, per detti (o proverbi) nostrani, per racconti, exempla o, più in generale, chiamati “cunti”. Tutto un “materiale linguistico” tradotto e commentato in maniera analitica, egregiamente da Pino.

Ancora, andando per grandi linee, Pino Nifosì ha organizzato il “materiale” per grandi temi o “Libri”, nella fattispecie, per il momento in sette grandi temi: 1) Radici bibliche ed ecclesiastiche, per un volume complessivo di circa duecento cinquanta pagine; 2) Radici classiche, greche e latine, per altrettante duecento pagine; 3) temi della civiltà materiale: lavoro e tempi di lavoro agricolo, tempi di trasporto in campagna col carretto, attività materiali in casa, rapporti sociali, società, giustizia, con altrettanti, e anche più, materiale e pagine, 4) tema riguardante la persona e gli affetti; 5) tema: il linguaggio della comunicazione, nei vari aspetti semantici, cioè morali, o della comunicazione ordinaria affettiva, e semiologici o formali, estetici e retorici, del parlare per raddoppiamenti, endiadi, ironici nella forma specifica dell’antifrasi, narrativi, con lallazioni e filastrocche dell’infanzia o racconti.

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Quanti a questi ultimi, “cunti”, una scoperta è stata quella di individuare: due varianti di “favole esopiche”, più sei fiabe , di cui cinque varianti, anche più antiche di quelle della raccolta dei Fratelli Grimm e una variante della raccolta di Perrault, “una volpe” che fa le veci del “Gatto con gli stivali”. Nel presente volume campeggiano i riscontri con “Proverbi biblici”, le due “favole esopiche”, qualche filastrocca-variante dai Grimm, una fiaba-variante dai Grimm e una da Perrault, nella specie “La volpe-gatto con gli stivali” e, quanto alla civiltà materiale del lavoro, un’approfondita ricerca sull’opera di Esiodo “Le opere e i giorni”, quale matrice della nostra concezione del lavoro e della “giustizia” dal punto di vista della massa del popolo che subiva ingiustizie e soprusi, con, inoltre, i capitoli, come dicevo, sui “carrettieri”, sui “mulini” e sulla “pittura” dei carretti, opera del pittore Carmelo Minauda ( da un’intervista”).

Il professor Nifosì, ringraziando, innanzitutto l’Amministrazione Comunale nella persona della Vice-sindaco per il Patrocinio, gli sponsor: la Banca Agricola Popolare di Ragusa, la Confeserfidi, nella persona del dott. Bartolo Mililli, l’Agenzia Immobiliare dei Fratelli Ferraro, che con il loro apporto economico hanno permesso la pubblicazione del libro, il pittore Franco Polizzi che ha messo a disposizione una sua stupenda opera quale copertina del libro, i relatori, amici carissimi, don Antonio Sparacino, Peppe Pitrolo e Bartolo Lorefice per quanto espresso nei loro interventi; e i presenti tutti per la partecipazione e l’accoglienza avuta, ha tenuto a ribadire di aver dedicato la presente silloge a tutti i collaborati, più di cento, che nel corso dei trenta anni hanno dato un validissimo apporto, anche con un solo detto o modo di dire, alla ricchezza della ricerca, e alla città di Scicli, nella quale è nato, cresciuto, educato dai suoi genitori e dalla cara zia Carmela. Concludendo che il libro è della città. Che protagonista del libro è la popolazione che, nel corso dei secoli, ha vissuto con grande civiltà nel nostro paese.


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